Lucha y Siesta, la Casa delle donne nel cuore del Quadraro

Articolo tratto da LaStampa.it – Voci di Roma 

Da sette anni un collettivo ha occupato un vecchio stabile anni ’20 di proprietà dell’Atac per ospitare le persone in difficoltà e combattere la violenza di genere. Ora ospita 15 donne e 4 minori

LUDOVICA LIUNI

A Roma ci sono moltissimi spazi inutilizzati. Alcuni se ne restano lì, abbandonati per anni, a causa delle solite lungaggini burocratiche. Ad altri, invece, è concessa la possibilità di ospitare qualcuno e di vivere una nuova stagione. Un giorno di sette anni fa un collettivo di donne ha deciso di occupare un vecchio stabile di proprietà dell’Atac abbandonato da più di un decennio nella zona del Quadraro. È nata così l’esperienza della comunità Lucha y Siesta, dove in questi anni molte donne hanno avuto la possibilità di cominciare una nuova vita, seguite passo dopo passo nel loro percorso di rinascita.

“Siamo entrate in questo stabile con un gruppo di persone già pronte ad abitarci”, racconta Michela, una delle responsabili del centro. Erano donne che avevano alle spalle un passato difficile: problemi economici, divorzi difficili, storie di violenze. “Volevamo allargare l’esperienza della Casa internazionale delle Donne di via della Lungara”, spiega. Così, si sono rimboccate le maniche e hanno organizzato una struttura che ha fatto del sostegno il suo punto di forza. Dallo sportello di primo ascolto e accoglienza fino ai corsi di italiano per le donne che sono arrivate in Italia per sfuggire alle difficoltà dei loro paesi di appartenenza.

Al momento il centro ospita quindici donne e quattro minori: “Non mettiamo mai un limite alla permanenza all’interno dello stabile, perché vogliamo che queste donne abbiano il tempo per voltare pagina e ricominciare una nuova vita”, ricorda Michela. Spesso, infatti, i centri d’accoglienza e le case famiglia permettono un soggiorno di soli sei mesi: “Troppo pochi per permettere a chiunque di ricostruirsi un tessuto sociale”, ammette Michela. Il tempo, in questo caso, non è una variabile importante: “Tutte le nostre ospiti vengono seguite attraverso dei colloqui personalicon le operatrici – aggiunge -, questo permette di delineare un progetto compatibile con le loro esigenze”. D’altronde ognuna di loro ha una storia diversa e dei bisogni da soddisfare.

Ma nel periodo di permanenza all’interno della Casa delle Donne Lucha y Siesta non si resta di certo con le mani in mano. Subito dopo l’apertura della comunità le operatrici hanno dato il via alle attività, alcune fisse, altre periodiche. Tra quelle stabili spicca la sartoria, che comprende anche corsi di riuso e di riciclo dei materiali. Poi la terza domenica del mese c’è il mercatino, uno spazio coloratissimo in cui è possibile esporre creazioni fate a mano e con materiali di recupero. Nel periodo estivo, invece, le ospiti organizzano il cineforum, senza alcun costo d’entrata. “E’ un progetto a cui teniamo molto – racconta Michela –, perché ci permette di aprire lo spazio a tutto il quartiere”.

D’altronde questo vecchio stabile degli anni ‘20 è un patrimonio della città: “Spesso alcuni anziani ci raccontano che venivano qui a giocare da bambini e che finalmente possono tornarci”, spiega. Dopo una prima fase di assestamento, oggi il rapporto con il quartiere si è finalmente consolidato: “All’inizio c’era la solita preoccupazione e tutti si chiedevano: perché hanno occupato?”, ricorda Michela. Poi nel corso degli anni è arrivata una grossa spinta solidale: “C’è chi porta il tavolo che non serve più, chi ci aiuta con la sartoria o il cineforum. – spiega -. Ci siamo impegnate per avere un rapporto trasversale con la cittadinanza”. L’obiettivo di Lucha y Siesta, infatti, non è solo mirato alla popolazione femminile: “Capitano a tutti delle fasi difficili nel corso della vita – ammette -, e qui da noi possono essere affrontate grazie al sostegno dell’intera comunità”.

Il futuro, però, è tutto da costruire: “Per noi sarebbe fondamentale essere riconosciute come associazione e ottenere finalmente l’assegnazione di questo spazio”. D’altronde il lavoro di Lucha y Siesta viene svolto alla luce del sole e a stretto contatto con l’attività pubblica: “Svolgiamo un servizio che si affianca a quello istituzionale – spiega Michela -, da noi arrivano donne mandate dai servizi sociali del Comune”.
Da sette anni, però, questa comunità al femminile non riceve alcun tipo di finanziamento pubblico: “Il nostro sogno è aprire degli spazi riconosciuti in ogni municipio che diano sostegno alle persone in difficoltà”, ammette. Poi ricorda: “In questi anni i nostri sportelli hanno accolto moltissime donne: dove sarebbero andate altrimenti?”. Un interrogativo che ancora non ha trovato risposta.