Lucha y Siesta compie 7 anni!

Domenica 8 Marzo 2015

Lucha y Siesta compie 7 anni!

CON LA RIVOLUZIONE CURDA NEL ROJAVA E LA RESISTENZA DELLE UNITÀ DI DIFESA DELLE DONNE YPJ

OUR REVOLUTION IS A WOMEN’S REVOLUTION

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ore 10.00 Corteo cittadino “Donne vita libertà” da Viale Ostiense 137b

ore 19.30 Apericena e Inaugurazione del punto NoMacero a bibLyS

ore 20.30 Proiezione del documentario “Primavera in Kurdistan” di S. Savona

ore 22.00 Concerto live Garbasamba (bossanova, samba, funky, reggae). A seguire djset con De Fomentibus (Outranational musi) e Dj Ramirez (Boom selection R&B funky & more)

Casa delle donne Lucha y Siesta

Via Lucio Sestio, 10 (Cinecittà, Roma)

Ritratti di donne che hanno fatto la storia: rassegna di teatro, musica e immagini

Ritratti di donne che hanno fatto la storia

Nel corso della storia molte sono state le figure femminili di estrema importanza sia nell’ambito politico che culturale, verso le quali la cultura ufficiale non dedica il giusto approfondimento. Questa rassegna, che mescola le forme espressive del teatro, della musica e delle immagini, cerca di far rivivere questi modelli femminili facendo emergere il contributo che ogni singola protagonista ha dato al suo specifico ambito di espressione artistica. Alcune di loro sono conosciute ai più perché legate sentimentalmente a uomini di successo. La nostra rassegna scardina questa visione stereotipata, valorizzando e facendo emergere le qualità artistiche di ciascuna di esse: infatti ognuna di loro ha contribuito alla realizzazione di una cultura visiva e intellettuale prettamente femminile.

Rassegna a cura di Donatella Mei, Egilda Orrico, Maria Laura Franceschini.

Con la partecipazione di Francesca Cati

Domenica 25 Gennaio – 1 Marzo – 29 Marzo – 26 Aprile – 31 Maggio 2015

Via Lucio Sestio, 10 

Dalle ore 19.30 aperitivo a seguire iniziativa

Per info dettagliate sul programma delle serate visita la pagina facebook

25 Gennaio 2015: Dora Maar. Dora Maar è stata una fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata. Donna di rara bellezza, sensuale, distaccata, enigmatica, aderì al surrealismo e frequentò gli intellettuali più importanti di Parigi. Acuta, intelligente e politicamente impegnata, Dora ha lasciato un’ impronta profonda nella storia della fotografia.

1 Marzo 2015: 101 donne che hanno fatto grande Roma di Paola Staccioli. 101 ritratti di donne dalla Roma antica, al secondo dopoguerra, dal Medioevo al Rinascimento, dal Risorgimento alla Roma del boom economico ci racconta la storia di donne della grande Storia ma anche figure rimaste fuori dalla ribalta della notorietà, impegnate nella politica o nel sociale, artiste, letterate, attrici, cortigiane.

29 Marzo 2015: Tina Modotti. Emigrante, operaia, attrice, fotografa nel Messico degli anni venti, antifascista militante nel movimento internazionale, perseguitata ed esule politica. Fu “fotografa e combattente”. La fotografia per lei è stato un mezzo per riprendere la vita reale della gente del popolo.

26 Aprile 2015: Alba de Cespedes. Scrittrice, poetessa e partigiana italiana, autrice anche di testi per il cinema e il teatro. Ha scritto romanzi e poesie e si è occupata della stesura di copioni di programmi per la radio e la televisione. “Clorinda” è stato il suo pseudonimo radiofonico, e il suo nome di battaglia da partigiana.

31 Maggio 2015: Camille Claudell. Scultrice e graphic designer francese. Molte delle sue opere sono esposte al Museo Rodin di Parigi, in una sala a lei dedicata accanto ad alcune sculture di Rodin che lei ha ispirato. Su di lei sono stati girati due film: il primo nel 1988 di Bruno Nuytten, il secondo nel 2013 di Bruno Dumont.

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#IODECIDO: RIAPRIAMO IL REPARTINO DEL POLICLINICO!

