Aperitivo musicale a sostegno della Casa Cereza in Chiapas

►►► VENERDì 11 LUGLIO ORE 19.00

►►► La casa delle donne Lucha y Siesta è lieta di invitarvi a una serata musicale a sostegno della Casa Cereza di San Cristobal de las Casas:

► Aperitivo musicale con la splendida voce di Rosa Sanchez

►Mostra Fotografica Victimas: las mujeres de la casa Cereza e cortometraggio a cura di Cristina Mastrandrea, Fotogiornalista

► Collegamento Skype con le donne della casa Cereza

Il collettivo Cereza nasce nel 2009 per diffondere e difendere i diritti umani delle donne in carcere e delle donne che hanno ottenuto la loro libertà in Chiapas. Opera attraverso il sostegno legale, la consulenza psicologica e la formazione per l’integrazione sociale e lavorativa delle donne che sono passate attraverso un processo di privazione della libertà e sono soggette a rifiuto ed espulsione sociale.

Il collettivo ha fondato una casa transitoria, Casa Cereza, che ospita le donne e le/i loro figlie/i, con la quale la Casa delle donne Lucha y Siesta è gemellata dal 2013.

 

Casa delle donne Lucha y Siesta

Via Lucio Sestio, 10 (Cinecittà, Roma)

Evento facebook

BOOMERANG FEST 2014 / Largo Spartaco

Riprendiamoci l’Estate! 

26-27-28-29 GIUGNO

Film, teatro, video, mostre, Interviste, street art

INGRESSO GRATUITO

PROGRAMMA

|GIO 26|

Ore 19 Apertura apertura Mostra Fotografica Victimas: las mujeres de la casa Cereza e cortometraggio a cura di Cristina Mastrandrea, Fotogiornalista

“la casa Cereza di San cristobal de las Casas dal 2013 è gemellata simbolicamente con la Casa delle Donne Lucha y Siesta”

Ore 21 Reading tratto da “Anatra all’Arancia Meccanica” di Wu Ming con Laura Garofoli

Ore 21,30 video MOVIE – Boomerang Fest Production 

[Il braccio violento del precario, Un killer per il presidente, I will survive, L’ uomo nero, La vendicatrice, Largo all’avanguardia - tributo a Freak Antoni] a cura di Margine Operativo

Ore 22 proiezione FILM Qualche nuvola – di Saverio Di Biagio, 2011

|VEN 27|

Ore 21 Monologo Teatrale “Interruzioni Volontarie” di e con Claudia Salvatore

Ore 21,30 video Una giusta resistenza – NO TAV TOUR.

Ore 22 proiezione FILM L’ultima ruota del carro – di Giovanni Veronesi con Elio Germano, 2013

|SAB 28|

Ore 10 Mercatino dell’altra economia “SEMIURBANI”

Ore 19 intervista a Mina Welby a cura de: “La Salita del Quadraro”

Ore 20 intervento di street art di Aladin

Ore 21 reading teatrale Scritti di impegno incivile a cura di Perla Moriggi

Ore 21,30 video GEZI PARK- Boomerang Fest Production

Ore 22 proiezione FILM Smetto quando voglio – di Sydney Sibilia, 2014

|DOM 29|

Ore 19 intervista a Zerocalcare a cura de : “La Salita del Quadraro”

Ore 21 Monologo Teatrale Dirty disordinata storia di un avvocato gay,travestito e bipolare – A cura di Angelo Mai Altrove

Ore 21,30 video TIFIAMO BRASILE – Boomerang Fest Production

Ore 22 proiezione FILM Spaghetti Story – di Ciro De Caro, 2013

Durante tutta l’iniziativa saranno raccolte le firme di “Deliberiamo Roma”

Funzioneranno cucina, birreria, cocktail bar e frutteria

Csoa Spartaco
Casa delle donne Lucha YSiesta 
Garagezero
https://www.facebook.com/estateromanaperiferia

 

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Del Pride ed altre favolosità

