Le donne sconfitte della Val Susa? Sicuro?

di Doriana Tassotti

Volevo rispondere all’articolo indegno apparso su  Io Donna del  3 marzo 2012 a firma Paolo Sapegno.

Non si capisce se il signor Sapegno , che pare spacciarsi quale esperto del caso Valle di Susa , viva su questa terra o su un altro pianeta visto che racconta cose che nessuno di noi che pure abitiamo queste “ lande sperdute” , come lui le chiama , avevamo percepito.

Dunque, il signor Sapegno si chiede dove siano finite tutte quelle donne ( e qui giù nomi e cognomi in barba a quasiasi tipo di rispetto – e non solo quello ipocrita e formale per la privacy ) che un tempo , a suo dire lontano anni luce, nell’ambito della protesta contro l’alta velocità in Valle di Susa “ portassero da casa i giochi dei loro figli, perchè non avevano i soldi per comprarli, e portassero qualcosa, anche dei vassoi, anche le tazze da the, o un piattino che può servire” , oppure dove sia sparita quella donna che  “guidava la fiumana di gente con la cesoia in mano per tagliare la rete di recinzione che delimitava la zona rossa del cantiere”. E sostiene di non riuscire più a ritrovare “ la donna con i capelli grigi e felpa scura, che sul ponte sotto la baita del presidio Clarea, arringava la folla con la voce strascicata dal dialetto, come una madre che si arrabbia appena un po’.”

Tutte queste donne, secondo Sapegno si sono perdute e sono state sconfitte dalla violenza che ora , a suo dire , attanaglierebbe il Movimento. Violenza portata da altre donne che con la valle non hanno nulla a che fare e che parlano idiomi diversi e “ indossano il passamontagna”.

Caro Signor Sapegno , come mai non ha ritrovato Marisa , la coraggiosa donna di 74 anni , tra le file dei manifestanti di oggi? Perché lei non sa guardare aldilà della sua comoda scrivania. Se fosse venuto in Valle di Susa , solo due sere fa , avrebbe ritrovato Marisa accanto alla sua gente , al blocco autostradale , seduta su una sedia di fortuna perché le gambe non l’aiutano più. Molto spaventata di fronte ad un inusitato “esercito” di poliziotti e carabinieri in antisommossa , ma determinata a rimanere. “ Mi sono legata alla sedia” mi ha detto ,”così faranno fatica a portarmi via”. Certo , in quei momenti agitati non ha avuto tempo di preparare una flemmatica tazza di tè. Pensava invece a sostenere , anche solo con la sua vicinanza , la sua gente. E chi c’era a fronteggiare le forze dell’ordine che mai come questa volta hanno esercitato sulla popolazione un’inaccettabile violenza ? C’erano Titti , Piera , Monica. Sedute a terra , resistendo con la non violenza alla brutalità di chi viene mandato ad imporre un’opera assurda e devastante manu militari.

E certo Monica non poteva coinvolgere i suoi bambini mentre cercava di sfuggire al lancio dei lacrimogeni e al getto degli idranti. Né Titti poteva occuparsi della cena dei manifestanti mentre un poliziotto le fracassava una caviglia , come risposta al suo non volersi spostare.

Certamente il signor Sapegno non avrebbe potuto vedere Nina e Marianna. Liberate dal carcere ma ancora private della libertà personale come due incallite criminali , in questo Paese che manda a marcire coloro che difendono la propria terra e decora, promuove e abbraccia mafiosi e massacratori di ogni specie.

Di queste donne ,e di tutte le altre , che in questo momento in Valle di Susa, insieme ai loro compagni, fratelli e figli ,sostengono con estremo coraggio una lotta democratica e civile in un Paese che di democratico e civile non ha più nulla lei , signor Sapegno, non è degno di pronunciarne il nome.