Lucha y Siesta, spazio per donne in movimento

Lucha y Siesta

Di seguito l’articolo pubblicato su zeroviolenza.it
25 novembre 2015


“L’attaccamento a un luogo risiede nell’intensità dei rapporti e nelle storieche ospita e si dimostra con la cura della sua materialità. Benché il nostro legame ad esso sia precario, più quel luogo viene migliorato più sentiamo dilavorare bene perché lo adattiamo alle vicende mutevoli dei nostri bisogni e dei nostri desideri. È per questo che oggi vogliamo investire su queste mura.”

Tempo fa pubblicavamo sul nostro blog un articolo che conteneva questa constatazione ed oggi ripartiamo da quelle stesse mura per spingerle verso lo spazio, il potenziale non tangibile del nostro agire.

Esso ha due aspetti dicotomici, l’uno simbolico – relazionale, l’altro politico – materiale. Il primo crediamo sia fatto dalle energie personali e dalle relazioni interpersonali, espresse nelle attività di ogni giorno che si svolgono all’interno ed all’esterno della casa, e che tendono verso un modello mutualistico.

Per esempio, impiegare il proprio tempo per la costruzione del mercato artigianale o nella raccolta dei vestiti per le cittadine e cittadini migranti; utilizzare la propria manualità per la creazione della sala bimb* o ancora incontrarsi e allestire l’orto, sono quei segnali che insieme si propongono come alternativa reale o, se vogliamo, uno stile di vita diverso dal ripiegamento individualistico e materialista, che riteniamo responsabile di molte delle lotte che combattiamo, prima fra tante anche quella che riguarda la violenza di genere.

La dimensione simbolico – relazionale ha una vocazione sociale e ha come nemici la diffidenza e l’isolamento.

Lucha y SiestaAbbiamo impiegato molto tempo per comunicare che un luogo occupato non è fucina di disagio né di marginalità e che occupare un luogo non è sottrarre, ma è mettere a disposizione di tutte e tutti ciò che altrimenti andrebbe perduto. Quello che viene restituito porterà sempre migliori frutti quante più persone sono disposte a investire in questo lavoro collettivo una parte di sé. Così il luogo, in questo caso la Casa delle Donne Lucha y Siesta, può farsi “spazio” contribuendo a ricollegare i nessi comunitari nella città.

Dall’essere isola proponiamo di diventare arcipelago, per accorgerci un giorno, a seguito di un lavoro quotidiano e di rete, che ogni nesso è stato allacciato includendo tutte e tutti fino alle compagne curde in Rojava, alle sorelle della casa Cereza a San Cristobal de Las Casas in Chiapas.

Il secondo aspetto, che abbiamo chiamato politico – materiale, è composto dalle questioni che vogliamo aggredire sul piano dei contenuti; la scarsità di luoghi comuni in città, la carenza di servizi, l’attacco feroce e spregiudicato ai diritti, tutto ciò che in generale si traduce in quello che è il restringimento degli spazi di democrazia e libertà.

Questi fattori stanno determinando un peggioramento della qualità della vita e un arretramento culturale che lascia ampi margini all’indifferenza, al timore, in alcuni casi all’aperto razzismo e, in sostanza, ad una generale sfiducia verso una (im)possibile inversione di tendenza.

Bambini a Lucha y SiestaQuesto clima fa a pugni con l’agire mutualistico di cui parlavamo prima, che rimane relegato a un bisogno temporaneo di vita vera, rendendo tutto pesantemente immobile. In questa dimensione vogliamo proporre valide alternative per una nuova rotta – il necessario passaggio intermedio verso un nuovo sistema politico e sociale – una casa delle donne in ogni territorio, la riconversione del patrimonio pubblico per progetti sociali in chiave mutualistica, l’apertura delle istituzioni verso forme di sperimentazione comunitaria e il riconoscimento di quelle già in essere.

Dunque il potenziale non tangibile del nostro agire unisce la comunità con la politica, perché a partire dalla sua vocazione simbolica e relazionale  permette l’espressione delle potenza comunitaria,  che oggi ci sembra essere l’unica forza in grado di fare spazio al cambiamento.

Costruire Lucha è entusiasmante, come lanciarsi dalle rapide di un fiume o partire per un viaggio verso una meta sconosciuta, ci assumiamo il rischio dell’errore e di qualche sconfitta ma la sfida è tutta da giocare.