Quattro anni di Lucha y Siesta, esperienza di autogestione e pratica dei beni comuni

Report dell’assemblea alla Casa Internazionale delle Donne contro lo sgombero di Lucha y Siesta che compie 4 anni di occupazione.

8 / 3 / 2012

Martedì 6 marzo presso la Casa Internazionale delle donne di Trastevere a Roma si è tenuta un’assemblea molto partecipata per la difesa di Lucha y Siesta, esperienza di riappropriazione e autogestione che rappresenta un punto di riferimento per le donne nella città, un vero e proprio bene comune minacciato dalle politiche di sottrazione e privatizzazione che caratterizzano l’odierna gestione della crisi.

Lucha y Siesta è un progetto che nasce da un gruppo di donne del movimento di lotta per la casa, Action, le quali colgono l’impellente necessità di dare una risposta forte e determinata alla crisi politica, finanziaria e democratica.

L’8 Marzo 2008 un gruppo di “sensibili guerriere” occupa uno stabile di proprietà dell’Atac abbandonato da oltre dieci anni nel X municipio, in via Lucio Sestio 10.

La potenza e la portata di questo progetto non sono state immediatamente chiare, tale consapevolezza è emersa pian piano, quando decine di donne si sono rivolte a Lucha, dopo aver perso casa, lavoro e a volte anche la dignità.
Lucha porta avanti una battaglia per i diritti e per la democrazia, è un luogo di nuova cittadinanza   che nell’attuale contesto di crisi assume un significato e un valore simbolico particolare.

Ci troviamo infatti in guerra, in una guerra senza confine, da parte del mercato e della finanza globale contro tutti i cittadini e le cittadine, che si realizza nella demolizione di diritti del lavoro (dalla fiat, all’abolizione dell’articolo 18, all’espulsione dei lavoratori tesserati FIOM), nella svendita e nel controllo delle persone e dei territori (dalle discariche campane, alla Tav in Val di Susa), nelle finanziarie lacrime e sangue, nelle politiche di Austerity.

Una delle direttrici principali su cui si muove tale guerra è la precarietà, che colpisce indiscriminatamente ma che, a seconda del genere e del colore, ha poi un suo agire e una sua intensità specifica.

Le prime colpite da questa violenza sono le donne, dai tagli al Welfare alle politiche sulla sicurezza.
La violenza sulle donne riguarda tutti i settori della vita: dalla mancanza di accesso al mercato del lavoro alla differenza salariale, ai diritti sul lavoro, alle dimissioni in bianco, alla salute riproduttiva, alla violenza domestica e al femminicidio.

Per troppi anni le politiche di genere sono state “poco audaci”, svelando una tendenza normalizzante. Non ci interessano le politiche dell’inclusione che identificano le donne come soggetti deboli e da proteggere e che, in realtà, sottraggono loro autonomia e libertà.

Noi diciamo NO, difenderemo Lucha e la sua esperienza!

Questo è un chiaro esempio di quale sarà la prossima trincea di battaglia politica, si combatterà sulle politiche del Welfare, ammortizzatori sociali, salute e lavoro; contro la direzione, ormai generalmente assunta, di privatizzare-vendere-liberalizzare.

La riappropriazione e l’autogestione dei servizi, significa sottrarre pezzi, agibilità, a queste politiche e al modello di società a cui tendono.

Per questo difendendo Lucha y Siesta ci troviamo a difendere un prototipo che parla di pubblico oltre la dicotomia statale/privato, di azione e autonomia oltre le politiche ipocrite e normalizzanti di inclusione, di rovesciamento delle condizioni di precarietà esistenziale e economica, di indipendenza fuori dalla logica dell’assistenza e del binomio operatore/utente. E’ la riappropriazione di un bene pubblico che diviene bene comune, attraverso la pratica di percorsi alternativi, di relazioni, di autonomia e quindi di libertà.

La rivendicazione di reddito si fa immediatamente pratica di riappropriazione di uno spazio abitativo, costruzione di reti solidali, ma anche di autorganizzazione di attività di servizio. Le esperienze della sartoria, del laboratorio di falegnameria, del mercatino, alludono direttamente a strategie di autogestione che reinventano le forme del lavoro fuori dallo sfruttamento e dal ricatto, alternativi alle scelte che l’Europa, con le politiche di Austerity, ha preso per tutti e tutte.

Questo intreccio complesso e articolato di pratiche parla di cura, autogoverno, cultura, conflitto e ci dice che resistere è andare molto oltre la mera difesa, ma significa produrre, inventare, cooperare, recuperare, costruire relazioni.

La battaglia di Lucha, come quella di esperienze come l’Ex-Cinema Palazzo, il Teatro Valle e la strada che queste esperienze hanno aperto, non si esaurisce nella difesa di uno spazio liberato ma di un altro modello di società. così come la difesa non si esaurisce nel preservarne l’esistenza ma nel diffondere e moltiplicare queste esperienze.

LEGGI L’INTRODUZIONE ALL’ASSEMBLEA