SI TRATTA DI NOI

Il Csoa La Strada

vi invita

SI TRATTA DI NOIlocandina tratta3

Il sistema di accoglienza e la mancanza di strumenti di protezione per le vittime di sfruttamento della prostituzione nell’ordinamento giuridico italiano.

Lo sfruttamento della prostituzione di donne migranti è un fenomeno dilagante nei nostri territori. Pur essendo visibile sulle strade, poche istituzioni delineano le strategie per intervenire e la società civile rimane miope e impassibile. Le operatrici, gli operatori sociali e gli avvocati sono spesso gli unici a far fronte a questa drammatica realtà.

Intervengono

Intervento scritto di Isokè Aikpitanyi , Scrittrice

Rosa Paolella, Operatrice sociale

Francesca De Masi e Carla Quinto, Cooperativa Be Free

Salvatore Fachile, Avvocato ASGI

A seguire

Aperitivo a sostegno di

Le ragazze di Benin City”

L’associazione che da voce alle vittime di tratta

Venerdì 17 maggio ore 17:30

Csoa La Strada, Via Passino 24 – Garbatella

http://www.csoalastrada.info 

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Ho già provato due o tre volte a scrivere un messaggio per il vostro incontro.

Niente, mi attorciglio sulle stesse cose di sempre.

Ma che io ti scriva e ti descriva i problemi non serve, tu e le tue amiche li conoscete.

Allora ti racconto.

Io faccio avanti e indietro tra Genova, dove ora vivo, Torino e provincia, Aosta, Milano/Pavia dove ci sono le mie ragazze, nigeriane vittime della tratta che accolgo in case.

Pago affitto, vitto, ecc.

E’ così da anni.

Claudio ha investito tutti i suoi risparmi di dipendente regionale.

Tutta la liquidazione!

Andiamo avanti ora con la sua pensione.

Il suo impegno mi ha permesso per lungo tempo di dedicarmi solo alle ragazze, anche se questo non è un lavoro, non mi da uno stipendio.

Da gennaio ho ripreso a lavorare “normalmente”: devo avere un reddito per le case e per la quotidianità: ricevo piccolissime donazioni, 4 mila euro in  dieci anni!

Non posso considerare questo il mio lavoro, perchè non sono diplomata, non solo laureata e anche per scriverti questa mi faccio aiutare da una amica che mi regala le sue ore per aiutarmi a scrivere, a correggere, ecc.

Quando sono arrivata n Italia ero quasi analfabeta…ora mi chiamano a incontri ed eventi e mi definiscono “scrittrice…”

Il fatto è che nel sociale non posso lavorare perchè, secondo chi gestisce servizi che potrebbero avvalersi delle mie capacità, non sono professionale ed ho una modalità operativa talmente diversa da quella di servizi vari, da non essere compatibile con loro.

Modalita? Io avvicino, accolgo, sostengo ragazze nigeriane, mie sorelle nel dramma della tratta e non ho bisogno di nessuna formazione per farlo.

Certo quando le mie ragazze sono serene e davvero determinate, quando sono riequilibrate e fiduciose, posso anche affidarle a questo o quel servizio, ma prima no; quei servizi la respingerebbero come respingono 9 su dieci.

Questo faccio.

Ma non questo volevo raccontarti.

Torno a ieri.

Lavoro, poi corro da Genova a Torino (più o meno due ore di Treno), Aosta o Milano, magari parto il pomeriggio, rientro la sera tardi…ogni giorno.

Ieri stavo rientrando da Torino a Genova dove ero andata il giorno prima.

Avevo lasciato il cellulare a Genova, ma non era un problema perchè inizialmente dovevo solo fare una corsa velocissima e rientrare immediatamente.

Benchè abbia fatto una corsa ho perso il treno che Claudio, il mio compagno, mi aveva prenotato: un Intercity che in una ora e mezza mi riporta a casa.

Mi accorgo che c’è un altro treno, devo cambiare il biglietto, ma c’è folla; così decido di salire al volo sul treno che sta partendo.

Cerco il capotreno, lo trovo, gli spiego, dice che mi farà una multa salata perchè non si viaggia senza biglietto. Mi metto a discutere: guardi che il biglietto lo avevo fatto, ma ho perso il treno e per non perdere anche questo non ho fatto il biglietto alla stazione.

Mi insulta e mi deride davati alle persone che viaggiano nel mio stesso scompartimento. Io rispondo a tono e chiedo rispetto. Mi dice che devo scendere alla prossima stazione, gli rispondo che no, deve farmi il biglietto e io pagherò la multa. Ma non gli basta. Mi chiede i documenti.

Ho lasciato oltre al cellulare anche il borsetto con i documenti.

Non ci pensa su, non mi ascolta e chiama la Polizia. Arrivati ad Asti salgono due poliziotti che mi aggrediscono subito, mi sbattono contro la parete, vogliono mettermi le manette e mi insultano perchè tutte le negre fanno le furbe per vaggiare a sbafo.

Mi fanno male, mi divincolo, mi afferrano: l’ultima volte che un uomo mi ha afferrata cos’ è stato quando mi hanno aggredita e quasi uccisa.

Il mio flash è puro orrore.

Mi buttano giù dal treno, mi portano alla stazione di Polizia.

La mano mi sta sanguinando, mi hanno fatto male alle braccia dove mi hanno afferrata  e mi duole anche il collo, perchè ho sbattuto la testa…

Cerco ancora di spiegarmi e chiedo che mi facciano arrivare a Genova, dove posso esibire i documenti.

