Lucha Crowdfunding!

Lucha è un lavoro fotografico a tre mani, a sei occhi!

E’ durato quasi un anno ed ora vorrebbe diventare una mostra! Aiutaci a farlo!

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Siamo tre appassionati di fotografia approdati al reportage sociale dopo un percorso di formazione e studio. Abbiamo deciso di raccontare attraverso i nostri sguardi una realtà difficile e complessa, unica in tutta Italia: la Casa delle Donne Lucha Y Siesta.

Guarda il trailer del multimediale!

Una realtà in cui il silenzio e gli spazi vuoti raccontano forse più delle parole: la condizione di donne vittime di violenza.

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Lucha Y Siesta nasce nel 2008 dalla volontà e dal coraggio di un gruppo di femministe che decidono di occupare uno stabile dell’ATAC (l’azienda di trasposto pubblico locale romana), abbandonato all’incuria ed al degrado, allo scopo di farne una Casa delle Donne. Uno spazio pensato per dare ospitalità a donne in difficoltà provenienti da situazioni di violenza e svantaggio economico, sociale, psicologico e fisico.

Nell’arco di questi sei anni, sono state accolte e ospitate più di 70 donne, italiane e straniere, giovani e meno giovani, con o senza figli; quasi 700 sono state seguite attraverso lo sportello di ascolto dando concretamente una risposta alla condizione di disagio e abbandono in cui, spesso, sono lasciate le donne vittime di violenza.Una violenza non per forza circoscritta a quella fisica, ma allargata a tutte le forme di violenza, forse meno evidenti ma allo stesso modo impattanti e debilitanti: la violenza psicologica e domestica, ad esempio stalking, minacce e intimidazioni da parte di familiari o compagni, la violenza economica, cioè l’impossibilità di trovare un impiego, per imposizione da parte di familiari o a causa del razzismo e di discriminazioni sul lavoro, la violenza religiosa, che porta a discriminazioni da parte della realtà in cui si vive, o all’obbligo di intraprendere strade che vanno contro la propria volontà.

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Lucha Y Siesta è diventata negli anni un riferimento importante per le donne alla ricerca di un luogo dove trovare rifugio, dove poter riprendere in mano la propria vita, dove spezzare le catene delle violenze da cui fuggono. Il tempo di permanenza delle donne che arrivano a Lucha Y Siesta non è fisso e determinato in partenza, ma rispetta le esigenze di ognuna. Ciascuna donna può rimanervi il tempo necessario a ristabilire il proprio personale equilibrio. Un tempo che solitamente prevede alcuni passi, mai pianificati o strutturati dall’esterno, ma piuttosto spontanei e comuni a tutte le donne: un primo periodo di adattamento alla Casa e alla convivenza con le altre donne, che contempla anche l’elaborazione del passato e della condizione da cui ci si vuole liberare, e un secondo momento in cui fattivamente le donne si adoperano, sempre affiancate e supportate dal collettivo di gestione, per dare una risposta concreta alla propria situazione e, dunque, la ricerca di una casa, di un lavoro, a volte di un legame sentimentale.

Lucha Y Siesta rappresenta un luogo di passaggio, uno spazio sospeso tra il prima e il dopo, tra il rifiuto del passato e la costruzione di un nuovo futuro. Un luogo tutto al femminile nel cuore pulsante della Roma popolare dove storie e vite molto diverse e distanti tra loro si intrecciano, si fortificano anche grazie al confronto e allo scambio continuo, e, nella propulsione naturale della vita che scorre e si dà, riescono a ripartire finalmente libere dal passato e dai vincoli della violenza subita.

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La violenza di genere contro le donne è una questione importantissima che interessa in maniera sempre più preoccupante l’intera Unione Europea. Secondo l’ultima rilevazione statistica realizzata nei 28 Paesi UE sono 62 milioni le cittadine europee tra i 17 e i 74 anni che hanno subito una qualche forma di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica, stalking fino ad arrivare a minacce e intimidazioni on-line subite anche prima dei 17 anni. Solo nel 2012 13 milioni di donne nell’UE hanno subito violenza fisica e 3,7 milioni violenza sessuale. Per quanto riguarda i casi di femminicidio le donne uccise rappresentano il 30,9% degli omicidi totali.

