L’editoriale per RadioAction

Lo diciamo subito quella di oggi sarà una puntata diversa dal solito, perché rappresenta un tentativo di aprire un ragionamento, una riflessione, che forse sarà lunga e complessa, che ci pone davanti interrogativi a cui ancor oggi non sappiamo dare risposte esaustive. Vogliamo partire da una considerazione, forse un po’amara e delusa: in questi tempi in cui si parla molto e a lungo di sesso e politica, della vita sessuale degli uomini di potere e del loro rapporto con le donne, le donne stesse stentano a prendere parola a darsi forme chiare ed organizzate di resistenza a questa barbarie.
A cosa è dovuto questo silenzio?
Nel testo di convocazione del convegno nazionale, che si è tenuto il 10 ottobre alla Casa Internazionale delle donne, Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa, affermano che “La vicenda sessuale e politica del premier e della sua corte ci parla del dopo-patriarcato: intendendo con questo termine non la risoluzione, ma una nuova configurazione del conflitto fra i sessi”. Sostengono che “La sessualità maschile è, in tutta evidenza, in crisi. Mai come oggi i rapporti tra i sessi sono il cuore della politica. La domanda che emerge è se “Dopo la rivoluzione femminile, nel disordine del presente, si può e come riprendere parola su sessualità e politica?”
Eppure questa ripresa di parole collettiva da parte delle donne è quanto meno sussurrata, perché? Forse semplicemente perché tutto quello che succede ci lascia senza parole, in difficoltà, schiacciate da tra chi condanna senza appello le donne che mercificano i loro corpi, tra chi sostiene una rigida divisione tra privato e politico, tra storie diverse che comunque parlano di comportamenti sessuali di uomini di potere mediati dai soldi e in cui le donne giocano un ruolo, ma non proprio il ruolo che ci augureremmo in una società civile in cui la questione di genere dovrebbe essere data per elaborata e metabolizzata.
Eppure come si diceva nel documento già citato è necessario dare alla parola femminile una forza più duratura dell’indignazione.
Molte di noi ci provano tutti i giorni, a partire dalla ostinata volontà di confrontarsi con il terreno della politica, partendo dalla propria soggettività di donne, provando ancora a ragionare sul tema della parità, che non può funzionare se non rendiamo evidente il fatto che non tutto può essere tradotto e reso uguale.
Come dovremmo reagire di fronte alla possibilità che, dopo lo scandalo di Marrazzo e le sue dimissioni, si prospetta alla Regione una sfida tra due candidate donne (che magari alla resa dei conti si trasformerà invece in un’ennesima sfida tra due uomini)? La dobbiamo interpretare come una risposta al fatto che nel momento in cui non ci sono più vie di uscita dignitose si sceglie di lasciare spazio e parola alle donne o come un ennesimo tentativo di “buttarla in caciara”, di non affrontare i nodi spinosi che la vicenda Marrazzo lascia sul tavolo?
Eppure è vero che esiste una distanza siderale tra le nostre passioni, le nostre idee e il modo con cui intendiamo costruire società e praticare i diritti e la dimensione femminile che vediamo rappresentata in televisione o sui giornali.
Prima di tutto riappropriandoci delle strade, delle piazze e della parola che ci vogliono togliere, e per questo stiamo contribuendo alla costruzione della street parade di sabato per “Riappropriarci della Notte”, perché ci vogliono convincere a restare dentro casa, perché solo li siamo sicure.
Ma poi lottiamo tutti i giorni per costruire anche piccoli, ma importanti, spazi di resistenza, per noi questo luogo è Lucha y Siesta, una casa delle donne territoriale, calata nel contesto delle periferie urbanizzate della nostra città, uno spazio dove accogliere donne in difficoltà, ma soprattutto un punto di riferimento sociale, motore di organizzazione di un nuovo protagonismo delle donne, un presidio territoriale aperto e includente.
Questo è un lavoro prezioso ed importante, ma non sufficiente, abbiamo bisogno di un nuovo impegno collettivo, di genere, per riscrivere collettivamente la politica e la società, avviando una grande stagione di attivismo, dibattito e soprattutto protagonismo, incontro tra generazioni e storie differenti, perché solo la nostra voce e i nostri corpi hanno la forza di modificare il mondo.
Come farlo, da dove partire è una sfida che lanciamo a tutte perché a partire da questo piccolo momento di dibattito si possa prendere il largo.
Buon lavoro

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