EVA contro I.V.A: o la Borsa o la Vita!

IL VOSTRO DEBITO NON LO PAGHIAMO, ANZI VE LO RESTITUIAMO!

La crisi è generalizzata ma non è neutra.

Non siamo in debito, anzi, siamo tutte a CREDITO. Chi ci paga ad esempio le ore di lavoro in casa?

L’effetto dei tagli delle risorse non è uguale per tutt*. Il piano Sacconi-Carfagna (libro bianco) impone alle donne la conciliabilità: lavori più precari e zero diritti per farci badare alla famiglia, o lo sfruttamento di altre donne per farlo al nostro posto.

Con le attuali politiche di austerity si dà la possibilità ai privati di legittimare licenziamenti di massa e lavoro in nero, e intanto le donne sono le prime a perdere il posto. un sacrificio ripagato, secondo loro, dalle impagabili (!!) soddisfazioni del lavoro familiare.

E mentre ci impongono la maternità come massima aspirazione, abrogano la legge sulle dimissioni in bianco (ti fanno firmare le dimissioni per quando rimarrai incinta).

Gli ultimi dati Istat sul calo delle nascite confermano che la crisi condiziona le nostre vite schiacciando desideri e coraggio.

Se 30 anni fa chiedevamo una maternità per scelta, oggi è diventata una conquista.

E ancora, l’aumento dell’età pensionabile per le donne imposto dal l’Unione Europea non corrisponderà ad un aumento delle risorse da investire sul welfare: la cura di bambini e anziani dipenderà ancora da noi. la “pari opportunità” di ritirarsi alle stesse condizioni degli uomini sottrarrà 3,5 miliardi in 7 anni alle donne .

La crisi sui nostri corpi significa anche un aumento del consumo di psicofarmaci e di suicidi.

E se non ci pensi da sola lo fanno loro, si muore sotto le macerie per 4 euro l’ora in nero, ma siccome non contribuisci alle esorbitanti spese militari non hai i funerali di stato, ti tocca morire mentre il presidente del consiglio che parla del partito della gnocca.

Oltretutto se viviamo nell’umiliazione, se non ci sono garanzie per nessun* e la risposta ai nostri problemi è il sostegno della famiglia eterosessuale non è certo il momento di occuparsi dei diritti di gay, lesbiche e trans. Non poter scegliere la propria vita è una situazione tanto generalizzata che chiedere ciò che ci spetta sembra diventata un’ingiustizia.

Il sentimento di ribellione non è, non è stato e non sarà neutro, ma segnato dai corpi che si ribellano nel mondo, facendosi portare via di peso dalle piazze, ribaltando governi e governanti, attaccando il potere delle banche e della finanza, dichiarando l’incompatibilità tra vita e mercificazione, tra autodeterminazione e prevaricazione.


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