Lettera aperta alle donne della Pinar

Alle compagne e alle sorelle di Esat Ekos e Nabruka

Alle donne della Pinar

Alle donne richiedenti asilo e rifugiate politiche in Italia 

Siamo donne italiane e migranti che vivono in Italia, ma non vogliamo essere complici di quelli che vi vogliono rispedire all’inferno,
per questo abbiamo deciso di rompere il silenzio assordante di queste giornate.
Sono giorni che pensiamo e riflettiamo, indignate e profondamente scosse per quanto abbiamo letto sui giornali, delle vostre terribili storie di cui in questo ricco mondo arriva soltanto qualche eco. Però ci basta per capire quale inferno avete vissuto, quali torture e violenze, solo perché cercavate di fuggire da guerra, fame e miseria, perché lottavate per un mondo migliore per voi e per i vostri figli.

Pensavate che qui avreste trovato la pace e l’accoglienza degna di un paese che si definisce civile e democratico, eppure qui avete trovato l’ultimo insormontabile muro. Avete trovato un ministro arrogante che non voleva far attraccare la nave che vi aveva soccorse, avete trovato l’ultima invenzione della nostra democrazia, un carcere per chi non ha commesso nessun reato.

Sappiamo che questo paese ha la memoria corta, ma noi non vogliamo dimenticare né le vostre storie terribili né i volti che non abbiamo mai visto di tutte quelle che in Italia non ci sono mai arrivate e di quelle che nel nostro paese hanno trovato la morte.

Per questo non dimenticheremo mai Esat Ekos e Nabruka.

Non avevamo una casa e per questo abbiamo occupato tanti palazzi colpevolmente lasciati vuoti da pochi che si vogliono arricchire sulle nostre teste.

Non avevamo spazi di aggregazione e socialità per questo abbiamo occupato stabili vuoti e ci abbiamo costruito le nostre comunità resistenti.

Qui ogni vicenda di violenza sulle donne è vissuta solo come un problema di ordine pubblico da risolvere con l’aumento della polizia nelle strade, come un tema sul quale speculare e fare campagna elettorale. Non si tiene minimamente conto che la maggior parte delle violenze avviene tra le mura domestiche da parte di padri, mariti e fratelli ed ha un profondo background culturale. E che pesa ed incide la precarietà sul lavoro e l’assenza di tutele e garanzie sociali.

Per questo vogliamo costruire in ogni municipio di questa città una casa delle donne, uno spazio di accoglienza per donne in difficoltà e contemporaneamente uno spazio di socialità liberata e di aggregazione a disposizione di tutte.

Il nostro paese non accoglie i richiedenti asilo e i rifugiati, calpesta i diritti umani ed è complice di morte e miseria. Noi abbiamo preso una posizione, sappiamo da che parte stare: STIAMO DALLA VOSTRA PARTE.

VOGLIAMO AIUTARVI E ACCOGLIERVI NELLE NOSTRE CASE DELLE DONNE, per incontraci, per ascoltarvi, per sostenervi e per essere insieme DALLA PARTE DEI DIRITTI E CONTRO IL RAZZISMO E LA DISCRIMINAZIONE. 

English Francais

Annunci