Del Pride ed altre favolosità

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A vent’anni da quel primo Pride romano del 1994, che vide 20.000 persone riprendersi le strade della città santa per affermare la propria resistenza ad una “tolleranza repressiva” che le voleva confinate nell’invisibilità, sabato 7 giugno Roma è stata di nuovo invasa da chi ancora una volta ha voluto “metterci la faccia”.
Convinti dell’importanza di presidiare uno spazio politico così partecipato in un Paese dove l’educazione sessuale nelle scuole è fantascienza, dove i libri che parlano di omosessualità sono (ri)messi al rogo, dove nessuna situazione affettiva e di convivenza al di fuori della coppia uomo/donna trova riconoscimento, dove migliaia di bambini hanno un genitore invisibile, abbiamo scelto di esserci facendo sentire la nostra voce e portando i nostri contenuti. Pienamente consapevoli delle tante contraddizioni che una manifestazione come quella del Pride incarna, abbiamo prodotto un nostro documento politico e organizzato uno spezzone sociale che racchiudesse tutte le nostre diverse soggettività di “Frocie fuori norma” nello slogan “Siamo inarrestabili!”

Abbiamo attraversato una piazza piena di complessità da leggere e non è stato affatto banale essere in piazza in migliaia e aver portato questioni forti a due settimane dal voto europeo che ha consegnato al presidente del consiglio una vittoria. Nonostante il lessico politichese di qualcuno sappiamo bene che questo governo non sarà in grado di rispondere alle nostre molteplici esigenze, ma anzi sta già lavorando contro di noi. I tagli che si stanno silenziosamente abbattendo sulla sanità pubblica, un “piano casa”, il decreto Lupi, che si accanisce contro chi non può permettersi di pagare un affitto, il job’s act che minaccia di peggiorare drasticamente un mercato del lavoro già totalmente precarizzato: sono tutte politiche che peggiorano le nostre vite precarie, che limitano le nostre possibilità materiali di autodeterminarci e di vivere liberamente le nostre vite eccentriche rispetto al sistema eteronormativo e familista. Presidiare la piazza del pride vuole dire trasformare la disillusione in una prospettiva di lotta, trasformare la rassegnazione in rabbia e costruire un’opposizione che infranga la retorica e metta al centro corpi e bisogni reali. Nella piazza di sabato abbiamo provato a costruire quella lotta. Ed è stato favoloso.

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Riprendendo la frase pronunciata da Conchita Wurst, abbiamo voluto ribadire che l’affermazione politica delle nostre soggettività è inarrestabile: da Stonewall in poi il nostro cammino non fa che guardare alla Liberazione dei corpi e dei desideri.
Hanno provato a fermarci in mille modi, arrestandoci, consegnandoci fogli di via, dipingendoci come untori satanici portatrici dell’HIV/AIDS. Ancora, per anni hanno provato a bloccare il nostro riprenderci le strade col pretesto della “non appropriatezza”, perché in concomitanza di Giubilei o feste religiose. Ma non ci siamo lasciate intimidire, non ci siamo fermati, la nostra determinazione e la potenza dei nostri desideri sono più forti dell’ipocrisia di una classe politica serva del potere catto-patriarcale.
“Siamo inarrestabili” perché viviamo e costruiamo quotidianamente quegli spazi di socialità e condivisione sottratti alla speculazione immobiliare e all’abbandono delle istituzioni pubbliche che il Governo e la magistratura stanno cercando di smantellare criminalizzandoci con teoremi e pretesti da serie televisiva di quart’ordine. È in questi spazi che mettiamo in campo un modello alternativo di relazioni altre rispetto all’egemonia del mercato, per cui dovremmo “esprimerci” entro spazi privati ben delimitati e a pagamento.

Ci diciamo “frocie” perché il nostro genere va al di là del semplice binarismo uomo/donna, perché giochiamo con la sessualità e i desideri, perché i nostri corpi eccedono “quello che la natura vorrebbe”, perché la nostra pratica politica passa per il corpo e le sue mille possibilità.
Siamo “fuori norma” perché siamo brutte, passive, isteriche, puttane, migranti, facciamo sesso quando e come vogliamo, facciamo lavori umili e precari, siamo insomma tutte quelle che non rientrano nell’immaginario – pretestuoso e violento – della persona “perbene”.

