Intervento delle cattivemaestre al festival Aria

16 settembre 2017 – Casa delle donne Lucha y siesta

Se parliamo di aria e scuola il primo collegamento che ci viene in mente è quello agli spazi esterni, di cui quasi tutte le scuole sono dotate. Il quadro attuale racconta di cortili e giardini abbandonati e incolti, ormai inaccessibili, dall’infanzia alle superiori.

Nel 2013 Save the Children ha lanciato una petizione nell’ambito della campagna Allarme Infanzia, per chiedere un intervento urgente del Comune per la Scuola Elementare Pisacane nel quartiere di Torpignattara. La struttura versava in condizioni di degrado, con muri e soffitti cadenti, muffa e sporcizia e con spazi esterni lasciati all’incuria.

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La casa in cui si combatte la violenza sulle donne

Jasmine ha ventidue anni e due vite. Ha dipinto le pareti della sua stanza di verde e di rosso per ricordarlo: in basso ha disegnato con il pennello una striscia rosso scuro come il suo vestito da sposa. In alto ha dipinto una striscia verde come il giardino della casa dove abita nella sua nuova vita, quella che è cominciata quando è scappata dall’appartamento dove era stata rinchiusa dal marito in una città dell’Italia del nord. Jasmine non è il suo vero nome, ma per ragioni di sicurezza non può rivelare la sua identità.

Fa fatica a ricordare i particolari del primo e del secondo tempo della sua storia, ma non dimentica le date: si è sposata due giorni prima del suo diciottesimo compleanno nel 2013. Tre anni dopo – nel 2016 – è entrata per la prima volta a Lucha y siesta, nella periferia est di Roma, un centro antiviolenza e una casa delle donne fuori dai canoni, “un progetto di semiautonomia”, come lo definiscono le operatrici che lo hanno fondato nel 2008. Nel centro sono ospitate una decina di donne italiane e straniere che hanno subìto violenze psicologiche, fisiche o economiche soprattutto dai loro familiari, in particolare dai mariti o dai compagni.

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Assemblea Nazionale Pisa – 14/15 Ottobre

Appello per l’assemblea nazionale di Non Una Di meno a Pisa
Un anno di non una di meno a Pisa, in Italia e nel mondo.
È passato un anno da quando Non una di Meno ha iniziato a vedersi, confrontarsi e redigere il Piano Femminista contro la violenza. Nel corso di quest’anno Non Una Di Meno ha costruito tre date di mobilitazione internazionale, 4 assemblee nazionali con migliaia di partecipanti, assemblee territoriali attive in tutta Italia. La stesura del piano femminista dal basso attraverso gli 8 tavoli tematici contro la violenza e la costruzione dello sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo dai generi e dei generi sono stati i vettori trainanti dell’attivazione di migliaia di donne.
Anche a Pisa a partire da quest’autunno abbiamo iniziato a confrontarci sui temi del Piano Nazionale contro la violenza. La nostra rete è composta da tante anime differenti che hanno imparato a conoscersi e unirsi per un obiettivo comune. Nell’invitare tutt* all’assemblea nazionale di Non Una di Meno nella nostra città, abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza cittadina, per condividere riflessioni, emozioni, e prospettive.

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“Aria” Da dove partire per commentare una due giorni così ricca?

Solo da qui: dal sorriso, l’allegria e la voglia di giocare di centinaia di bambin* (e di genitori, nonn*, zi* e amic* che si sono lasciati trasportare) che hanno giocato, costruito, dipinto, corso, si sono arrampicat@ sui fantastici giochi autocostruiti, hanno ascoltato storie, si sono sdraiat* sul prato, hanno aspettato pazientemente il pranzo e la merenda, hanno riso e cantato con gli/le artist*.
Tutto questo ci ha dato una grandissima soddisfazione, una felicità immensa, ma non può esimerci da alcune considerazioni. Quando si aprono le porte, i cortili, le strade si riempiono, c’è voglia di condivisione! I bambin* (e anche le/i grandi) hanno tanto bisogno di giocare! E di giocare all’aria aperta, con cose semplici e facilmente ripetibili, c’è bisogno di ARIA. Perché l’aria in questa città manca sempre più, manca l’aria fisica, ma anche e soprattutto manca la possibilità di incontrarsi, di correre liber*, di avere cortili e scuole belli e accessibili, di non aver paura del diverso e degli/delle altr*, di condividere e riconoscersi, di sentirsi comunità.

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Un Corso di Sartoria per sole Donne

This photograph shows a participant at a tailoring course in Rome. The initiative aims to bring women asylum seekers and immigrants from around the world to form friendships, make them independent and discover integration possibilities in the Italian capital.

The course is being conducted by the NGO CIDIS NGO together with the Waldensian Church and the women’s group, Lucha y Siesta.

The program’s main aim is not to find work for the women, the head of the Lazio region branch of CIDIS, Pamela Aquilani, said. Instead, ”it aims to bring to light a new part of the city.’

Thirty-hour course for exchange and independence

The 30-hour course is being held throughout the month of March and 11 women are taking part. ”The girls learn to make bags and pillows and mend clothing, but above all they have the chance to discover the existence of the women’s organization Lucha y Siesta. If they are interested in continuing in this direction, they have a reference point with people willing to listen,” Aquilani said.

