Nobel per l’economia

Elinor Ostrom ha vinto il premio Nobel per l’economia, la prima donna in 40 anni ( il nobel per l’economia nacque nel 1968 ) forse si inaugura una nuova stagione?

Non ci interessa stare a sottolineare quanto le donne studiose siano presenti nella comunità scientifica con ingegno ed acuta sensibilità, quanto con geniale spirito di iniziativa, in che modo le scienziate continuino con passione le loro ricerche, gli studi e gli esperimenti, prendiamo atto del decennale ritardo e condividiamo la gioia della vincitrice.
Elinor Ostrom vince, con Oliver Williamson, “per la sua analisi della governance in economia, in modo particolare del bene collettivo”, per i suoi studi sul rapporto che intercorre fra società, risorse ed ecosistemi.
L’economista statunitense sostiene che se la gestione del commons rimane nelle mani del “pubblico” ne giova l’efficienza economica, preferendo la gestione da parte degli utenti/consumatori piuttosto che la prevalenza del privato. Coloro che conoscono bisogni e possibilità proprie hanno soprattutto la coscienza dei limiti di sfruttamento della risorsa il cui uso smodato è dannoso per la comunità che ne vorrebbe giovare. Dunque se il governo delle risorse è gestito dai soggetti e dalle associazioni più prossimi, sostiene la studiosa, si abbassano i costi amministrativi e si evitano l’esaurimento delle risorse e la malagestione esterna.
Noi lo chiamiamo Bene Comune, quel bene la cui difesa è nostro dovere, contro l’attacco quotidiano, continuo, serrato. Parliamo di quelle risorse che devono rimanere nella sfera di sovranità di chi, singolo o associato in comunità, vive il territorio nelle sue dimensioni , a dirigerci è il principio dell’inclusività per ottenere la massima resa dalle energie messe in campo grazie all’ interazione fra le competenze e fra le conoscenze intellettuali.
Le privatizzazioni negano tutto questo imponendo, senza legittimità e laddove non è possibile, l’esclusività nel godimento di un bene e nell’accesso ad un servizio. Sono “non efficienti” quindi antieconomiche in quanto mettono a tacere le potenziali energie di un territorio che è risorsa ma anche popolazione . Noi siamo un popolo in azione e rivendichiamo trasparenza, non discriminazione all’accesso delle risorse per questioni di genere razza o religione per una gestione condivisa e partecipata dei beni di tutti.
La vittoria della Ostrom dimostra che l’ autogoverno deve essere una pratica quotidiana e può esserlo da un punto di vista economico e sociale , non è utopia ne tantomeno un ripiego laddove lo Stato non c’e. E’ affermazione della capacità costruttiva di una comunità, è via d’uscita alla crisi. Che sia una donna a dimostrarlo ed a un livello così alto non ci sorprende, ma è comunque motivo di orgoglio. 

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