Il 25 novembre 2014 abbiamo rivendicato l’applicazione e il rispetto della legge 194 in seguito alla sospensione del servizio di IVG al Repartino del Policlinico Umberto I, dopo il pensionamento dell’unico medico non obiettore in tutto il reparto.

Abbiamo ottenuto la pubblicazione di un bando per l’assunzione di due medici non obiettori che garantissero la ripresa e la continuità del servizio. Ad oggi è stato giudicato idoneo un solo medico su dieci, attualmente già attivo, che sarà assunto con contratto co.co.co.

Richiediamo con urgenza la seconda assunzione e che siano garantite la continuità del servizio e di tutte le attività relative alla salute e all’autodeterminazione delle donne: dal reparto Ivg alla sala parto, dalle sale operatorie ai reparti di degenza, per rispondere nel modo più adeguato all’esigenza di prevenzione, cura e riabilitazione in questo settore fondamentale della sanità pubblica.

Continueremo a monitorare la situazione nel Policlinico Umberto I e negli altri ospedali pubblici di Roma, affinchè la libertà di scelta e la tutela della salute riproduttiva della donna vengano garantite nel migliore dei modi e non si corra il rischio che vengano messe in discussione.

La 194 non si tocca! Continueremo a difenderla e a opporci al sabotaggio degli obiettori di coscienza e ai tagli ai servizi e alla salute.

La battaglia per la salute e la libertà di scelta è anche una battaglia culturale che vuole riaffermare la centralità della volontà della donna, che non può essere sottomessa a quella dei medici né a quella di leggi e pronunciamenti che limitano la nostra libertà. Accogliamo con indignazione la decisione del consiglio di Stato sul decreto della regione Lazio mirato a ridefinire i limiti dell’esercizio dell’obiezione nei consultori familiari.

Riteniamo inaccettabile che non applichino contromisure adeguate a garantire l’accesso all’IVG su tutto il territorio nazionale e a sanzionare abusi come il rifiuto di prescrizione della contraccezione d’emergenza.

A questo proposito il 9 marzo il Parlamento Europeo voterà per l’approvazione della risoluzione Tarabella (già votata dalla Commissione sui diritti delle donne) che vuole ribadire la libertà di aborto e l’accesso alla contraccezione per le donne.

Nel 2013, ricordiamo che i deputati del PD concorsero alla mancata approvazione dell’analoga risoluzione proposta dall’eurodeputata socialista Estrela, che invitava tutti gli Stati membri a garantire l’aborto e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne.

Siamo davvero curiose di sapere come i rappresentanti del partito governativo italiano si esprimeranno stavolta… Di sicuro noi non resteremo in silenzio!

Sul mio corpo decido io! It’s time to react!

Rete #iodecido

Cobas Sanità Università e Ricerca Policlinico

La Resistenza Curda in Rojava

La Casa delle donne Lucha y Siesta e il Csoa La Strada presentano:
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LA RESISTENZA CURDA IN ROJAVA

Incontri con OZLEM TANRIKULU Presidente Uiki Onlus

MARTEDì 27 GENNAIO ORE 19.00  

al CSOA LA STRADA – via Passino 24, Roma

▻ proiezione di PRIMAVERA IN KURDISTAN di S. Savona
▻ incontro con Ozlem Tanrikulu e Barbara Balzerani
▻ sarà in funzione l’osteria popolare l’Ardente


MERCOLEDì 28 GENNAIO ORE 19.00 

alla Casa delle donne LUCHA Y SIESTA – via Lucio Sestio 10, Roma

▻ presentazione del libro TUTTA LA MIA VITA È STATA UNA LOTTA di Sakine Cansiz
▻ incontro con Ozlem Tanrikulu, Loredana Lipperini e Alessia Montuori
▻ a seguire aperitivo

★★★ Rojava Calling ★★★

Ritratti di donne che hanno fatto la Storia: Dora Maar

Domenica 25 Gennaio

Casa delle donne Lucha y Siesta

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Per la prima volta in scena la vera storia di Dora Maar.
Un reading/spettacolo semiserio e tragicomico scritto e diretto da Donatella Mei.

