Quote nere??

Le quote rosa messe in opera con lo stile del Sindaco di Roma sono un insulto all’intelligenza di tutti i cittadini, non solo a quella delle donne, come abbiamo sottolineato incatenandoci sulle scale durante la conferenza stampa con cui il Sindaco ha chiuso una vicenda sconveniente, e illegale.

Le necessità giudiziarie hanno imposto una nuova assessora in Campidoglio senza giochi di prestigio, come il già visto due per uno.
All’inizio tra le candidate si facevano i nomi della “figlia di” o “la moglie di”, e anche della sorella o della cugina di qualche uomo importante, cioè di donne che se elette avrebbero avuto come obiettivo principale la conservazione dei privilegi per il clan/famiglia di provenienza, poi è stata insediata una donna già presente nelle istituzioni, ma questa è una garanzia di serietà politica e di reale vantaggio per le donne?
Non lo sappiamo, certo è che le figure femminili  che ci circondano e che hanno  ruoli decisionali  in  politica non fanno pensare a nulla di positivo.

E’ in atto una guerra contro le donne che vivono e lavorano in questo territorio e che pensano di avere dei diritti come individui e non solo in quanto madri, mogli o figlie.

Non siamo le uniche a parlare di guerra  in questi giorni, lo fanno le donne dell’Aquila, che hanno smascherato l’ignominia  dell’esercito che  manda in pattuglia nell’operazione “strade sicure” i caporali  indagati per il feroce stupro di gruppo avvenuto a Pizzoli, e lo fanno le donne che si battono contro i centri di identificazione ed espulsione  che denunciano l’ennesima operazione di strumentalizzazione del corpo delle donne a fini razzisti con le ronde di vigilanti addetti al controllo delle «utenti deboli», proposte in Lombardia,  per i “settori rosa” nella metropolitana milanese.

Nella Regione Lazio, guidata da una donna, si sta cercando di distruggere il servizio sociosanitario svolto dai consultori, che hanno una funzione insostituibile laddove portano avanti un progetto di salute relazionale delle persone.  All’opera della consigliera Tarzia, una donna fondamentalista del movimento per la vita degli embrioni – ma con madri disoccupate o precarie a vita-  prima firmataria di una legge di riforma che ha come mission quella di trasformare i consultori in centri di identificazione e schedatura delle donne che decidono di abortire, si è unita poi l’opera dell’assessore Forte – politiche sociali e famiglia – che ha cercato di annientare i consultori familiari in maniera surrettizia con un emendamento a sorpresa che per ora è stato costretto a ritirare.

Nel Comune di Roma, dove la vice sindaca -donna-  ha recentemente inaugurato il cimitero per i feti, il Sindaco sta cercando di distruggere la nostra casa,  Lucha Y Siesta, che svolge a titolo volontario in una situazione autogestita e “informale ” un servizio per le donne che vogliono sottrarsi a condizioni di violenza domestica o esclusione sociale.

Stiamo parlando di un Sindaco, è necessario ricordarlo, che ha strumentalizzato la violenza  sessuale contro le donne declinandola in violenza etnica per sgomberare i campi rom e promuovere misure razziste, presentate come misure di sicurezza.

Insomma ci capita  spesso di constatare che le donne che contano nelle istituzioni portano avanti l’ideologia famiglia/dio/patria, cioè un modo di pensare che giustifica chi ammazza di botte le donne nel chiuso delle mura domestiche e  garantisce finanziamenti pubblici a quelle associazioni confessionali che si candidano a controllare la maternità.

Fanno una ricca propaganda per la famiglia e la maternità, che commuove le future nonne, ma in sostanza non fanno nulla di realmente positivo, anzi distruggono le famiglie reali che già esistono e si relazionano in base agli affetti e non agli stereotipi, e impediscono con tutte le loro forze la maternità sana e consapevole. Nonostante le chiacchiere sparate su manifesti roboanti con cui tappezzano la città  non garantiscono in nessun modo un reddito autonomo alle donne che vogliono portare avanti una gravidanza anche in mancanza di garanzie lavorative.

Dobbiamo tenere ben presente infatti che gli aiuti in denaro per le donne che “decidono di non abortire”, di cui si parla ovunque, non solo nel Lazio,  vengono erogati in forma di voucher da spendere in ditte accreditate. Questo sistema va a beneficio delle ditte e delle associazioni – di proprietà degli amici e degli amici degli amici dei politici che le istituiscono –   e non delle donne.

Questi “aiuti” in forma di voucher che mirano a trasformare le madri, quelle prive di diritti individuali e di autonomia economica,  in minorizzate da assistere, educare e correggere a vita.

Ne trarrà  beneficio solo chi si candida a gestire il futuro business dell’assistenza, che sarà sicuramente molto ricco vista la situazione di crisi che ci sta stringendo nella morsa, ma non sarà un processo benefico per la società, né per le donne e i loro figli.

Purtroppo le quote rosa, che hanno un grande significato simbolico vengono spesso strumentalizzate in maniera negativa e del tutto opposta alle intenzioni delle donne che ne promuovono l’applicazione.
Purtroppo sarà difficile che questo non avvenga di nuovo almeno fino a quando il potere reale sarà di esclusivo appannaggio maschile.
Pensiamo che diventerà impossibile impedire la strumentalizzazione delle quote rosa a fini securitari-razzisti-fascisti-  se le donne di questo paese perderanno il controllo sul proprio corpo, sulla salute riproduttiva, sulla possibilità di decidere se e quando diventare madri, sulla propria autonomia economica, sulla propria autodeterminazione.

Sono belle le battaglie simboliche soprattutto quando propongono un immaginario in cui le donne hanno forza ed esprimono intelligenza collettiva, poi però c’è anche la necessità di un riscontro su un piano di realtà  e per questo parliamo di  guerra contro le donne.

Noi non vogliamo lasciare la nostra casa anche se ci stanno facendo la guerra  sia gli uomini che le donne che sono al governo della Capitale.
Pensiamo che la vera sicurezza non sta nelle forze armate ma nella forza delle donne che si autorganizzano, la vera sicurezza è sociale e condivisa, ed è per tutti, uomini e donne,  e risiede nella gestione democratica delle cose comuni.

Casa delle Donne Autogestita “Lucha y Siesta”