Mi chiedono le generalità: mi chiamo Rose Ovbokhan Isoke Aikpitanyi.

Cosa? come si scrive, quale e il nome quale il cognome…provo a spiegare ma non capiscono…scrivono che mi rifiuto di dare le mie generalità, che ho resistito a pubblici ufficiali e che ho interrotto un publico servizio.

Al terminale verificano un nome… purtroppo a Catania è sepolta una nigeriana uccisa con il mio nome e in zona loro stanno cercando una certa Izogie, fermata un sacco di volte per spaccio di droga.

Provo a dire qualcosa di me: se volete cercare provate a mettere il mio nome in Google, trovate foto e documenti…scrivono anche che sono clandestina.

Non voglio firmare il verbale, dicono che mi portano via e che poi mi deciderò a firmare.

Oppure firmo, vado a casa e poi vedrò di chiarire le cose nelle sedi opportune.

Dovrò presentarmi alla Questura di Genova, come clandestina e a Asti per gli altri….reati.

La mia prima reazione sarebbe di dire NON sono clandestina, ma io sono stata, sono e sarò sempre una ragazza di Benin City ed è normale che io sia trattata come una ragazza africana qualunque.

Per queste ragazze non c’è rispetto, non ci sono diritti e non ha senso che io mi metta a dire cose tipo lei non sa chi sono io…io sono a posto, io …..

IO NON SONO COME LORO.

E’ questo che mi stavano portando a dire.

Giuda tradì per 30 denari, io stavo per tradire per esser lasciata in pace da due poliziotti fascisti.

Ho firmato come avrei fatto 13 anni fa, come ho fatto 13 anni fa, pensando che dopo andiamo poi a vedere come si mettono le cose, ma intanto me ne vado.

Mi lasciano e mi dicono che adesso posso farmi il biglietto del treno e tornare a casa…

Ad Asti mi hanno dato un avvocato di ufficio, ma Claudio vuole che io ne prenda uno nostro; a Genova dovrò spiegare e so già che il funzioanrio mi rimprovererà come hanno fatto di recente perchè da sempre ho problemi per via di quella ragazza uccisa con il mio nome e perchè, mi dicono, devo smetterla, non devo più accogliere ragazze clandestine a casa mia, a mie spese … e chi ci crede poi, non è che zitta zitta fai la maman con le buone maniere?

E subito ho ripensato all’ultimo colloquio con la mia maman, quando le dissi che non le avrei più dato soldi e che me ne sarei andata. ..Ti rendi conto, lo sai cosa ti succede, non puoi andartene se non mi paghi.

Era appena morta mia madre, non mi importava più di nulla, nè di vivere, nè di morire…Io me ne vado, dissi,

Fui quasi uccisa.

E questi poliziotti fascisti a irridermi e a dirmi non fare la furba, siete tutte così…non è che fai la maman…ti fa comodo non avere il telefono, così non abbiamo il tuo numero, ma lo troviamo sai, e poi vediamo!

Ho preso il treno e sono arrivata a Genova. Dovevo partire alle 11 ma per pochi minuti avevo perso il treno…a casa ci sono arivata che erano arrivate le dieci di sera: Claudio era molto preoccupato, ero partita, non avevo il cellulare, sono arrivata distrutta.

Ecco il mio saluto.

Io sono stata, sono e sarà sempre una di loro, una ragazza di Benin City: non ditemi che la Bossi – Fini è una buona legge; non ditemi che le associazioni che lavorano per dare applicazione alle norme della Bossi Fini fanno bene. Anche quando operano bene e con professionalità, in realtà stanno al servizio di norme ingiuste: la clandestinità, la prostituzione, la tratta.

Sono dei servizi e allora perchè non operano al servizio di quelle che dovrebbero beneficiare del servizio?

Operare a sostegno delle vittime della tratta per me non può essere un lavoro, è un dovere di qualsiasi essere umano cittadino di un qualche paese del mondo che vede la schiavitù di altri.

Non ci sono orari, ferie, contratti, metodologia, studi sociologici che tengono o che contano davvero, conta ciò che si fa.

Il mio modo di essere e di cercare di fare qualcosa di bene, offende qualcuno, anche qualcuno che opera contro la tratta e che si offende se io opero in modo autofinanziato dimostrando che bisognerebbe fare di più anche senza finanziamenti, anche se tagliano i finanziamenti istituzionali.

Sono consapevole che bisogna lavorare per vivere e che il lavoro sociale è importantissimo.

Ma allora io che sono?

Se si accetta ciò che il sistema propone, lo si serve anche se il sistema adotta nome e modalità sbagliate.

Non è forse così che alla fine si servono anche i dittatori, i fascismi?

Che cosa è l’integrazione per quelle come me, entrare nel sistema o vedere che non va perchè tante mie sorelle soffrono a causa del sistema, oltre che – ovviamente – a causa dei trafficanti, questo non è neanche da precisare.

Per vivere faccio la baby sitter e vendo frutta e verdura.

Sono venuta in Europa per vendere frutta e verdura.

Non chiamatemi “scrittrice”.

Volevo rendere pubblico l’incidente, ma non reggo più le tensioni: ogni giorno, e ogni giorno di più, vedo un nuovo razzismo che avanza, una violenza che si sovrappone al buon senso, il sospetto che si sostituisce alla solidarietà.

E non sono una eroina. Non voglio essere un caso, nè come vittima della tratta che ha sofferto e si è liberata, nè come persona maltrattata dalla Forze dell’Ordine.

Sono solo Isoke, una ragazza di Benin City,

Un bacio a tutte e a tutti voi.