Domenica 25 gennaio è il primo appuntamento della rassegna che, nel corso dei prossimi mesi, attraverso il teatro, la musica e le immagini racconterà alcune figure femminili che sono state importantissime nel campo della cultura, sebbene poco conosciute.

Programma della serata:

ore 19:00
aperitivo a cura della casa delle donne Lucha y Siesta

ore 20.30
reading/spettacolo teatrale scritto e diretto da Donatella Mei. 
Con la partecipazione di Francesca Cati.

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I prossimi appuntamenti della rassegna:
29 marzo: Tina Modotti
26 aprile: Alba de Cespedes
28 maggio: Camille Claudell

La riproduzione come paradigma

di Federica Giardini e Anna Simone

Elementi per una economia politica femminista

Questo non è un comunicato, ma un modo per significare i tempi di ingiustizia che sentiamo inscritti nei nostri corpi, nelle nostre esperienze, nelle nostre pratiche e nelle nostre relazioni.

Da tempo coltiviamo la presa di parola sul funzionamento di questo capitalismo che si traduce nelle nostre vite quotidiane attraverso l’antropologia prodotta dal neoliberismo. Siamo convinte che il femminismo sia un pensiero per tutte e tutti, un pensiero di civiltà che apre nuove prospettive, sia partendo da noi, sia ragionando su grande scala. Non ci basta più un pensiero di donne sulle donne, vogliamo parlare del mondo collocandoci nella realtà delle nostre vite e delle nostre esperienze. Proponiamo, quindi, una scrittura scandita in alcune tesi per avviare un percorso comune, un percorso che articoli la materialità di questo presente, per ricollocare i nostri desideri e i nostri bisogni, per una nuova misura del mondo, una nuova economia politica.

Sulla riproduzione

1. Assumiamo le attività di riproduzione come il paradigma dei tempi in cui viviamo. Per riproduzione non intendiamo la sola rigenerazione biologica, eterosessuale, della specie, bensì tutto il ciclo di attività che mettono e rimettono al mondo, e sul mercato, l’umano. Consideriamo dunque conclusa la fase della contrapposizione tra femminismo marxista o materialista e femminismo del simbolico. Il paradigma riproduttivo può dunque interpellare tutti i soggetti che si collocano al di fuori del quadro eterosessuale o che non assumono la prospettiva di genere. Il soggetto queer, come tutte noi, abita, dipende dalle relazioni, necessita delle condizioni materiali e dei mezzi per dire una vita degna, quando voglia nominare materialmente la sua esperienza.

2. Il paradigma riproduttivo si afferma in un’epoca postpatriarcale, nella sovversione delle categorie che hanno regolato il vivere umano in epoca moderna: natura-cultura, attività domestiche-lavoro, privato-pubblico, etica-politica, economico-sociale, inclusione-esclusione. Per riproduzione intendiamo dunque la generazione e rigenerazione fisica e mentale dell’umano nella sua primaria dimensione relazionale, tra famiglia e società, tra condotte individuali e collettive, tra attività necessarie incomprimibili e attività relazionalmente libere.. Dai comitati di bioetica al telelavoro, dal ritorno del volontariato, fino alla società dei servizi, tutto ci parla della fine di quei confini.

3. Il paradigma riproduttivo non è né in alternativa, né complementare alla produzione, ne registra le metamorfosi e ne è un polo ineliminabile. Consideriamo la riproduzione il punto cieco della tradizione economica e politica della modernità occidentale. E’ su questo impensato che si sta ricostituendo la presa del capitalismo, ovvero la sperequazione, lo sfruttamento e l’ingiustizia. Il pensiero femminista ha strumenti ben collaudati per collocarsi su questo terreno e sviluppare un conflitto all’altezza delle trasformazioni del presente. Il paradigma riproduttivo svela come, di epoca in epoca, il confine tra produzione di beni e riproduzione dell’umano si sposti e ridefinisca quali sono le attività non qualificate (lavoro semplice), quali le attività necessarie alla sopravvivenza (lavoro necessario), quali le attività qualificate e dunque valorizzate, ricollocando così le aree di esercizio dello sfruttamento e dell’oppressione. Com’è possibile che oggi un’ora di traduzione dall’inglese sia pagata meno di un’ora di pulizie in casa altrui?

