PER DIRE ANCORA NO ALL’OMOFOBIA E ALLA DISCRIMINAZIONE

Marco e Nunzio Liberi

ASSEMBLEA PUBBLICA E MOBILITAZIONE

SABATO 27 ORE 11.00 AL MUNICIPIO VII PIAZZA DI CINECITTA’ 11

Mercoledì’ 24 settembre sono stati arrestati Marco Bucci, attivista del csoa Spartaco e Nunzio D’erme, del Csoa Corto Circuito.

Il pretesto dei provvedimenti  risale al 21 maggio 2014, quando si è tenuta nella sede del Municipio VII il convegno dal titolo “Caro Prof mi chiamano gay”, a cui hanno partecipato, rappresentanti istituzionali e personalità del mondo accademico per parlare del tema del contrasto all’omofobia e alle discriminazioni di genere.

Questa iniziativa culturale finalizzata alla costruzione di una cultura di genere nelle scuole è stata presa di mira, contestata e aggredita dal movimento ultraclericale e ultraconservatore Militia Christi. E purtroppo negli ultimi anni sono sempre più frequenti aggressioni di questo tipo a eventi e mobilitazioni che si occupano della promozione della educazione alle diversità e al contrasto delle discriminazioni di genere.

L’arresto di Marco e Nunzio rappresenta un ulteriore attacco al tema di cui si discuteva quel 21 maggio. Non vogliamo che questi arresti siano un modo per arretrare su tematiche così importanti, limitando l’agibilità di chi li promuove.  E allora per segnare la nostra vicinanza e sostegno a Marco e Nunzio vogliamo tornare al cuore della questione.

Per questo invitiamo tutti ad una discussione pubblica e una mobilitazione per affrontare il tema dell’ contrasto all’Omofobia e alla discriminazione di genere

Cinecittà Bene Comune, Csoa Corto Circuito, Csoa Spartaco.

 

Ridateci Nunzio D’Erme e Marco Bucci subito! La città ha bisogno di loro

In questo paese è stato completamente capovolto il senso della giustizia e dell’ingiustizia, della legittimità e del sopruso. Roma un tempo capitale dell’accoglienza e della cultura, oggi è una città allo sbando.

E’ questo che ieri abbiamo pensato di fronte alla notizia dell’arresto di Nunzio e Marco.

Come in un flash ci è tornato alla mente l’orrore generato dall’ ignoranza e dall’arroganza dei fondamentalisti cattolici “de’noantri”. Quelle milizie, benedette dal clero più retrogrado, le abbiamo viste molte volte, portatrici di bandiere di morte nelle loro raccapriccianti marce per la vita.

Uomini  aggressivi e ottusi che più volte hanno cercato di provocarci ed aggredirci durante le nostre iniziative per il diritto alla salute riproduttiva, contro l’omofobia e la trans fobia, contro la violenza sulle donne e per l’educazione sessuale e sentimentale. Hanno paura della nostra gioia di vivere e di tutto ciò che le loro piccole menti non controllano, e non hanno alcun reale rispetto per la vita degli altri.

Per questo anche noi eravamo al Convegno tenutosi a maggio e organizzato dal Municipio VII sull’educazione al genere nelle scuole, nella giornata in cui tutte e tutti eravamo lì a partecipare e a presidiare per impedire a queste milizie della morte di interrompere un momento importante per la salute della nostra società.

Nunzio e Marco erano lì con noi.

Prepotenze e omicidi, pestaggi e femminicidi, bullismo e solitudine, e poi povertà povertà e povertà, questa è la Roma che qualcuno vorrebbe che si affermasse oggi.

Per fortuna esistono invece persone come Nunzio e Marco che rappresentano la parte sana e consapevole di Roma, quella parte che dovrebbe essere riconosciuta come risorsa e ricchezza per tutte e tutti e che invece viene sgomberata e osteggiata in tutti i modi, per il vantaggio dei pochi che, indisturbati, saccheggiano le nostre vite.

Ci ha quindi sconvolto la notizia del loro arresto perché Nunzio e Marco, insieme alla collettività di cui fanno parte, sono l’unico e ultimo presidio democratico contro il profondo degrado sociale e culturale della nostra città, un antidoto all’imbarbarimento crescente e l’unica scintilla di speranza per un futuro possibile.

