LETTERA DI PROTESTA ALLA RAI

Dalla donne della rete Kurdistan:
Con questa lettera invitiamo a scrivere alla Presidente della Rai, Monica Maggioni e alla direzione di RAI3 Daria Bignardi per chiedere una rettifica totale all’interno della prossima trasmissione “Alle falde del kilimangiaro”, per la puntata andata in onda il 6 marzo scorso, lesiva della dignità delle donne e delle combattenti curde delle Ypj.

Al presidente della RAI Monica Maggioni

Al direttore di RAI3 Daria Bignardi

Nel programma “Alle Falde del Kilimangiaro” andato in onda su Rai 3, il 6 marzo scorso, sono state veicolate informazioni false, lesive per le donne e per l’azienda proponente, venendo meno ai criteri minimi di competenza che il pubblico servizio deve soprattutto alle proprie abbonate. Durante il programma in questione – a partire dal min 02.55.20 – la conduttrice Camilla Raznovich presenta il libro dell’economista Loretta Napoleoni sulle donne nell’ Isis, in particolare associando a questo argomento foto e immagini dell’attività’ di difesa, di territori e popolazioni, da parte delle donne curde combattenti in Rojava (nord della Siria) proprio contro le milizie del Daesh. Confondendo temi e contenuti e provocando, altresì, un grave danno sul reale svolgimento delle azioni perseguite da più di due anni dalle combattenti curde dell’ Ypj (unita’ di difesa delle donne) in Rojava, in ossequio alle direttive di Usa, Russia e UE.

Sia il montaggio fotografico che il contenuto dell’intervista, realizzato dalla conduttrice del programma Camilla Raznovich con l’ausilio della economista Loretta Napoleoni, evidenziano quantomeno una totale impreparazione a trattare l’argomento in oggetto. Confondere, come è stato fatto, il terrorismo con la difesa delle popolazioni da parte delle donne curde Ypj per arrivare a dire: “la donna combattente rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia del terrorismo” affermazione contestualmente detta mandando in sovrimpressione le fotografie delle donne combattenti curde, appare irricevibile per il servizio pubblico. Così come appare irricevibile la comparazione tra donne curde combattenti e brigate rosse. In questo contesto di sciattezza intellettuale ed errata informazione si inserisce la comparazione tra il ” ratto delle sabine”, presentate come donne sedotte e non come vittime di stupro etnico, e le donne rapite e violentate in Siria ed Iraq per mano dei mercenari del Daesh, donne, quelle Ezide, liberate proprio dalle unità delle Ypj.

A conclusione dell’intervista viene più volte ribadito l’errato concetto che l’emancipazione femminile e la lotta per l’uguaglianza dei sessi sia prerogativa dell’Occidente, ignorando la democrazia paritaria e l’uguaglianza di genere in atto da oltre un decennio tra la popolazione curda. Concetto di uguaglianza diventato realtà dal 2014 nei Comuni a maggioranza curda del sud est della Turchia dove l’amministrazione della città è equamente suddivisa tra sindaco e sindaca nella gestione paritaria della politica, così come dal 2013 avviene in Rojava. Senza entrare ulteriormente nel merito va segnalata la confusione fatta, sia dall’autrice che dall’intervistata, a proposito della forme di stato e di governo con relativa sovrapposizione tra nazionalismo e confederalismo democratico curdo. E’ evidente, per chi conosca anche solo superficialmente la storia recente, il danno informativo che il programma in questione ha inflitto al protagonismo che le donne curde stanno avendo proprio nella lotta contro Daesh, mettendo in gioco ogni giorno la propria vita. Sono donne che non vengono “usate” per combattere ma hanno scelto da sole di liberarsi e non farsi liberare.

Per protestare:

monica.maggioni@rai.it

daria.bignardi@rai.it

 

Link della Puntata

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-115df56d-a43e-476b-9df9-1f7e7d9e452f.html#p=0