Sui dibattiti in corso

4. Il paradigma riproduttivo evidenzia come i dibattiti nordoccidentali sulla cura, non affrontando gli effetti economici su grande scala prodotti dal neoliberismo, non si confrontano con i criteri della valorizzazione e svalorizzazione di queste attività. “Prendersi cura del mondo” va preso alla lettera. Significa assumersi la cruda materialità della manutenzione del vivere; posizionarsi sulla grande scala nella quale viviamo; riappropriarsi delle misure per non automercificarci e per non mercificare l’altra, “la colf e la badante”; significa dunque generare e orientare le pratiche conflittuali volte a riappropriarsi delle misure del valore del vivere. Mi basta l’apprezzamento, una eventuale gratitudine, il riconoscimento e la fantasia di una promessa per il futuro prossimo, in ritorno di quel che ho fatto, quando nessuno si preoccupa di come pago l’affitto?

5. Il paradigma riproduttivo non coincide con la diagnosi della femminilizzazione della società, del mercato, del lavoro. E’ un paradigma che – oltre a indicare l’estensione a tutti i soggetti del carico delle attività di generazione continua dei corpi relazionali che siamo e in cui consistiamo – intende individuare, tra produzione e riproduzione, lo spostamento della linea del valore che di volta in volta ridefinisce cosa è lavoro non qualificato, lavoro necessario e lavoro valorizzato. Le retoriche sulla femminilizzazione del lavoro e della società sono solo la forma “gestionale”, antropologica, del neoliberismo, che ha già stabilito in altre sedi – da chi costruisce gli indicatori statistici o da chi elabora i criteri di valutazione nei rating o nell’erogazione di fondi comunitari e nazionali… – il quadro generale di criteri, priorità e finalità. Per il desiderio di chi sto svolgendo lavoro gratuito o mal pagato?

6. Il paradigma riproduttivo aumenta la capacità descrittiva di quel che è stato messo sotto il titolo di “lavoro cognitivo” o “lavoro immateriale”. Accogliamo positivamente il terreno comune creato dalla diagnosi dell’”egemonia del lavoro immateriale” e dalla diffusione del paradigma biopolitico, ma vogliamo una maggiore presa sulla materialità delle vite. Oltre alla formula della “messa a valore delle capacità linguistiche, relazionali, affettive”, ci dotiamo di strumenti più affilati per descrivere le attività non viste eppure necessarie e dunque lasciate ad altre, ad altri. Il paradigma riproduttivo, mantenendo la tensione con le attività di produzione di beni, permette di far cadere la distinzione tra lavoro materiale e lavoro immateriale e di ritrovarla come distinzione tra attività rinaturalizzate, rese cioè invisibili e indicibili, e attività valorizzate, salariate, svalorizzate.Accogliere – lavoro complesso ma rinaturalizzato – è lasciato all’invisibile al pari dell’ovvietà del respiro, è richiesto come sovrappiù nella prestazione professionale o è già politica?

Sul valore

7. Nel venire meno della partizione tra attività domestiche e attività produttive, il paradigma riproduttivo ridefinisce tutto quel che andava sotto il titolo “lavoro”. Misura, valore, salario, tempo di vita, tempo produttivo, bisogno e consumo, virtù pubbliche e private, si sono disposte in una precisa organizzazione sociale, che non esiste più. Consideriamo il paradigma critico della “mercificazione” – il valore inteso come valore monetario attribuito a uno scambio ed esteso a relazioni che prima monetarie non erano – insufficiente per descrivere le trasformazioni del contemporaneo. L’attribuzione di valore e disvalore non si limita alla sola misura monetaria, al prezzo o al salario, ma implica una vasta gamma di tecniche di comunicazione e del sé che plasmano la nostra stessa percezione di cosa vale. Dal tremore all’incredulità di fronte alle procedure di selezione (concorsi, contest, colloquio di lavoro, valutazione permanente).