Solo in Italia, secondo il bollettino pubblicato ogni 8 marzo dalla Casa delle Donne di Bologna, il numero dei femminicidi continua ad aumentare di anno in anno: 126 donne uccise nel 2012, 134 nel 2013 e dall’inizio del 2014 sono già stati registrati oltre 100 casi. Secondo un’indagine svolta dalla Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, attualmente in Italia esistono oltre 115 Centri antiviolenza, di questi, 93 sono gestiti da associazioni di donne e 56 hanno case di ospitalità. Solo negli ultimi dieci anni le istituzioni pubbliche (Regioni, Province, Comuni, Azienda sanitarie, ecc.)si sono attivate predisponendo leggi in sostegno dei centri antiviolenza, offrendo le strutture alle associazioni, attivando delle convenzioni per poter gestire i centri e, in alcune realtà, condividendo obiettivi e strategie di lavoro comuni.

L’aumento della visibilità politica, istituzionale e culturale delle problematiche legate alla violenza contro le donne non corrisponde però ad un reale riconoscimento del peso di questa realtà attraverso, ad esempio, lo stanziamento di fondi adeguati per lo sviluppo della progettualità dei centri esistenti ed eventualmente per la creazione di nuove strutture. La risposta alla problematica viene data, in misura maggiore, dal contributo e dall’impegno di volontari e attivisti, per lo più donne, il cui lavoro è sostenuto dal basso e non, piuttosto, dalle istituzioni.

Il nostro lavoro è nato nell’ambito di un corso avanzato di reportage fotografico realizzato presso il collettivo WSP Photography di Roma e il cui docente è stato Fausto Podavini vincitore nel 2012 del World Press Photo sezione Daily Life con il noto e pluripremiato progetto MiRelLa.

La motivazione di ciascuno di noi nella scelta della realtà da raccontare è stata molto forte sin dall’inizio. Attraverso percorsi personali e diversi, tutti e tre abbiamo sviluppato negli anni un forte interesse per la questione di genere, curiosità e attenzione che ci ha portati, quasi naturalmente, a individuare Lucha Y Siesta come soggetto fotografico. Ci siamo trovati insieme nella ferma volontà di entrare in contatto con una realtà molto complicata, sia dal punto di vista emotivo che da quello fotografico. Abbiamo capito fin da subito che il silenzio e i momenti “morti”, i passi solitari che spesso incrociavamo durante le nostre visite, la luce al neon, la struttura decadente, racchiudevano una potenza e una vita che proprio in quell’apparente immobilismo emergeva nella sua più forte espressione. Il momento prima di partire raccoglie l’energia del viaggio che sarà!

E proprio questo abbiamo visto e respirato tra le mura della Casa. Una potenza che si esprime nelle piccole cose, negli sguardi, nei gesti. Siamo entrati in punta di piedi ritrovandoci, dopo qualche tempo, accolti nelle loro stanze, partecipi delle loro confidenze, tra i loro abbracci, invitati spessissimo alla loro tavola, sempre ricca di piatti succulenti. Abbiamo salutato commossi alcune donne che hanno lasciato la Casa per intraprendere un nuovo viaggio, per ripartire da sole verso nuove strade. Abbiamo salutato e accolto insieme alle altre donne le nuove ospiti riuscendo a cogliere nei loro occhi la timidezza e il disorientamento. Partecipando alle riunioni, agli incontri, alle iniziative organizzate nella Casa, abbiamo potuto conoscere a fondo non solo le singole donne ma anche lo spirito di gruppo, quella complicità, non priva a volte di tensione e discussioni, che è il cemento di questa bellissima esperienza.

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Una possibilità per molte donne che esiste grazie alla determinazione di altre donne che hanno sfidato la legge e che lottano ogni giorno contro un sistema che non dà priorità alla dignità della donna, al suo diritto di scegliere liberamente la sua vita, il suo futuro. Il nostro lavoro tenta di raccontare la vita nella Casa quale momento e periodo di passaggio, di transito verso un futuro nuovo, libero dai vincoli delle violenze e delle difficoltà che hanno permeato il passato da cui tutte, nessuna esclusa, fuggono. Le atmosfere rarefatte, gli spazi vuoti, le ombre, gli sguardi assenti e a volte pieni di determinazione delle donne, sono i tasselli di un lavoro che tenta di scoprire la dignità fortissima di queste donne, e forse di tutte le donne. Il lavoro che abbiamo realizzato ci ha permesso di metterci in discussione e confrontarci da un punto di vista fotografico e umano, dandoci anche la possibilità di comprendere il peso di una simile esperienza che cercheremo con ogni mezzo di divulgare e far conoscere.

