Lettera aperta alla giudice Odello

Cara Giudice Lucia Caterina Odello,

domenica 21 luglio, di pomeriggio, un Commissariato romano ci ha contattate per trovare un posto in ospitalità per una donna con i suoi due bambini, fuggiti da una situazione di violenza domestica. In quel momento la Sala Operativa sociale del Comune di Roma non aveva posti disponibili e chiedeva a noi di accoglierla.

Una settimana fa a notte fonda, una donna, perseguitata dall’ex compagno, ha subito una aggressione per strada ed è stata soccorsa da alcune ragazze che ci hanno contattate per aver consigli su cosa fare. Abbiamo consigliato loro di portarla in Ospedale, e abbiamo contattato il circuito del sistema di accoglienza cittadino, ma non avevano posti. 

Due mesi fa, una ragazza che si trovava a Roma per un’esperienza di studio all’estero, mentre stavamo sistemando lo spazio giochi è arrivata da noi, raccontandoci di aver subito uno stupro da un ragazzo conosciuto la sera prima e non potendo tornare a casa, ci chiedeva un posto dove essere accolta.

In queste come in altre situazioni da 11 anni ormai, ci siamo confrontate tra noi per capire che risposta dare alle donne in difficoltà che arrivano alla casa delle Donne Lucha y Siesta. La nostra risposta è stata sempre e solo una: NOI CI SIAMO E LA CASA DELLE DONNE È DI TUTTE E PER TUTTE!

Infatti, circa 11 anni fa un gruppo di donne, che già operava nelle battaglie per i diritti umani delle donne, ha occupato – sì, occupato – uno stabile pubblico vuoto da 13 anni al fine di renderlo disponibile per le donne che decidevano di uscire dalla condizione di violenza, in un territorio estremamente popoloso e complesso quale è il VII Municipio di Roma. Lo stabile quando entrammo era fatiscente e degradato, era la casa di piccioni e topi, con molto sforzo lo abbiamo bonificato e reso agibile fino a divenire quello che è oggi, una Casa delle donne.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta negli anni è diventata un punto di riferimento per il territorio, per i servizi sociali municipali, per le Forze dell’Ordine, per tutte quelle che hanno trovato risposte adeguate ed efficaci di fronte alle difficoltà delle rete di accoglienza antiviolenza che, per il numero esiguo di posti, non riesce a sopperire ai bisogni delle donne che con coraggio vogliono fuoriuscire dalla situazione di violenza che vivono. Abbiamo messo a disposizione fino a 14 posti, con un numero superiore alla disponibilità di tutti gli altri centri antiviolenza diffusi sull’intero territorio regionale.

Nonostante ciò Lucha y Siesta ha dovuto affrontare una serie di eventi, che riassumiamo di seguito, che avrebbero piegato chiunque; malgrado questo, noi andiamo avanti: 

– 12 dicembre 2017 due ispettori Atac ci fanno visita per valutare lo stato dell’immobile e da loro apprendiamo la volontà dell’azienda di dismettere tutte le sue proprietà;

14/12/2017 chiediamo un incontro con la Giunta capitolina e gli assessorati competenti per capire cosa stia succedendo;

27/12/2017 veniamo ricevute in Campidoglio dall’Ass. Baldassarre in rappresentanza della Giunta e della Sindaca Raggi, l’Assessora prende atto della situazione, ci chiede di preparare dati e dossier utili alla risoluzione della vicenda che ci dice di ritenere indispensabile per la città;

04/01/2018 riceviamo convocazione per il 10/01/18 con protocollo 967 di Roma Capitale, in cui si legge “La presente per convocare un tavolo di lavoro finalizzato a monitorare e concertare soluzioni circa la situazione inerente la Casa delle Donne Lucha y Siesta”;

10/01/2018 il tavolo va deserto eccetto per la sola presenza dell’Assessora Baldassarre, che ci comunica l’impossibilità a procedere vista l’assenza degli assessorati competenti; 