”We feel it is important to open doors for all women. In a class with different nationalities, the girls can get to know each other and be encouraged to learn the language,” she added. The participants also include women who are waiting for a response from local officials about whether they will be granted protection.

The course is part of a broader project entitled “Shamima Va in Città” [Italian for Shamima goes to town] by CIDIS and the Waldensian Church, which, according to Aquilani,”aims to help the women discover Rome.” The project focuses especially on the Bangladeshi, Pakistani and Indian communities in Rome, but the initiatives are open to all women “at the risk of social marginalization.” Among the activities is an Italian language course in the Centocelle area of Rome that 30 women took part in and that will continue until May. “In addition to the course, we hold meetings to discuss women’s reproductive health, healthcare, their rights and work,” Aquilani said.

 

*L’articolo è tratto da: http://en.infomigrants.net/post/158776873095/picture-of-the-day-14

Lucha y Siesta alla Biblioteca Penazzato

martedì
28
marzo

L’esperienza della Casa delle Donne Lucha y Siesta

28 marzo 2017 ore 17.30
Biblioteca Penazzato

Proiezione documentario e dibattito

Proiezione del documentario realizzato da Pino Bertucci e dibattito con le donne di Lucha y Siesta.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta nasce nel 2008  dal  recupero  e dalla valorizzazione di una palazzina degli anni ’20 di proprietà dell’Atac nella zona di Cinecittà.

Negli anni questo luogo abbandonato si è trasformato in uno spazio materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne.

Un progetto di accoglienza abitativa e sociale al femminile che  fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza alle donne

che ne hanno necessità.

In questi anni tantissime donne con le loro esperienze di vita hanno attraversato la casa e l’hanno plasmata,

rendendola un luogo che contribuisce a rimettere in moto le intelligenze femminili calpestate,

a ridare loro forza e valore oltre che restituire alla cittadinanza un pezzo importante del patrimonio pubblico.

 

Ingresso libero

http://www.bibliotu.it/news

Con il cuore a Kobane

una-marea-in-scioperoDalla delegazione del progetto per la ricostruzione della Casa delle Donne di Kobane ci arrivano le parole delle sorelle curde verso lo sciopero globale delle donne dell’ 8 marzo.

La marea cresce!


Care compagne italiane,

avremmo voluto essere con voi in piazza il 26 novembre e lottare accanto a voi nella costruzione di un piano antiviolenza femminista, cosa che anche noi in Rojava stiamo costruendo con tutte le difficoltà che in ogni Paese del mondo le donne incontrano.

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PERCHÈ CI SAREMO IL 26/27 NOVEMBRE. L’OPPORTUNITÀ DI NON TORNARE INDIETRO

In questi anni, mentre altri e altre riempivano la scena pubblica di contenuti degni di un’epoca da dimenticare, noi gruppi, collettivi, cooperative, case delle donne ci impegnavamo per la difesa dei diritti messi in pericolo dalla crisi e dall’impoverimento sociale e culturale, per la difesa della libertà di scelta e di decisione, guadagnando con le pratiche radicali e dal basso lo spazio che permetterà a tante e tanti di esserci nel weekend del 26/27 per dire insieme e unite “NON UNA DI MENO”.

Noi ci siamo e ci saremo, siamo una casa delle donne autogestita dal 2008, costruita con le mani di chi la vive e di chi la attraversa; luogo di accoglienza, ascolto, orientamento la Casa contribuisce a costruire nuove opportunità perché vogliamo cogliere le occasioni a partire dal sapere, dalle capacità e dai desideri delle donne. Le opportunità di cui parliamo sono fuori dal mercato non si comprano, non si contrattano e la loro matrice non è esclusiva e non si esaurisce ma è circolare perché è a portata di tutte e di tutti. Per questo oggi Lucha ha un valore inestimabile e non reversibile, il segno ormai è tracciato e vuole inserirsi in un processo di nuova significazione pubblica sulle molteplici questioni che consideriamo violenza di genere. 

Guardiamo al 26/27 come ad un’opportunità per ampliare gli orizzonti, far crescere la rete e tessere insieme la visione comune che intendiamo arricchire e tutelare. 

Ci saremo non solo per rivendicare quello che ci hanno già tolto ma per proporre le nuove forme di contrasto alla violenza maschile sulle donne. 

Ci saremo non solo per denunciare quello che abbiamo già urlato ma per costruirenuove sorellanze. 

Ci saremo non per bisogno ma per non perdere un’opportunità.

Dal 28 in poi quello spazio deve crescere e diventare comune con la valorizzare dei percorsi specifici intrapresi e la ricerca di obiettivi condivisi per armonizzare il passo affinché nessuno e nessuna rimanga indietro. 

Per questo è necessario non delegare ed esserci, per rimettere al centro la prevenzione delle molte forme di violenza contro le donne a partire dalla lotta al sessismo e al machismo attraverso l’educazione all’affettività nelle scuole, nelle case, nei luoghi di lavoro e di studio, rimettiamo al centro la valorizzazione delle capacità personali nei percorsi di uscita dalla violenza, costruiamo la nuova libertà delle donne e apriamo spazi comuni di dibattito nei consultori, nelle case delle donne, nelle associazioni e nei luoghi pubblici e privati di crescita e di elaborazione. 

È necessario non delegare ed esserci perché ci è data l’opportunità di non tornare più indietro.