Lucha y Siesta bene pubblico VS. la speculazione privata

La casa delle donne Lucha y Siesta è nata per la sicurezza sociale contro il razzismo feroce della sicurezza armata e non a caso in questi quattro anni ha ospitato molte donne migranti e i loro figli.

L’unica sicurezza possibile sono le donne del mondo che si autorganizzano. Avevamo questa idea in testa quando l’8 marzo del 2008 abbiamo recuperato la sottostazione elettrica dell’Atac abbandonata da 12 anni che è in via Lucio Sestio 10 a Roma e l’abbiamo riconsegnata alla città. È stata la nostra risposta alla propaganda sulla sicurezza portata avanti da governi nazionali e amministrazioni locali che hanno sfruttato la violenza assassina contro le donne per avallare leggi securitarie che hanno colpito rom e migranti, ma che non hanno fatto nulla di concreto per contrastare la violenza. Propaganda non solo inutile, ma anzi dannosa, che ha contribuito a creare le condizioni per cui oggi in Italia per le donne non c’è più scampo. Mentre loro fomentavano il razzismo e l’esclusione sociale noi abbiamo lavorato, in condizioni difficili e su base volontaria, per creare un luogo per le donne che fuggono da situazioni di violenza domestica o di altro tipo. Un luogo sicuro dove è possibile fermarsi per il tempo necessario a riprendere il controllo della propria vita e affermare ed esprimere i propri diritti e la propria dignità. Con la nostra azione collettiva abbiamo contribuito a rimettere in moto le intelligenze femminili calpestate e ridare loro forza e valore. È quello che facciamo da quattro anni, nonostante la guerra contro le donne messa in atto dalle Amministrazioni, a tutti i livelli.

Il primo a farci guerra è il sindaco di Roma che vuole vendere l’immobile della Casa delle donne Lucha y Siesta, per fare cassa e ripagare il disastroso debito dell’Atac. Noi pensiamo che valorizzare significhi prendersi cura di un bene pubblico e usarlo per realizzare progetti comuni a servizio della cittadinanza; significhi includere ogni persona in una rete di relazioni e di scambi sociali che arricchiscano la vita di tutti e arricchiscono la città. Lui, e i suoi amici e parenti distribuiti tra Ama e Atac, invece, quando parlano di valorizzazione parlano di denaro, di profitti, di utili, ma solo per le loro tasche e per i loro traffici. Gli amministratori dell’Atac, questi geni dell’economia e della finanza, hanno accumulato debiti che ammontano a circa 320 milioni di euro, ma l’unico modo che trovano per evitare la bancarotta passa per l’abbassamento di stipendi degli autiste/i precari, per il degrado progressivo nella gestione del servizio, per il probabile aumento dei biglietti e per la vendita dei beni immobili dell’azienda, che sono di proprietà pubblica. E se tra questi beni immobili, per la cifra di 3 milioni e 800 mila euro, è prevista la vendita dello stabile in via Lucio Sestio 10, la casa delle donne, per loro non è certo un problema. Ma noi non siamo d’accordo. Il sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite è feroce e ci fa la guerra, ma noi non pagheremo due volte e non ci faremo togliere diritti e dignità da questi sciacalli, a nessun prezzo, e da Lucha non ce ne andremo.

Se vogliamo parlare di denaro, del valore come lo intendono loro, Lucha y Siesta è già nostra. Facciamo i conti: quanto ha risparmiato in questi anni il comune di Roma che ha potuto usufruire gratis del lavoro di donne e uomini che hanno sostenuto la Casa delle donne?

Quattro anni di accoglienza a donne sole o con figli ammonta a 894.980,00 (come da bando 2561 del 09/06/2010) euro e inoltre:

  • quattro anni di sportello di ascolto e accoglienza: 120.000, 00 euro
  • quattro anni di sportello di orientamento al lavoro: 112.000,00
  • quattro anni di laboratori di artigianato: 63.500,00
  • quattro anni di consulenza legale: 76.000,00
  • quattro anni di attività di supporto psicologico: 72.000,00 euro
  • quattro anni di attività di mediazione culturale: 101.346,00 euro
  • quattro anni di informazione/sensibilizzazione alle problematiche di genere: 80.000,00 euro
  • quattro anni di corsi di italiano, inglese e arabo: 12.000,00 euro
  • quattro anni di eventi culturali: 75.500,00 euro
  • quattro anni di manutenzione giardino: 22.000,00 euro
  • lavori di ristrutturazione e manutenzione: 40.000,00 euro

PER UN TOTALE DI 1.669.326,00 EURO

Ma oltre al denaro c’è il valore dei progetti di vita di tutte le donne che in questi quattro anni hanno arricchito Lucha y Siesta. Il Comune di Roma ha con loro e con noi un debito relazionale che non è possibile monetizzare perché è il futuro della città.

LUCHA Y SIESTA NON SI VENDE!!

Action-A


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