Emergenza Lucha y Siesta: quale futuro per la casa delle donne di Cinecittà?

lucha27012011Venerdì 21 Gennaio, intorno alle 18.00, l’ACEA ha staccato l’elettricità alla Casa delle donne “Lucha y Siesta”. L’interruzione del servizio è avvenuta a seguito di una richiesta dell’ATAC, proprietaria dello stabile che è stato lasciato vuoto ed inutilizzato da più di 10 anni e a cui da tre anni è stata data una nuova funzione sociale ospitando la “Casa delle Donne”, un luogo in cui donne sole o con figli possono ritrovare la tranquillità e la sicurezza, un luogo in cui le donne possono trovare un momento di riposo che gli permetta di riprendere in mano la propria vita.

È evidente che il taglio della corrente in pieno inverno mette le abitanti della casa e i loro figli in una situazione di gravissimo disagio.

Dopo numerose sollecitazioni è intervenuto il Gabinetto del Sindaco e alle 23.00 è stato ripristinato il servizio. L’avvenimento ci ha allarmato e siamo ancora in attesa di notizie da parte del Gabinetto del Sindaco, con cui, insieme alla proprietà, abbiamo aperto un tavolo di trattative 18 mesi fa.

Rivendichiamo il diritto di rimanere a Lucha y Siesta e di difendere il luogo in cui, nel corso di tre anni, sono transitate decine di donne in difficoltà. Un luogo in cui hanno trovato un tetto e un ambiente pronto a difenderle e aiutarle, in un percorso politico e di accoglienza, che oltre a soddisfare alcune necessità primarie (un tetto sopra la testa), offre alle donne la possibilità di iniziare un percorso, individuale e collettivo, di emancipazione e presa di coscienza dei propri diritti.

In questi anni abbiamo sviluppato molti progetti, nonostante le difficoltà pratiche a cui abbiamo dovuto fare fronte come l’assenza di finanziamenti e la necessità di adeguare il posto alle nuove esigenze. Fin dai primi mesi abbiamo aperto uno sportello di primo ascolto e accoglienza per le donne in situazioni di difficoltà socio-economiche, creando una rete con i servizi di assistenza sociale del municipio e con le realtà cittadine che offrono assistenza alle donne (centri antiviolenza, telefono rosa, etc. etc.) e ospitando, disponibilità di posti permettendo, molte delle donne che si sono rivolte a noi. In seguito abbiamo portato avanti, grazie al lavoro totalmente volontario dei cittadini che si sono avvicinati alla casa, un corso di italiano per donne migranti, nell’ottica di fornire alle donne alcuni degli strumenti necessari a migliorare la propria condizione sociale ed economica e a permettere un percorso di integrazione nella differenza, nella stessa ottica vi sono all’interno corsi di inglese e la psicoterapia di gruppo per migliorare la vita di comunità e facilitare la comunicazione.

Con lo stesso obiettivo abbiamo dato diffusione ai progetti di formazione proposti dal Comune di Roma e dagli enti locali per la promozione dell’empowerment femminile, progetti a cui alcune abitanti della casa hanno partecipato. Abbiamo aperto il giardino della casa ai bambini e ai genitori del quartiere, rimettendo in comune uno spazio verde che era stato lasciato nel totale abbandono. Accanto a questi progetti, creati per rispondere a necessità primarie, abbiamo promosso corsi di formazione di vario genere:da alcuni mesi è attivo un corso di sartoria che si propone di diventare una fonte di autoreddito per le partecipanti.

Nel corso di questi anni abbiamo cercato varie modalità per promuovere e far emergere quelle espressioni culturali e artistiche femminili che troppo spesso rimangono in secondo piano: abbiamo organizzato, sempre grazie al lavoro delle donne e degli uomini che ci hanno accompagnato, mostre fotografiche e artistiche, cineforum e rassegne teatrali, presentazioni di libri e di ricerche vicine alla questione di genere.

A queste attività, mirate alla promozione del benessere e della vita culturale interna alla casa, si sono accompagnate iniziative rivolte all’esterno, per la rivendicazione e promozione dei diritti civili, politici, economici e sociali delle donne. Un percorso individuale e collettivo di ricerca di un’identità di genere che possa rappresentarci nel rispetto delle differenze culturali di cui siamo portatrici. Stiamo imparando a convivere e rispettare le nostre differenze, attraverso il dialogo e a volte lo scontro, attraverso la comprensione della nostra pluralità. In questo percorso abbiamo incontrato molte compagne, le donne dei centri sociali, dei collettivi universitari, dei consultori, dei centri antiviolenza, dei collettivi di genere e dei collettivi per la difesa dei diritti della comunità LGBTTTIQ, donne che hanno alle spalle anni di lotta e che hanno contribuito all’affermazione dei diritti delle donne. Abbiamo incontrato le donne che nelle favelas colombiane lottano per l’affermazione dei loro diritti e per garantire un futuro migliore ai loro figli, le donne palestinesi che lottano contro l’occupazione israeliana.

In una situazione di totale smantellamento dello stato sociale, di diffusione di una cultura ridicolmente maschilista, di attacco alle strutture conquistate con anni di lotta come i consultori, di tagli ai servizi socio-assistenziali, di sostituzione dell’idea del “favore” a quella del diritto, crediamo che Lucha y Siesta sia un luogo prezioso per tutte le donne e gli uomini della città.

Ci auguriamo che l’amministrazione comunale, ancora invischiata nello scandalo “Parentopoli”, questa volta voglia realmente tutelare le donne che si trovano in una situazione di disagio socio-economico e che, abbandonate da uno stato in cui il welfare è solo una parola vuota, decidono di organizzarsi per vivere una vita dignitosa.

Ci stiamo organizzando per creare momenti di incontro, di discussione e di protesta per difendere il futuro di Lucha y Siesta e costruirlo insieme!

Casa delle Donne “Lucha Y Siesta” Action-A

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