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A vent’anni da quel primo Pride romano del 1994, che vide 20.000 persone riprendersi le strade della città santa per affermare la propria resistenza ad una “tolleranza repressiva” che le voleva confinate nell’invisibilità, sabato 7 giugno Roma è stata di nuovo invasa da chi ancora una volta ha voluto “metterci la faccia”.
Convinti dell’importanza di presidiare uno spazio politico così partecipato in un Paese dove l’educazione sessuale nelle scuole è fantascienza, dove i libri che parlano di omosessualità sono (ri)messi al rogo, dove nessuna situazione affettiva e di convivenza al di fuori della coppia uomo/donna trova riconoscimento, dove migliaia di bambini hanno un genitore invisibile, abbiamo scelto di esserci facendo sentire la nostra voce e portando i nostri contenuti. Pienamente consapevoli delle tante contraddizioni che una manifestazione come quella del Pride incarna, abbiamo prodotto un nostro documento politico e organizzato uno spezzone sociale che racchiudesse tutte le nostre diverse soggettività di “Frocie fuori norma” nello slogan “Siamo inarrestabili!”

Abbiamo attraversato una piazza piena di complessità da leggere e non è stato affatto banale essere in piazza in migliaia e aver portato questioni forti a due settimane dal voto europeo che ha consegnato al presidente del consiglio una vittoria. Nonostante il lessico politichese di qualcuno sappiamo bene che questo governo non sarà in grado di rispondere alle nostre molteplici esigenze, ma anzi sta già lavorando contro di noi. I tagli che si stanno silenziosamente abbattendo sulla sanità pubblica, un “piano casa”, il decreto Lupi, che si accanisce contro chi non può permettersi di pagare un affitto, il job’s act che minaccia di peggiorare drasticamente un mercato del lavoro già totalmente precarizzato: sono tutte politiche che peggiorano le nostre vite precarie, che limitano le nostre possibilità materiali di autodeterminarci e di vivere liberamente le nostre vite eccentriche rispetto al sistema eteronormativo e familista. Presidiare la piazza del pride vuole dire trasformare la disillusione in una prospettiva di lotta, trasformare la rassegnazione in rabbia e costruire un’opposizione che infranga la retorica e metta al centro corpi e bisogni reali. Nella piazza di sabato abbiamo provato a costruire quella lotta. Ed è stato favoloso.

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Riprendendo la frase pronunciata da Conchita Wurst, abbiamo voluto ribadire che l’affermazione politica delle nostre soggettività è inarrestabile: da Stonewall in poi il nostro cammino non fa che guardare alla Liberazione dei corpi e dei desideri.
Hanno provato a fermarci in mille modi, arrestandoci, consegnandoci fogli di via, dipingendoci come untori satanici portatrici dell’HIV/AIDS. Ancora, per anni hanno provato a bloccare il nostro riprenderci le strade col pretesto della “non appropriatezza”, perché in concomitanza di Giubilei o feste religiose. Ma non ci siamo lasciate intimidire, non ci siamo fermati, la nostra determinazione e la potenza dei nostri desideri sono più forti dell’ipocrisia di una classe politica serva del potere catto-patriarcale.
“Siamo inarrestabili” perché viviamo e costruiamo quotidianamente quegli spazi di socialità e condivisione sottratti alla speculazione immobiliare e all’abbandono delle istituzioni pubbliche che il Governo e la magistratura stanno cercando di smantellare criminalizzandoci con teoremi e pretesti da serie televisiva di quart’ordine. È in questi spazi che mettiamo in campo un modello alternativo di relazioni altre rispetto all’egemonia del mercato, per cui dovremmo “esprimerci” entro spazi privati ben delimitati e a pagamento.

Ci diciamo “frocie” perché il nostro genere va al di là del semplice binarismo uomo/donna, perché giochiamo con la sessualità e i desideri, perché i nostri corpi eccedono “quello che la natura vorrebbe”, perché la nostra pratica politica passa per il corpo e le sue mille possibilità.
Siamo “fuori norma” perché siamo brutte, passive, isteriche, puttane, migranti, facciamo sesso quando e come vogliamo, facciamo lavori umili e precari, siamo insomma tutte quelle che non rientrano nell’immaginario – pretestuoso e violento – della persona “perbene”.

