L’editoriale per RadioAction

In occasione della trasmissione di RadioAction dedicata alle questioni inerenti alla differenza di genere e ai diritti civili oggi abbiamo affrontato nella prima parte l’inedita sfida al femminile alla regione Lazio ponendo la domanda che parte dell’editoriale: questa sfida al femminile rappresenta un’avanzamento nella cultura politica del paese oppure è l’ennesimo tentativo di buttarla in caciara? Questa domanda la rivolgiamo a due interlocutori: Ida Domijanni e Nunzio D’Erme.
Nella seconda parte della trasmissione invece facciamo il punto della situazione intorno alla Ru 486 e della sua applicazione in Italia con due medici: Silvio Viale di Torino e Giovanna Scassellati di Roma.
Vi segnaliamo anche alcuni appuntamenti interessanti che ci saranno in questa settimana in giro per la città:
– sabato 30 gennaio al Centro Donna Lisa dlle 20.00 “Resistenze” 12° anniversario, festa il cui ricavato sarà destinato alle donne recluse nei Cie.
– domenica 31 gennaio presso Esc Atelier ore 18.00 presentazione di “Fiere di essere puttane” di Maitresse Nikita e Thierry Schaffauser
– martedì 2 febbario presso la casa delle donne Lucha y Siesta presentazione ore 18.00 di “Buoni genitori-storie di mamma e papà gay” di Chiara Lalli
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Di seguito l’editoriale che da il via alla trasmissione:

Oggi vogliamo riprendere il filo del ragionamento che abbiamo iniziato a novembre. Erano i primi giorni dopo lo scandalo Marazzo, dopo la pubblicazione delle avventure sentimental-politiche del premier e delle sue escort. Ragionavamo di una nuova fase caratterizzata da un’emergente “questione maschile” intesa come crisi che investendo gli uomini sia nella loro sfera pubblica che in quella privata e personale, impone alla politica un ripensamento. La fine anticipata e burrascosa della Regione Lazio ci ha posto davanti a uno scenario che forse qualche mese fa era completamente inedito.

La destra decide di puntare, dopo non pochi mesi di diatribe interne, su Renata Polverini, una donna, alla guida di un sindacato, forse con più tessere che teste, ma che in questi anni si è dovuta, giocoforza, confrontare con le questioni sociali del paese. La sinistra ha avuto pesanti giorni di afasia, empasse e balbettamenti. Abbiamo visto il partito democratico arrancare alla ricerca disperata di un personaggio che riuscisse a incarnare un modello rassicurante, che mettesse in oblio gli scandali degli ultimi mesi, un candidato autorevole con qualche chance di fronte alla candidata che “piace pure a sinistra”. Fino a quando Emma Bonino non si è imposta con una autocandidatura, ardita e coraggiosa, che ha messo il partito democratico nelle condizioni di dover accettare, non fosse altro perché non c’era alternativa.

Quindi nel Lazio si profila la prima e unica sfida al femminile della politica italiana. Questo scenario ci pone di fronte a una grande domanda che vorremmo produca un dibattito ampio e condiviso. Questa sfida al femminile rappresenta il frutto maturo di una trasformazione nella cultura politica maschile che accetta la sua sconfitta e lascia il campo aperto a una nuova ed avanzata sperimentazione in mano alle donne? Oppure è un’operazione di immagine per coprire e rendere meno amaro il boccone elettorale? Siamo di fronte ad un avanzamento nella storia politica di questo paese, che aldilà dei vincitori lascerà un sedimentato positivo? La Bonino è una candidata vera, sui cui la coalizione di sinistra punta o è la pedina destinata a sconfitta certa? Se così fosse allora a perdere può essere chiunque…tanto più se è una donna e non iscritta nelle liste del pd!

Tuttavia non possiamo negare che ci troviamo di fronte ad una novità interessante che potrebbe aprire scenari inediti nella vita di questo paese assuefatto ad una politica condotta a colpi di gossip e scandali. Le due candidate potrebbero sfidarsi parlando di programmi politici concreti e comprensibili, utilizzando il loro background fondato su un lavoro consolidato e riconosciuto.

Sono due donne non prestate in modo strumentale alla politica. Noi crediamo che sia importante in politica avere una forte passione sociale per i temi e i valori che si portano avanti, nonché una competenza e maturità acquisita sul campo delle battaglie sociali e politiche.

Il confronto tra di loro non ha potuto non toccare immediatamente i temi legati ai diritti civili, alla Ru 486 al diritto all’aborto. I soliti giornali forcaioli e maschilisti hanno subito pesantemente, e in modo ignobile, attaccato la Bonino per le sue battaglie a favore dell’aborto e del divorzio. La Polverini, nonostante si stia caratterizzando per una difesa della linea Dio, Patria, Famiglia ha dovuto sottolineare sulla 194 che “nessuno può dirsi contro una legge dello Stato per le donne che fanno una scelta dolorosa e che ti segna per tutta la vita”.

Tuttavia una cosa ci colpisce e lo dobbiamo dire, nessuna delle due proviene al mondo femminista classicamente inteso, non ne portano avanti le ragioni né i contenuti. Riflettendo in questo periodo in cui si cercava spasmodicamente una candidata donna ci siamo rese conto che la sinistra femminista non ha saputo sedimentare in questo paese una classe politica di donne capaci e coraggiose che con determinazione e innovazione sappiano portare avanti una politica di genere.

Certo per noi, provenienti dalla sinistra di movimento, calate nelle periferie della metropoli ci avrebbe dato maggiori stimoli una donna più giovane e meno inserita nel vecchio modo di fare politica rispetto alla Bonino, convinte che più in basso di ciò che abbiamo visto negli ultimi anni non si potesse scendere e che tutti ne fossero consapevoli, per questo convinte che fosse necessaria una cesura netta.
Ma speriamo e crediamo che questa sfida possa aprire la strada a un protagonismo diverso delle donne in politica, frutto di una stagione di rinnovata capacità di presa di parola e azione. Che dalla politica sul corpo delle donne si passi a una politica fatta dai corpi e dalle passioni delle donne.

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