Questa comunità ampia sono i centri sociali, le associazioni per i diritti civili, i comitati per i beni comuni che lottano tutti i giorni nei territori, offrendo sostegno e solidarietà, combattendo contro le cause delle disuguaglianze.

Ci chiediamo, e vi chiediamo, ha ancora senso parlare di giustizia e legalità se chi istiga alla discriminazione e all’odio come i miliziani fondamentalisti cattolici può farlo liberamente e chi lotta per il rispetto delle differenze, per la libertà di orientamento sessuale e per le pari opportunità viene arrestato e condotto in carcere?

Noi sappiamo la risposta, per questo da oggi faremo tutto ciò che è possibile per fare uscire Marco e Nunzio e continuare con loro a combattere per i diritti civili e sociali di tutte e tutti

Casa delle Donne Lucha y Siesta

 

 

Aperitivo musicale a sostegno della Casa Cereza in Chiapas

►►► VENERDì 11 LUGLIO ORE 19.00

►►► La casa delle donne Lucha y Siesta è lieta di invitarvi a una serata musicale a sostegno della Casa Cereza di San Cristobal de las Casas:

► Aperitivo musicale con la splendida voce di Rosa Sanchez

►Mostra Fotografica Victimas: las mujeres de la casa Cereza e cortometraggio a cura di Cristina Mastrandrea, Fotogiornalista

► Collegamento Skype con le donne della casa Cereza

Il collettivo Cereza nasce nel 2009 per diffondere e difendere i diritti umani delle donne in carcere e delle donne che hanno ottenuto la loro libertà in Chiapas. Opera attraverso il sostegno legale, la consulenza psicologica e la formazione per l’integrazione sociale e lavorativa delle donne che sono passate attraverso un processo di privazione della libertà e sono soggette a rifiuto ed espulsione sociale.

Il collettivo ha fondato una casa transitoria, Casa Cereza, che ospita le donne e le/i loro figlie/i, con la quale la Casa delle donne Lucha y Siesta è gemellata dal 2013.

 

Casa delle donne Lucha y Siesta

Via Lucio Sestio, 10 (Cinecittà, Roma)

Evento facebook

BOOMERANG FEST 2014 / Largo Spartaco

Riprendiamoci l’Estate! 

26-27-28-29 GIUGNO

Film, teatro, video, mostre, Interviste, street art

INGRESSO GRATUITO

PROGRAMMA

|GIO 26|

Ore 19 Apertura apertura Mostra Fotografica Victimas: las mujeres de la casa Cereza e cortometraggio a cura di Cristina Mastrandrea, Fotogiornalista

“la casa Cereza di San cristobal de las Casas dal 2013 è gemellata simbolicamente con la Casa delle Donne Lucha y Siesta”

Ore 21 Reading tratto da “Anatra all’Arancia Meccanica” di Wu Ming con Laura Garofoli

Ore 21,30 video MOVIE – Boomerang Fest Production 

[Il braccio violento del precario, Un killer per il presidente, I will survive, L’ uomo nero, La vendicatrice, Largo all’avanguardia - tributo a Freak Antoni] a cura di Margine Operativo

Ore 22 proiezione FILM Qualche nuvola – di Saverio Di Biagio, 2011

|VEN 27|

Ore 21 Monologo Teatrale “Interruzioni Volontarie” di e con Claudia Salvatore

Ore 21,30 video Una giusta resistenza – NO TAV TOUR.

Ore 22 proiezione FILM L’ultima ruota del carro – di Giovanni Veronesi con Elio Germano, 2013

|SAB 28|

Ore 10 Mercatino dell’altra economia “SEMIURBANI”

Ore 19 intervista a Mina Welby a cura de: “La Salita del Quadraro”

Ore 20 intervento di street art di Aladin

Ore 21 reading teatrale Scritti di impegno incivile a cura di Perla Moriggi

Ore 21,30 video GEZI PARK- Boomerang Fest Production

Ore 22 proiezione FILM Smetto quando voglio – di Sydney Sibilia, 2014

|DOM 29|

Ore 19 intervista a Zerocalcare a cura de : “La Salita del Quadraro”

Ore 21 Monologo Teatrale Dirty disordinata storia di un avvocato gay,travestito e bipolare – A cura di Angelo Mai Altrove