8. Contro l’eccesso soggettivo nel concepire lo sfruttamento e l’eccesso oggettivo-scientista dell’economico, contro la sussunzione del monetario nel sociale o viceversa, il paradigma riproduttivo richiede una nuova teoria del valore, che sia in grado di descrivere sia gli effetti di dominio, che distribuiscono degni e indegni, meritevoli e immeritevoli, sia la traduzione delle attività sociali in prezzi e salari. I valori delle nostre attività non riguardano solo il senso di sé e di quel che si fa, sono individuati da una dinamica retroattiva tra domanda-offerta e il più ampio andamento discorsivo e virtuale che la ricostituisce. Differenza, nel paradigma riproduttivo, è il nome del campo su cui si esercita la messa a valore, come anche la sua riappropriazione. Il voto, il rating non sono solo numeri, ma sono più dei loro effetti sui soggetti.

9. Che differenza corre tra una donna che cucina e uno chef? In questa differenza il paradigma riproduttivo individua le attività naturalizzate e dunque senza valore e le attività messe a mercato, anche simbolico e comunicativo, e dunque dotate di valore. Che differenza c’è tra una donna che cucina e una donna che va a servizio in casa altrui? In questa differenza, il paradigma riproduttivo individua l’intreccio tra valorizzazione e svalorizzazione, discorsiva e monetaria, dunque simbolica. Donna che cucina sta a precario come chef sta a opinionista, oppure donna di servizio sta a ricercatore a contratto o a dirigente di pubblica amministrazione come chef sta a procuratore finanziario.

10. Al salario e alla gratitudine preferiamo la restituzione. Il reddito garantito prevede un provvedimento monetario che è condizione necessaria ma non sufficiente. La restituzione – reddere – è un circuito simbolico-materiale, un circuito di riproduzione della vita degna, che non può esaurirsi nella possibilità di pagarsi quel che serve per sopravvivere. Essere parte di un circuito di reddito significa accedere, utilizzare e moltiplicare le condizioni del vivere. Voglio un salario o tutto quel che serve per un’esistenza gioiosa?

11. “La casalinga somiglia all’artigiano e quindi è meno suscettibile di rivoltarsi alla sua condizione”. Assumere il paradigma riproduttivo permette di portare a parola i soggetti che fanno corpo con le loro attività e dunque più suscettibili di aderire a criteri di valorizzazione eterodiretti; permette di individuare il crinale tra valorizzazione per il profitto altrui e pratiche e istituzioni di autovalorizzazione. Dalla finanza “etica” al reddito incondizionato, la posta in gioco è riappropriarsi non del valore, bensì dei criteri, e delle misure, di attribuzione del valore. Chi decide in cosa consiste sentirsi bene?

Sulle relazioni e le loro forme

12. Il paradigma riproduttivo rimette in questione la stessa libertà. Il neoliberismo si serve ma nasconde la dimensione necessaria e ineliminabile della interdipendenza, del legame, della cooperazione. Rende visibili solo le libertà che generano e rigenerano “individui” indipendenti, dotati di libero arbitrio, di libertà di scelta. L’occultamento avviene su almeno due piani: la libera scelta si esercita entro un quadro di opzioni stabilite altrove, che a loro volta non sono materia di scelta; la libertà di competere si esercita nella dipendenza estrema dal mercato, dalla sola dinamica domanda-offerta. Individui consumatori del segmento finale di produzione e individui competitivi ricattati dalla paura di cadere fuori, nello status abissale del bisognoso. Il paradigma riproduttivo punta alla riappropriazione della dipendenza, della interdipendenza e della relazione quale condizione della libertà. Dal mutualismo alla solidarietà autodeterminata.

13. Consideriamo l’estendersi degli “espulsi” e dei “bisognosi” come l’effetto della dinamica di valorizzazione-svalorizzazione di attività umane fondamentali. Gli effetti di questo respingimento nella sfera del quasi-politico, nella naturalità muta del bisogno, possono essere contenuti e/o governati solo con la violenza. Nel paradigma riproduttivo, che non separa fisico e mentale, violenza epistemologica e violenza poliziesca sono due aspetti di uno stesso processo di ridefinizione e ri(de)legittimazione di quel che si può considerare umano, dotato di diritti, politico. L’ottantenne sfrattata per fine locazione, è un soggetto abbietto, pericoloso, o soggetto di una nuova economia politica?