18/01/2018 siamo nuovamente in campidoglio alla presenza dell’Assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre in rappresentanza di tutta la Giunta comunale, dell’Assessora Regionale alle Politiche Sociali Rita Visini, della Presidente della Commissione Politiche Sociale Maria Agnese Catini e della Presidente del Municipio VII Monica Lozzi, nel tavolo le Istituzioni presenti manifestano l’intenzione di costruire una cornice di lavoro comune per stabilizzare e consolidare l’esperienza della Casa delle Donne Lucha y Siesta; 

23/01/2018 viene votato il piano di rientro industriale di Atac s.p.a.;

27/01/2018 è stata presentata la prima stesura del piano di rientro industriale di Atac s.p.a.;

– 27/07/2018 Il tribunale ha ammesso Atac al concordato: veniamo a sapere dai mezzi di comunicazione – nonostante le precedenti  rassicurazioni del Comune di Roma – che la casa Lucha y Siesta risulta tra gli immobili annessi al concordato;

– 3/09/2018 siamo state audite dalla Commissione FEMM (diritti delle donne uguaglianza di genere)  del Parlamento Europeo a Bruxelles, che ha riconosciuto l’operato della Casa delle Donne Lucha y Siesta  e ha auspicato la riproducibilità del progetto; 

– 17/12/2018 la Commissione FEMM ha deciso di inviare una propria missione in visita alla Casa delle Donne Lucha y Siesta; 

– 1/02/2019: ci rechiamo presso gli Uffici dell’Atac per un incontro con l’Avvocato della Direzione Affari legali Patrimonio e Acquisti, che conferma la necessità di lasciare l’immobile;  

– 13/02/2019: incontro in Regione per discutere possibili soluzioni;

5/04/2019 ci giunge una convocazione da Roma Capitale per approfondire le questioni relative al progetto della Casa per il 15 aprile, il 15/04/2019 un’ora e mezzo prima dell’incontro stabilito ci avvisano che l’incontro è disdetto per impegni istituzionali, rispondiamo che restiamo in attesa di nuova convocazione che però a tutt’oggi rimane inevasa;

–  18/07/2019: due delle tre liquidatrici del patrimonio ATAC effettuano un sopralluogo presso  la Casa per stimare il bene e comunicano alle donne presenti che entro il 24 agosto il bene sarà stimato e venduto  poi entro un anno. 

In questi anni abbiamo sempre cercato di aprire tavoli per regolarizzare la nostra situazione,  per far riconoscere la Casa delle Donne Lucha y Siesta quale spazio autogestito di interesse comune. 

La recente legge del Consiglio regionale  n. 10 del 26 giugno 2019 “Promozione della amministrazione condivisa dei beni comuni” ci ha dato ragione, intervenendo per salvare quegli spazi autogestiti, come la Casa delle Donne Lucha y Siesta, che nel tempo hanno fornito un sostegno concreto al welfare, attivando e gestendo servizi di utilità sociale che sarebbero spettati alle Istituzioni cittadine e riconoscendone di fatto l’operato svolto a titolo gratuito.

La legge regionale attende i regolamenti attuativi per poter dare applicazione alle norme ivi contenute. Il comma b) dell’articolo 2 prevede che “ ai fini delle presente legge si intende per […] autogestione forme di gestione autonoma per le attività di interesse generale  e senza scopo di lucro lucro, da stabilire nell’ambito dei patti di collaborazione svolte dalla cittadinanza e dalle realtà attive nell’ambito del beni comuni che abbiano i requisiti di trasparenza e finalità  sociale”. 

In tale situazione, la data del 24 agosto non consentirebbe i tempi tecnici per l’emanazione dei regolamenti attuativi che porrebbero la Casa delle Donne Lucha y Siesta in quella situazione di regolarità  che auspichiamo da anni.  

Ci rivolgiamo a Lei, in quanto donna, cosciente delle difficoltà che vivono le donne che vogliono sottrarsi a situazioni di violenza, per chiedere  tempo; per rinviare, nell’esercizio del Suo potere discrezionale, la data del 24 agosto per la stima del valore,  limitatamente al bene Casa delle Donne Lucha y Siesta, di 120 giorni, per consentire in questo modo l’emanazione dei regolamenti attuativi della Legge Regionale n. 10 del giugno 2019 e costruire così le condizioni per salvaguardare questa incredibile esperienza che contribuisce in maniera significativa al contrasto alla violenza di genere.

 

 

 


 

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