Siamo “fuori norma”, rifiutiamo standard di decenza e non ci riconosciamo nella retorica “amare è un diritto umano” e nell’immaginario del “Mulino Arcobaleno”. Se da un lato, infatti, il matrimonio egualitario mette in crisi l’istituto tradizionale e l’omogenitorialità distrugge il modello binario della procreazione e della parentalità, dall’altro si sono andati imponendo come modelli unici di affettività e di famiglie dello stesso sesso. Tutto questo a scapito di ben più diffuse forme di relazioni e di famiglie, anche tra persone di sesso diverso, che necessitano di riconoscimento e tutela.
Siamo stanch@ di reprimere i nostri desideri, in nome dell’accettabilità da parte dell’opinione pubblica e del legislatore, e di conformarci ai canoni di convenienza e per questo abbiamo attraversato il Roma Pride 2014 esprimendoci senza censure e con favolosità.

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Combattiamo la normatività dominante che, a vari livelli, accompagna ogni momento della vita sociale. Rifiutiamo tutte quelle norme sessuali, di genere, classe, etnia, età, ecc, che ci vorrebbero far sentire sbagliate, “mancanti” di qualcosa. Siamo favolose e non c’è giorno o momento dell’anno in cui smettiamo di sentirci tali o non lottiamo affinché chiunque altr@ non venga discriminat@ perché fuori norma. Il Pride è solo il momento culminante di questo continuo processo di Liberazione.
Attenzione: il nostro non è un essere “contro” il documento ufficiale del Pride. Il punto è che a noi queste richieste non bastano: crediamo infatti che queste conquiste per essere sostanziali non possano essere slegate dalle battaglie per un nuovo modello di welfare non più improntato su un’idea anacronistica di famiglia, dall’opposizione allo smantellamento dei diritti e della dignità del lavoro, dal rifiuto totale delle politiche di austerity che hanno portato a rendere vuote moltissime conquiste sociali (sanità ed istruzione pubbliche in primis).
La nostra lotta per l’autodeterminazione si intreccia a quelle di altre soggettività con cui dobbiamo costruire e praticare percorsi comuni: è inaccettabile che l’obiezione di coscienza renda difficilissimo l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza; è inaccettabile che la contraccezione continui ad essere ostacolata e oscurata dalle istituzioni; inaccettabili sono le politiche di criminalizzazione e detenzione di tutte quelle persone che per volontà o necessità hanno deciso di costruirsi un futuro altrove; inaccettabili sono le misure punitive messe in campo contro realtà e movimenti sociali che ogni giorno provano a mettere in campo un’alternativa sociale e politica mentre a gruppi neofascisti viene permesso di manifestare nel giorno in cui esprimiamo in massa il nostro orgoglio.
Ripartiamo quindi dal Pride e dalle sue contraddizioni, quelle mille contraddizioni che sempre ci sono state e su cui noi insistiamo e continueremo ad insistere. Ma ripartire dal Pride vuol dire anche impegnarsi a costruire quotidianamente spazi più inclusivi, in cui le Norme egemoniche vengono messe in discussione, in cui le etichette classificatorie vengono dissezionate mentre viene lasciato spazio alla sperimentazione e alle possibilità di corpi e desideri. Il nostro Pride è ogni giorno, ma condividere una giornata in migliaia come è avvenuto per il nostro spezzone di sabato ci rende più forti e determinate, il calore e il supporto ricevuti dal nostro intervento dal palco ci mostrano che le nostre istanze sono ancora vive e sentite. Ripartiamo dal Pride con la voglia e l’entusiasmo di creare nuovi percorsi e momenti di lotta e condivisione perché siamo inarrestabili e continueremo a contaminare spazi e linguaggi, perché nessun@ sarà liber@ se non tutt* saranno liber*.