14. Se le attività riproduttive delle relazioni sono l’atmosfera che respiriamo e che ci viene sottratta, perché si discute della “fine della società”? Le attività riproduttive, quando portate a coincidenza con le attività monetizzate e sottoposte al valore di scambio, riformulano il legame sociale in rapporti individuali contrattualizzati e i diritti in contratti assicurativi sul rischio. Consideriamo una conferma la rilevanza strategica attribuita alla liberalizzazione dei servizi prevista dal TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership) e dal TISA (Trade in Services Agreement). Domani, curarsi corrisponderebbe a questa sequenza di atti: ricognizione dei centri sanitari aperti o chiusi a seguito di valutazione della loro virtuosità di bilancio, calcolo costi-benefici, valutazione rapporto qualità-prezzo.

15. Il paradigma riproduttivo interroga la cittadinanza e i suoi istituti, oggi che non è più fondata sul patto costituzionale e sulla divisione sessuale e nazionale del lavoro. In questo senso leggiamo le teorie della governamentalità: generazione e rigenerazione delle relazioni e delle risorse necessarie alle relazioni, in un quadro di finalità che non è nelle mani degli agenti delle attività riproduttive. Il passaggio dal cittadino-lavoratore al cittadino-consumatore-cliente indica il passaggio da un regime di Welfare, di esigibilità dei diritti sociali e fondamentali, a politiche sociali quale sistema di “gestione” del disagio sociale in cui, quali “clienti” subalterni e/o “bisognosi”, siamo privati della piena soggettività e autodeterminazione. Non le relazioni che prevedono la bellezza e l’uso del luogo in cui si vive insieme, ma il criterio della sicurezza e la stipula di un contratto assicurativo in caso di incidente.

16. Nel venire meno della partizione tra pubblico e privato, il paradigma riproduttivo si manifesta nell’estendersi della dimensione amministrativa in cui si inscrivono e a cui sono sottoposte le nostre vite. Le progressive riforme della Pubblica amministrazione vanno intese come estensione delle attività riproduttive a tutti e ciascuno. Nel paradigma riproduttivo-amministrativo i diritti sociali si trasformano in servizi, in prestazioni, in prodotto di attività che devono essere costantemente ripetute, individualmente e ben oltre le istituzioni pubblico-statuali: dalla previdenza e assistenza, all’istruzione, alle risorse sociali primarie. La scelta delle tariffe di acqua, luce, gas, comunicazione, come anche la ricerca, valutazione e accesso a casa, scuola…

17. Tra le principali attività della riproduzione includiamo il sistema dell’istruzione, della formazione e dell’educazione, quale ambito nuovamente strategico nella costruzione e orientamento del “capitale umano”. Troviamo conferma di questo nella priorità ed effettualità della riforma a livello europeo e nazionale dei diversi cicli di istruzione, che si nutrono di nuovi apparati di valutazione e selettività e che investono il “mercato” del lavoro tanto quanto la formazione. Ritorno al Giudizio universale e per giunta senza giustizia.

18. Tra i sintomi dell’instaurarsi di un regime amministrativo-gestionale-riproduttivo registriamo le espressioni “capitale umano”, “risorse umane”, “capitale sociale”, “knowledge economy”, “knowledge society”, ma anche “smart city” e “green economy”. Nell’epoca della “rigenerazione urbana”, il paradigma riproduttivo individua l’umano nel suo ciclo di attività vitali, tutte già politiche ma, diversamente dalla nozione di “biopolitica”, permette di cogliere le dinamiche di valorizzazione della dimensione non umana, evitando l’ipostatizzazione della natura o dell’ambiente in materia inerte offerta alla produzione, materiale o immateriale che sia. Abbiamo visto una politica capace di dare significato all’espressione “democrazia dell’acqua”.

Prendere parola femminista in questo quadro significa dunque ripensare tutto: l’economico, il culturale, il materiale-naturale, il sociale, il giuridico, il politico. Non si tratta di ambiti separati, bensì intrecciati all’interno di un processo di valorizzazione complessivo e complesso di cui occorre farsi carico. Non ci basta pensare le forme di liberazione dalle misure che instaurano lo sfruttamento, riteniamo dirimente individuare nuove misure, nuove forme regolative in grado di ridare valore alle nostre vite, qui e ora.

Parte delle questioni formulate sono oggetto di un lavoro condiviso con Eleonora De Majo, Gea Piccardi e Alessia Dro (fg).