Ore 21,30 video TIFIAMO BRASILE – Boomerang Fest Production

Ore 22 proiezione FILM Spaghetti Story – di Ciro De Caro, 2013

Durante tutta l’iniziativa saranno raccolte le firme di “Deliberiamo Roma”

Funzioneranno cucina, birreria, cocktail bar e frutteria

Csoa Spartaco
Casa delle donne Lucha YSiesta 
Garagezero
https://www.facebook.com/estateromanaperiferia

 

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Del Pride ed altre favolosità

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A vent’anni da quel primo Pride romano del 1994, che vide 20.000 persone riprendersi le strade della città santa per affermare la propria resistenza ad una “tolleranza repressiva” che le voleva confinate nell’invisibilità, sabato 7 giugno Roma è stata di nuovo invasa da chi ancora una volta ha voluto “metterci la faccia”.
Convinti dell’importanza di presidiare uno spazio politico così partecipato in un Paese dove l’educazione sessuale nelle scuole è fantascienza, dove i libri che parlano di omosessualità sono (ri)messi al rogo, dove nessuna situazione affettiva e di convivenza al di fuori della coppia uomo/donna trova riconoscimento, dove migliaia di bambini hanno un genitore invisibile, abbiamo scelto di esserci facendo sentire la nostra voce e portando i nostri contenuti. Pienamente consapevoli delle tante contraddizioni che una manifestazione come quella del Pride incarna, abbiamo prodotto un nostro documento politico e organizzato uno spezzone sociale che racchiudesse tutte le nostre diverse soggettività di “Frocie fuori norma” nello slogan “Siamo inarrestabili!”

Abbiamo attraversato una piazza piena di complessità da leggere e non è stato affatto banale essere in piazza in migliaia e aver portato questioni forti a due settimane dal voto europeo che ha consegnato al presidente del consiglio una vittoria. Nonostante il lessico politichese di qualcuno sappiamo bene che questo governo non sarà in grado di rispondere alle nostre molteplici esigenze, ma anzi sta già lavorando contro di noi. I tagli che si stanno silenziosamente abbattendo sulla sanità pubblica, un “piano casa”, il decreto Lupi, che si accanisce contro chi non può permettersi di pagare un affitto, il job’s act che minaccia di peggiorare drasticamente un mercato del lavoro già totalmente precarizzato: sono tutte politiche che peggiorano le nostre vite precarie, che limitano le nostre possibilità materiali di autodeterminarci e di vivere liberamente le nostre vite eccentriche rispetto al sistema eteronormativo e familista. Presidiare la piazza del pride vuole dire trasformare la disillusione in una prospettiva di lotta, trasformare la rassegnazione in rabbia e costruire un’opposizione che infranga la retorica e metta al centro corpi e bisogni reali. Nella piazza di sabato abbiamo provato a costruire quella lotta. Ed è stato favoloso.

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Riprendendo la frase pronunciata da Conchita Wurst, abbiamo voluto ribadire che l’affermazione politica delle nostre soggettività è inarrestabile: da Stonewall in poi il nostro cammino non fa che guardare alla Liberazione dei corpi e dei desideri.
Hanno provato a fermarci in mille modi, arrestandoci, consegnandoci fogli di via, dipingendoci come untori satanici portatrici dell’HIV/AIDS. Ancora, per anni hanno provato a bloccare il nostro riprenderci le strade col pretesto della “non appropriatezza”, perché in concomitanza di Giubilei o feste religiose. Ma non ci siamo lasciate intimidire, non ci siamo fermati, la nostra determinazione e la potenza dei nostri desideri sono più forti dell’ipocrisia di una classe politica serva del potere catto-patriarcale.
“Siamo inarrestabili” perché viviamo e costruiamo quotidianamente quegli spazi di socialità e condivisione sottratti alla speculazione immobiliare e all’abbandono delle istituzioni pubbliche che il Governo e la magistratura stanno cercando di smantellare criminalizzandoci con teoremi e pretesti da serie televisiva di quart’ordine. È in questi spazi che mettiamo in campo un modello alternativo di relazioni altre rispetto all’egemonia del mercato, per cui dovremmo “esprimerci” entro spazi privati ben delimitati e a pagamento.

