Il giorno dell’occupazione

ACTION TORNA AD OCCUPARE, NASCE ACTION-A, L’OCCUPAZIONE DELLE DONNE

Tra la festa, il rito e il silenzio abbiamo scelto la lotta
Roma, 8 marzo 2008

Siamo nate a Roma, in Campania, in Calabria, in Etiopia, in Marocco, in Egitto ma per noi questo conta molto poco, siamo semplicemente cittadine del mondo.

Non abbiamo una casa dove abitare
, perché non possiamo permetterci un affitto di 1000 euro al mese, perché ce ne siamo andate da casa di nostro marito sognando un futuro diverso e senza violenza per noi ed i nostri figli, perché ci hanno mandato via dalla casa famiglia dopo sei mesi, perché delle donne sole non hanno diritto ad una casa popolare.

Siamo studentesse, lavoratrici a progetto, operatrici sociali, insegnanti, cameriere, badanti, artiste, ma avere uno stipendio tutti i mesi è sempre più difficile. La precarietà, condizione quotidiana per migliaia di persone, per una donna sembra un tunnel senza fine.

Soffriamo di una politica ipocrita che tenta di risolvere il problema della violenza sulle donne solo in termini di sicurezza espellendo immigrati ed istituendo inutili autobus rosa, quando la dolorosa realtà è che il 67% della violenza sulle donne avviene tra le mura domestiche ed in maniera socialmente trasversale.

Il nostro paese è uno “stato fondamentalista occidentale” governato da partiti di natura clericale, in cui è  impossibile aspirare ad una libera scelta delle persone nelle proprie differenze di genere.

Non accettiamo che nessuno scelga e decida sui nostri corpi, difenderemo sempre la nostra libertà di scelta e la legge 194, ripetutamente e pesantemente attaccata da ignobili e vergognosi personaggi della politica e della cultura spesso al servizio della Chiesa.

Per questo abbiamo occupato questo stabile vuoto da anni per dar vita a:

–         una casa abitata e gestita da donne, aperta a tutti
–         una casa da cui lanciare il nostro diritto all’abitare, che non è solo casa, ma anche reddito,      uno sviluppo urbanistico più sensibile alle esigenze delle donne e dei bambini, la salvaguardia dei beni comuni e lo sviluppo di energie alternative
–         una casa dove la violenza non ha le chiavi di casa
–         una casa dove razzismo ed egoismo sociale non hanno cittadinanza
–         una casa dove i nostri figli possano giocare e imparare ad essere cittadini consapevoli e solidali
–         una casa dove costruire un’altra idea di famiglia, basata su rapporti veri e reali, qualsiasi essi siano
–         una casa dove aprire uno sportello per le centinaia di donne che si trovano nella nostra situazione e che vogliono organizzarsi per riconquistare i loro diritti e condividere percorsi e pratiche di resistenza

L’unica sicurezza possibile sono le donne che si organizzano
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