Diritto alla salute e servizi per le donne

di Pina Adorno

Per quanto riguarda la salute delle donne, all’inizio degli anni ’70 il movimento femminista arriva a delineare un modello di salute che parte dalla differenza e dalla consapevolezza di genere e consente alle donne di diventare responsabili e protagoniste delle proprie decisioni, consente alle donne di affermare la loro soggettività, di non essere subalterne a nessuno nel pensare il proprio futuro. Di affermare il diritto all’autodeterminazione.
Il diritto alla salute è sancito dalla nostra costituzione (art. 32) e nella definizione dell’OMS la salute viene tratteggiata nella sua accezione complessiva di benessere psicofisico e non di semplice assenza di malattia.
I consultori, che le donne italiane degli anni ’70 hanno voluto e imposto, cambiando anche l’approccio della medicina tradizionale e il ruolo di medici e operatori sanitari, si collocano in questo solco e in questa prospettiva, e lavorano per promuovere e tutelare la salute psico-affettiva, sessuale e riproduttiva della donna, della coppia, degli adolescenti.
Dagli anni ’90 i consultori sono stati progressivamente abbandonati dalle donne organizzate – sia nella veste di utenti e sia come partecipazione e controllo politico – che hanno scelto soluzioni private e hanno lasciato i consultori in un percorso di progressiva sottomissione a criteri sanitari aziendali.
Parallelamente, soprattutto negli ultimi anni, si sono moltiplicate le agenzie e le associazioni private finalizzate a dare “risposte certe e rapide” ai bisogni delle donne. E’ uno spazio politico e/o occupazionale legittimo e meritorio – sia nella veste di volontariato sia in quella imprenditoriale – anche se a volte l’impressione è che le soluzioni trovate si muovano più come assunzione di delega da parte delle donne che non della promozione dell’autodeterminazione.
Come operatori di consultorio familiare pubblico ci sentiamo chiamati a contribuire alla costruzione di un’altra prospettiva: quella di promuovere la salute, intesa come benessere sociale psicologico e fisico. Questo significa riconoscere alle persone, e in primo luogo alle donne, l’esercizio di un diritto positivo alla salute, non solo quello di essere informate e curate, ma di essere responsabili del raggiungimento e del mantenimento del proprio benessere.
E’ in tal senso che si realizza il principio dell’empowerment, nel suo pieno significato di restituire potere e responsabilità della propria salute e delle proprie scelte a chi si rivolge al nostro servizio e a chi il consultorio riesce a raggiungere.
La legge istitutiva dei Consultori Familiari contiene le coordinate perché questo si possa realizzare:
• essere un servizio di genere
• inserito nel territorio per offrire attivamente interventi di prevenzione sociosanitaria a più ampie fasce di popolazione
• attento all’accoglienza e all’ascolto della domanda delle persone e a valorizzare le risorse di cui sono portatrici, promuovendo il mutuo aiuto e l’educazione tra pari
• l’essere un servizio sociosanitario, i cui diversi professionisti sono chiamati a lavorare in équipe affinché, prima di offrire risposte, ci sia un ascolto attento e la rielaborazione della domanda.

Può essere una delusione per chi si aspetta ricette, consigli, istruzioni, immediatamente e per tutto, e può essere ritenuto un servizio poco produttivo se le prestazioni non sono quantificabili in termini di prescrizioni o di cure specialistiche.
Come operatori dei consultori familiari non possiamo rispondere all’obiettivo di conquistare/fidelizzare gli utenti con la disponibilità a soddisfare comunque le domande di salute delle singole persone (come per esempio la richiesta di un sempre maggior numero di analisi per la gravidanza anche senza evidenze scientifiche), e soprattutto a corrispondere all’aspettativa che una volta espressa la loro domanda, possano a noi delegare risposte e soluzioni: se così agissimo, tradiremmo il nostro mandato istituzionale.
Dobbiamo invece lavorare sulla domanda che le donne, le coppie, gli adolescenti fanno al consultorio, far emergere la consapevolezza dei propri bisogni e dei propri diritti, contribuire a rimuovere le discriminazioni di genere che hanno ripercussioni sulla salute della collettività e sull’investimento nel futuro della nostra società (solo laddove le donne hanno maggiore istruzione, maggiori riconoscimenti sociali – in particolare sul lavoro – nascono anche più bambini e crescono con un maggiore benessere psicofisico). In sostanza, il nostro impegno prioritario è quello di restituire alle persone – e alle donne in primo luogo – il peso e il diritto della scelta e gli strumenti per prendersi cura di sé.
La difficoltà non sta nel modello, ma nella mancata messa a regime dei consultori, nella carenza di strutture, operatori, strumenti; l’incontro delle donne con gli operatori dei consultori è un’occasione importante per l’informazione e la sperimentazione di un rapporto di sostegno alla consapevolezza e alla autodeterminazione.

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