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(Queer lab, Degender, Communia, Esc, Info-Sex, Link, Lucha y Siesta)

SIAMO INARRESTABILI! Froci/e fuori norma | Roma Pride 2014 | 7 giugno

10304970_468821409919265_5812670421952259322_nSiamo froci/e, lesbiche, trans, intersex, bisessuali, puttane, femministe, queer, migranti, terrone, camioniste, shampiste, sfrante, passive, effeminate, ciccione, senzatetto, fannullone, precarie.

Siamo quelle che non si riconoscono nel Pride del glamour, del fashion, della fortezza-Europa come modello, delle famiglie del Mulino arcobaleno.

Il Pride è però da sempre uno spazio politico non omogeneo: è per questo che, infilandoci nelle pieghe delle sue contraddizioni, ce lo vogliamo riprendere con la favolosità dei nostri corpi fuori norma, per urlare che Siamo Inarrestabili.

Inarrestabile è la nostra critica alle istituzioni che ci governano in ogni aspetto della vita. Inarrestabili sono le nostre pratiche politiche, la nostra voglia di prenderci spazi di liberazione e socialità non- mercificata, dove vivere le nostre vite libere dalla violenza e dalle Norme.

Inarrestabile è il conflitto contro chi ci criminalizza e ci sgombera, e che oggi col decreto Lupi che mira a rendere la vita impossibile a chi occupa e libera spazi – ha un’arma in più.

Inarrestabile è la lotta contro la precarietà a vita, quella che a colpi di decreti si abbatte sulle nostre esistenze, quella sancita dal Decreto Poletti. Noi abbiamo imparato a volare e non c’è Jobs Act che possa farci dimenticare come si fa.

Inarrestabile è il conflitto contro chi ci vuole patologizzate e medicalizzate per la sfida che portiamo ai meccanismi di addomesticamento delle eccedenze.

Siamo inarrestabili nel realizzare la città che vogliamo, una città in cui le strade sicure le fanno le soggettività che le attraversano quotidianamente e non poliziotti e telecamere; una città in cui i nostri desideri si realizzano negli spazi che liberiamo dall’etero-sessismo, dal razzismo, dalla transfobia e che strappiamo alla speculazione e alla privatizzazione.

Alla speculazione e alla privatizzazione strappiamo anche i nostri corpi messi a profitto tanto nel recinto di un village, dove i nostri desideri sono commercializzati, quanto sul posto di lavoro (per chi riesce a trovarlo!).

Le politiche di diversity management non ci ingannano: sappiamo bene che servono solo a renderci più docili e produttive. La valorizzazione delle nostre “capacità relazionali femminili” o della nostra “creatività frocia” così come la concessione, in alcuni posti di lavoro, di quei diritti minimi che – in uno Stato omofobo – appaiono come storiche conquiste, non ci fanno dimenticare lo sfruttamento a cui siamo sottoposte: siamo consapevoli che si tratta di sistemi per fidelizzarci che servono solo a sfruttarci meglio, a generare profitto dai nostri bisogni.

Per questo motivo portiamo conflitto dentro e contro il lavoro precarizzato, non abbiamo bisogno del Jobs Act ma di un welfare inclusivo e non familistico che risponda ai nostri reali bisogni senza incanalarci in modelli normativi che non ci appartengono.

In questo contesto, diritti come quello del matrimonio – ancora negati da uno stato omofobo e conservatore – rischiano di portare ad una sola uguaglianza formale, priva di benefici sostanziali. Con il progressivo smantellamento dello stato sociale, infatti, l’unico riconoscimento che si rischia di avere sarà quello pubblico e perbenista delle nostre unioni affettive. Ma i nostri desideri e le nostre affettività non hanno bisogno di essere normate per essere riconosciute.

Il nostro welfare guarda alla soggettività e non alle coppie: vogliamo i mezzi per vivere liberamente le nostre vite e costruire le nostre relazioni perverse e polimorfe, vogliamo reddito per autodeterminarci e sfuggire ai ricatti della famiglia e del lavoro.