Ad oggi il nostro lavoro ha ricevuto due menzioni d’onore: una  al Perugia Social Photo Fest  e la seconda al Festival FIAF di Nettuno durante il quale i ragazzi della webzine Discorsi Fotografici hanno voluto farci raccontare la nostra esperienza in una breve intervista (dal minuto 13′).

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Marianna “Penny” Ciuffreda

Nata nel 1981 a Manfredonia, in Puglia, dal 2000 vivo a Roma. Laureata nel 2008 in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, nello stesso anno comincio ad appassionarmi a vecchiere fotocamere analogiche. Frequento un corso di camera oscura con la docente Samantha Marenzi. Nel 2011 inizia la mia formazione nella fotografia digitale frequentando diversi corsi al WSP Photography du Roma, e approfondendo il reportage e la fotografia sociale con diversi workshop in Italia e Etiopia con il fotografo Fausto Podavini. Nel 2013 frequento un corso annuale di Reportage con Fausto Podavini. Ho collaborato con l’agenzia di coworking YEA-contest, ho all’attivo diverse moste fotografiche in alcuni spazi espositivi di Roma e diverse pubblicazioni su riveste di fotografia come Private Magazine, Black Box Gallery di Portland, Oregon, Up!Urban Photography Magazine. La fotografia è per me un viaggio tra le vite degli altri e i luoghi vissuti. Mi da la possibilità di entrare in realtà fino ad allora sconosciute e assorbirne una piccola parte.

Chiara “Dori” Moncada

Dopo la Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ho intrapreso la strada redazionale, scrivendo per due anni all’interno di una pubblicazione mensile specializzata nel terzo settore. Vivo a Roma dal 2008, dove ho lavorato per diversi anni alla CAE (Città dell’Altra Economia), ho sempre mantenuto viva la mia necessità di scrivere e raccontare, seguendo alcune esperienze romane legate ai movimenti e agli spazi sociali, pubblicando diversi articoli principalmente su testate online, e qualche volta su uno dei principali quotidiani nazionali. Nel 2009 ho cominciato a studiare fotografia presso il collettivo fotografico WSP. Il mio campo di interesse è il reportage sociale e sempre, ad attrarre il mio sguardo sono le persone. Ho all’attivo diverse pubblicazioni su testate online, una su Repubblica, e una mostra collettiva presentata in tre luoghi diversi di Parigi.

Marco “Buko” Vignola

Classe 1978, sono orgogliosamente lucano ma, felicemente, romano di adozione. Mi avvicino alla Fotografia grazie ai corsi ed alle attivitá tenute presso il Collettivo fotografico WSP. Mi appassiona la fotografia sociale ed “intima” e considero la Fotografia un mezzo per conoscere e conoscersi, uno strumento personale per guardare il mondo e se stessi attraverso un oculare e “vedere” quello che la realtà a volte ci nasconde: tra la fotografia che racconta e non emoziona e quella che emoziona e non racconta, io, preferirò sempre la seconda!.

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Partecipa al Crowdfunding per far diventare il progetto Lucha una mostra!

La colletta servirà alla realizzazione della mostra dell’intero lavoro fotografico a Lucha Y Siesta: saranno stampate 26 foto, che costituiscono l’intero progetto, in formato A3+ allestite con passepartout bianchi e cornici in legno nere. Verrà inoltre realizzato un ebook del lavoro fotografico che avrà al suo interno alcuni interventi e scritti delle donne di Lucha Y Siesta e del collettivo di gestione, di Fausto Podavini, nostro docente e fotografo riconosciuto a livello internazionale, e di Sara Feola, photo editor e storica della fotografia.

Le fotografie, una volta stampate, diverranno un materiale di Lucha Y Siesta, e proprio nei suoi spazi verrà organizzata la prima mostra. Nostro auspicio è quello di presentare il lavoro in tutti quei luoghi dove possa esserci l’interesse per parlare dell’esperienza di Lucha Y Siesta e affrontare la questione di genere. I nostri sforzi si concentreranno nel divulgare il progetto ovunque riusciremo ad arrivare.

Il denaro raccolto al di sopra del budget previsto dal crowdfunding, verrà destinato a Lucha Y Siesta e sarà utilizzato per sostenere le spese di riparazione del tetto dello stabile (la spesa necessaria ai lavori di messa in sicurezza è di circa 20.000 euro che le donne di Lucha Y Siesta stanno raccogliendo attraverso le attività organizzate dalla Casa).  

Pagina fb del progetto..