Siamo “fuori norma”, rifiutiamo standard di decenza e non ci riconosciamo nella retorica “amare è un diritto umano” e nell’immaginario del “Mulino Arcobaleno”. Se da un lato, infatti, il matrimonio egualitario mette in crisi l’istituto tradizionale e l’omogenitorialità distrugge il modello binario della procreazione e della parentalità, dall’altro si sono andati imponendo come modelli unici di affettività e di famiglie dello stesso sesso. Tutto questo a scapito di ben più diffuse forme di relazioni e di famiglie, anche tra persone di sesso diverso, che necessitano di riconoscimento e tutela.
Siamo stanch@ di reprimere i nostri desideri, in nome dell’accettabilità da parte dell’opinione pubblica e del legislatore, e di conformarci ai canoni di convenienza e per questo abbiamo attraversato il Roma Pride 2014 esprimendoci senza censure e con favolosità.

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Combattiamo la normatività dominante che, a vari livelli, accompagna ogni momento della vita sociale. Rifiutiamo tutte quelle norme sessuali, di genere, classe, etnia, età, ecc, che ci vorrebbero far sentire sbagliate, “mancanti” di qualcosa. Siamo favolose e non c’è giorno o momento dell’anno in cui smettiamo di sentirci tali o non lottiamo affinché chiunque altr@ non venga discriminat@ perché fuori norma. Il Pride è solo il momento culminante di questo continuo processo di Liberazione.
Attenzione: il nostro non è un essere “contro” il documento ufficiale del Pride. Il punto è che a noi queste richieste non bastano: crediamo infatti che queste conquiste per essere sostanziali non possano essere slegate dalle battaglie per un nuovo modello di welfare non più improntato su un’idea anacronistica di famiglia, dall’opposizione allo smantellamento dei diritti e della dignità del lavoro, dal rifiuto totale delle politiche di austerity che hanno portato a rendere vuote moltissime conquiste sociali (sanità ed istruzione pubbliche in primis).
La nostra lotta per l’autodeterminazione si intreccia a quelle di altre soggettività con cui dobbiamo costruire e praticare percorsi comuni: è inaccettabile che l’obiezione di coscienza renda difficilissimo l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza; è inaccettabile che la contraccezione continui ad essere ostacolata e oscurata dalle istituzioni; inaccettabili sono le politiche di criminalizzazione e detenzione di tutte quelle persone che per volontà o necessità hanno deciso di costruirsi un futuro altrove; inaccettabili sono le misure punitive messe in campo contro realtà e movimenti sociali che ogni giorno provano a mettere in campo un’alternativa sociale e politica mentre a gruppi neofascisti viene permesso di manifestare nel giorno in cui esprimiamo in massa il nostro orgoglio.
Ripartiamo quindi dal Pride e dalle sue contraddizioni, quelle mille contraddizioni che sempre ci sono state e su cui noi insistiamo e continueremo ad insistere. Ma ripartire dal Pride vuol dire anche impegnarsi a costruire quotidianamente spazi più inclusivi, in cui le Norme egemoniche vengono messe in discussione, in cui le etichette classificatorie vengono dissezionate mentre viene lasciato spazio alla sperimentazione e alle possibilità di corpi e desideri. Il nostro Pride è ogni giorno, ma condividere una giornata in migliaia come è avvenuto per il nostro spezzone di sabato ci rende più forti e determinate, il calore e il supporto ricevuti dal nostro intervento dal palco ci mostrano che le nostre istanze sono ancora vive e sentite. Ripartiamo dal Pride con la voglia e l’entusiasmo di creare nuovi percorsi e momenti di lotta e condivisione perché siamo inarrestabili e continueremo a contaminare spazi e linguaggi, perché nessun@ sarà liber@ se non tutt* saranno liber*.

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(Queer lab, Degender, Communia, Esc, Info-Sex, Link, Lucha y Siesta)