I diritti che da anni attendiamo non sono solo quelli colorati di rosa. Il nostro sguardo e’ inarrestabile e guardiamo alle realtà inserendole in un quadro più complesso e più complessivo. Non esistono diritti LGBTQ, soprattutto se dietro il loro avanzamento si nascondono vecchie e nuove violazioni della dignità umana, politiche razziste e limitazioni all’autodeterminazione di qualcuno. Nessun* è liber* se non siamo tutt* liber*.

Per questo costruiamo conflitto contro tutte le politiche di controllo sulle nostre vite e sui nostri corpi: quelle che vorrebbero costringerci dentro le gabbie del maschile e del femminile a costo di intervenire senza il nostro consenso.

Questo avviene oggi ai bambini intersex/DSD che subiscono troppo spesso invasivi interventi farmacologici e chirurgici puramente estetici, basati esclusivamente sulla necessità di adattare i loro corpi all’immagine che ci si aspetta debbano avere un corpo maschile o femminile.

Anche alle persone trans*, per poter accedere alla necessaria riattribuzione anagrafica vengono imposte operazioni a cui non tutt* vogliono o possono sottoporsi. Per questo appoggiamo la campagna del MIT “Un altro genere è possibile” e il disegno di legge 405. D’altra parte alle persone trans, per poter accedere alle operazioni e alle tecnologie mediche a cui scelgono di ricorrere per autodeterminare il proprio corpo, viene imposta una diagnosi psichiatrica. Siamo contro la patologizzazione dell’esperienza trans! Il sistema sanitario nazionale deve fornire gratuitamente l’accesso a queste prestazioni come a tutte le altre prestazioni sanitarie che stanno subendo i tagli determinati dalle politiche di austerità.

Noi sappiamo che diritto alla salute vuol dire accesso gratuito e garantito alle prestazioni sanitarie e alle tecnologie mediche delle quali abbiamo bisogno per sentirci bene, autodeterminarci, vivere liberamente il nostro corpo. Il nostro benessere non si taglia, vogliamo che sia garantita (e finanziata) la favolosità dei nostri corpi, sui quali nessuno deve fare obiezioni. Non ci scordiamo che è proprio l’obiezione di coscienza ormai dilagante che sta silenziosamente smantellando e svuotando la legge 194 che dovrebbe garantire la possibilità di abortire. Ed è ancora l’obiezione dilagante che rende difficoltoso l’accesso alla contraccezione di emergenza.

Non ci sfugge che dietro tutte queste politiche c’è la volontà di costringerci dentro ruoli di genere normativi che si nutrono di quella stessa eteronormatività che comprime le nostre vite e scrive il palinsesto omolesbotransfobico delle politiche pubbliche.

Il nostro Pride è inarrestabile, perché Inarrestabile era lo spirito delle frocie dello Stonewall Inn e orgogliose come le travestite che si opposero alla violenza e ai soprusi della polizia cantiamo:

Siamo le ragazze di Stonewall

Portiamo i capelli con i boccoli

Non portiamo le mutande

Mostriamo i peli pubici

Siamo le regine del villaggio

 

Froci/e fuori norma

QueerLab

Degender Communia

Communia

Infosex / ESC

Lucha y Siesta

Link

 

per adesioni commentate e/o inviate un’e-mail a queerlab@gmail.com

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Cineforum

Cineforum2014TUTTI I MARTEDì 
DAL 3 GIUGNO AL 22 LUGLIO

Ore 19.30 Apericena
Ore 21.00 Proiezione di un Cortometraggio
Ore 21.30 Proiezione di un Film

Ingresso libero

 

▶ 3 Giugno: FAMILY LIFE di Ken Loach

▶ 10 Giugno: LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche

▶ 17 Giugno: MIELE di Valeria Golino

▶ 24 Giugno: THE SQUARE di Jehane Noujaim
▶ 1 Luglio: LA MIA CLASSE di Daniele Gaglianone

▶ 8 Luglio: FISH TANK di Andrea Arnold

▶ 15 Luglio: LA GABBIA DORATA di Diego Quemada-Diez

▶ 22 Luglio: DALLAS BUYERS CLUB di Jean-Marc Vallée

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