L’unica sicurezza possibile sono le donne di tutto il mondo che si organizzano

Manifestazione Nazionale contro la violenza maschile sulle donne


Sabato 22 novembre – Roma


Era il 24 novembre 2007: migliaia di donne sono scese in piazza in una manifestazione straordinaria, inedita, partecipata, ma soprattutto determinata.
Poche settimane prima una donna, Giovanna Reggiani era stata aggredita, violentata ed uccisa a Tor di Quinto. Intorno a questo terribile episodio si è scatenata la polemica politica, da destra e da sinistra, c’è stata una corsa forsennata all’allarme sicurezza.
L’assalitore è rumeno e vive in un campo nomadi: questa è condizione necessaria e sufficiente per dare la stura ai più terribili istinti razzisti ed emergenzialisti, l’insicurezza delle donne è dovuta ai troppi clandestini, ai rom ed in particolare si scatena una caccia all’uomo nei confronti della popolazione rumena.
D’altronde la campagna elettorale era alle porte, e la sicurezza doveva diventare l’emergenza su cui costruire consenso.
Eppure, nonostante l’allarmismo dei media e le parole tuonanti dei politici, nella coscienza delle donne si insinuano domande, dubbi e le discussioni si fanno sempre più fitte.

In tante ci diciamo che la maggior parte della violenza sulle donne avviene tra le mura di casa, da uomini affermati, insospettabili e ben visti da tutti, con un’ampia trasversalità sociale. Non ci sentiamo tutelate dalle misure di sicurezza che il Governo discute, ed inizia un inaspettato tam tam che fa crescere una manifestazione auto-organizzata, con numerosi striscioni e parole d’ordine, tra cui :
•     La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini
•     La violenza contro le donne non dipende dal passaporto, la fanno gli uomini
•     L’assassino non bussa, ha le chiavi di casa
•     Ci sentiremo sicure, quando saremo libere di scegliere

È passato quasi un anno da quella straordinaria manifestazione, che ha sedimentato molto e ha segnato un passo decisivo nella ripresa di parola ed azione delle donne di questa città. Anche se purtroppo i tristi fatti di cronaca non si sono fermati, anzi. Solo che la campagna elettorale è finita, la mareggiata razzista e xenofoba ha mandato la Lega al Governo e Alemanno al Campidoglio.

Le prostitute sono sempre lì, un po’ più nascoste, e hanno imparato a correre di più quando vedono una volante della polizia, e hanno sempre a portata di mano 200€ per pagare la multa.

Le donne immigrate devono affrontare peripezie impossibili per aver un permesso di soggiorno, non basta più neanche fare la schiava a un vecchietto italiano, 7 giorni su 7, a nero. Clandestina sei e clandestina devi rimanere. Non ti far venire nemmeno in mente di andarti a curare che il medico ti deve denunciare, non ti sposare che la legge non lo consente, e non telefonare a casa che nel phone center ti denunciano.

Ma questo riguarda immigrate e prostitute, invece noi donne italiane si che stiamo meglio! Nelle istituzioni come nelle aziende abbiamo raggiunto quote paritarie?!
Nel governo italiano ci sono 4 donne ministro su 21, ma tutto sommato siamo contente, di quelle che ci sono ci bastano e ci avanzano i danni che hanno già prodotto.
La Carfagna con la sua bella legge sulla prostituzione, la Prestigiacomo che sostiene che le nostre industrie possono inquinare quanto vogliono e a noi di Kyoto e della Comunità Europea non ce ne importa niente! Ma la ciliegina sulla torta ce l’ha messa la ministra più famosa d’Italia: Maria Stella Gelmini.
Ora non è questo il momento di affrontare gli effetti devastanti dei tagli camuffati da riforma della Gelmini, ma è importante sottolineare come questo coinvolga milioni di donne in questo paese. Perché uno degli aspetti che emerge poco di questa riforma, ed in particolare dei provvedimenti che riguardano le scuole primarie sono i suoi effetti sul mondo femminile.
La maggioranza delle maestre sono donne, e quindi una drastica riduzione del personale incide considerevolmente sui tassi occupazionali femminili. E poi se i bambini usciranno da scuola alle 12,30 indovina chi dovrà restare a casa per andare a prenderli? O le baby sitter (cioè donne immigrate o giovani precarie) dei bambini ricchi o le mamme dei bambini che non si possono permetter e il tempo pieno!

Ma almeno puoi girare tranquilla, ci sono i militari per le strade a presidiare i siti a rischio! Non so perché ma molte di noi non si riescono a convincere che un uomo armato, con l’elmetto in testa dovrebbe aiutarle a sentirsi più sicure!

E soprattutto non crediamo che sia riuscita a capirlo Ilaria, la ragazza di Pavona, piccolo centro a due passi da Roma che sabato scorso è stata presa a calci da quattro ragazzi. Nello stomaco e sui fianchi. Ripetutamente. Minacciata con un coltello. Nell’indifferenza della gente, su un treno regionale. Una tratta breve, Roma-Ciampino, quindici minuti appena. La sua colpa? Avere in borsa una kefiah, forse riconducibile a un’idea politica che una ragazza sola su un treno non si può permettere.
Ma forse la sua più grossa colpa è lavorare a Roma, fare la barista e cercare di tirare aventi da sola cosciente e orgogliosa.
Per questo un grande abbraccio solidale va a questa nostra giovane sorella

Ma le donne vogliono riprendere parola e scendere in piazza, in migliaia animano l’Onda Anomala che attraversa il nostro paese in questi giorni, e in tante scenderemo in piazza sabato 22 novembre per dire che l’unica sicurezza possibile sono le donne di tutto il mondo che si organizzano.

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