Ci diciamo “frocie” perché il nostro genere va al di là del semplice binarismo uomo/donna, perché giochiamo con la sessualità e i desideri, perché i nostri corpi eccedono “quello che la natura vorrebbe”, perché la nostra pratica politica passa per il corpo e le sue mille possibilità.
Siamo “fuori norma” perché siamo brutte, passive, isteriche, puttane, migranti, facciamo sesso quando e come vogliamo, facciamo lavori umili e precari, siamo insomma tutte quelle che non rientrano nell’immaginario – pretestuoso e violento – della persona “perbene”.

Siamo “fuori norma”, rifiutiamo standard di decenza e non ci riconosciamo nella retorica “amare è un diritto umano” e nell’immaginario del “Mulino Arcobaleno”. Se da un lato, infatti, il matrimonio egualitario mette in crisi l’istituto tradizionale e l’omogenitorialità distrugge il modello binario della procreazione e della parentalità, dall’altro si sono andati imponendo come modelli unici di affettività e di famiglie dello stesso sesso. Tutto questo a scapito di ben più diffuse forme di relazioni e di famiglie, anche tra persone di sesso diverso, che necessitano di riconoscimento e tutela.
Siamo stanch@ di reprimere i nostri desideri, in nome dell’accettabilità da parte dell’opinione pubblica e del legislatore, e di conformarci ai canoni di convenienza e per questo abbiamo attraversato il Roma Pride 2014 esprimendoci senza censure e con favolosità.

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Combattiamo la normatività dominante che, a vari livelli, accompagna ogni momento della vita sociale. Rifiutiamo tutte quelle norme sessuali, di genere, classe, etnia, età, ecc, che ci vorrebbero far sentire sbagliate, “mancanti” di qualcosa. Siamo favolose e non c’è giorno o momento dell’anno in cui smettiamo di sentirci tali o non lottiamo affinché chiunque altr@ non venga discriminat@ perché fuori norma. Il Pride è solo il momento culminante di questo continuo processo di Liberazione.
Attenzione: il nostro non è un essere “contro” il documento ufficiale del Pride. Il punto è che a noi queste richieste non bastano: crediamo infatti che queste conquiste per essere sostanziali non possano essere slegate dalle battaglie per un nuovo modello di welfare non più improntato su un’idea anacronistica di famiglia, dall’opposizione allo smantellamento dei diritti e della dignità del lavoro, dal rifiuto totale delle politiche di austerity che hanno portato a rendere vuote moltissime conquiste sociali (sanità ed istruzione pubbliche in primis).
La nostra lotta per l’autodeterminazione si intreccia a quelle di altre soggettività con cui dobbiamo costruire e praticare percorsi comuni: è inaccettabile che l’obiezione di coscienza renda difficilissimo l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza; è inaccettabile che la contraccezione continui ad essere ostacolata e oscurata dalle istituzioni; inaccettabili sono le politiche di criminalizzazione e detenzione di tutte quelle persone che per volontà o necessità hanno deciso di costruirsi un futuro altrove; inaccettabili sono le misure punitive messe in campo contro realtà e movimenti sociali che ogni giorno provano a mettere in campo un’alternativa sociale e politica mentre a gruppi neofascisti viene permesso di manifestare nel giorno in cui esprimiamo in massa il nostro orgoglio.
Ripartiamo quindi dal Pride e dalle sue contraddizioni, quelle mille contraddizioni che sempre ci sono state e su cui noi insistiamo e continueremo ad insistere. Ma ripartire dal Pride vuol dire anche impegnarsi a costruire quotidianamente spazi più inclusivi, in cui le Norme egemoniche vengono messe in discussione, in cui le etichette classificatorie vengono dissezionate mentre viene lasciato spazio alla sperimentazione e alle possibilità di corpi e desideri. Il nostro Pride è ogni giorno, ma condividere una giornata in migliaia come è avvenuto per il nostro spezzone di sabato ci rende più forti e determinate, il calore e il supporto ricevuti dal nostro intervento dal palco ci mostrano che le nostre istanze sono ancora vive e sentite. Ripartiamo dal Pride con la voglia e l’entusiasmo di creare nuovi percorsi e momenti di lotta e condivisione perché siamo inarrestabili e continueremo a contaminare spazi e linguaggi, perché nessun@ sarà liber@ se non tutt* saranno liber*.

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(Queer lab, Degender, Communia, Esc, Info-Sex, Link, Lucha y Siesta)