CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA: IL COMPLEANNO, IL CORTEO E LA RETE TERRITORIALE.

da La salita del Quadraro

Ogni volta che entro nella casa delle donne Lucha y Siesta penso che sia uno spazio speciale, un’ isola inaspettata nel bel mezzo della Tuscolana, resa viva da donne dal cuore grande, coraggiose ribelli, fatte della stessa sostanza dei sogni.
E i nostri sogni, la nostra volontà di costruire giorno dopo giorno il mondo a cui aspiriamo,  ci hanno portato a vivere durante l’8 marzo un doppio appuntamento: il sesto compleanno di Lucha e il corteo cittadino della rete #IODECIDO.
Il compleanno.
In questi sei anni di occupazione l’ex deposito Atac di via Lucio Sestio si è trasformato in uno spazio di democrazia dal basso, in un luogo materiale che dà accoglienza a donne in difficoltà, dove si svolgono diverse attività culturali e produttive che rendono Lucha uno spazio di socialità, condivisione di esperienze e competenze. La casa delle donne presta servizi di supporto e accoglienza che il pubblico non vuole più offrire. In questi anni decine di esperienze di vita hanno attraversato la casa e l’hanno plasmata, rendendola un luogo che contribuisce a rimettere in moto le intelligenze femminili calpestate, a ridare loro forza e valore oltre che restituire alla cittadinanza un pezzo importante del patrimonio pubblico. Il sesto anno di occupazione è stato festeggiato con un dibattito che ha visto la partecipazione, tra le altre, di Ilaria Cucchi sorella di Stefano, da uno spettacolo teatrale e da un dj-set che ci ha fatto ballare fino a tarda notte.
Il corteo.
Lucha è stata una delle principali organizzatrici e promotrici della manifestazione cittadina della rete #IODECIDO. Il corteo è stato entusiasmante per ciò che è riuscito ad essere: un momento di espressione e manifestazione di donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, di chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i CIE. La dimostrazione che è possibile riconnettere il tessuto sociale disintegrato, che la pluralità può accettare la differenza come ricchezza e convergere in una medesima direzione. Migliaia di donne e uomini hanno colorato di gioia e determinazione le strade di Roma, dal consultorio del Pigneto al Policlinico Umberto I. Quest’anno l’8 marzo non è stata solo la giornata internazionale della donna ma è stata la giornata dei diritti e della libertà di scelta di tutt*.
Ci piace pensare che sia una vittoria e un primo passo di un percorso collettivo che potrebbe portare lontano. Il dato evidente che dal basso possono nascere reti capaci di rivendicare con forza il diritto all’autodeterminazione per tutt* e in tutte le sue forme.
Contemporaneamente al livello cittadino, in queste settimane è nata una rete anche a Cinecittà.
Come Lucha y Siesta insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, allo spazio sociale 136, al centro giovanile Batti il tuo Tempo e all’associazione NPS abbiamo organizzato il 6 marzo, l’evento “Emozioniamoci” in largo Appio Claudio, andando a costituire una rete territoriale. L’evento si è svolto nel pomeriggio e ha avuto come parole chiave l’autodeterminazione, il diritto e la libertà di scelta, la prevenzione e la cura di malattie sessualmente trasmissibili. Abbiamo scelto di parlare di tutto ciò in una piazza per poter comunicare con gli abitanti del quartiere e per diffondere il più possibile informazioni atte a favorire una sessualità e un’affettività consapevoli.
Per ogni tematica affrontata erano presenti banchetti con opuscoli informativi, sono stati distribuiti preservativi maschili e femminili, è stata realizzata una lezione di educazione sessuale grazie all’apporto della dottoressa Gabriella Pacini, dell’associazione Vita di Donna. Diversi interventi al microfono hanno animato la piazza ed è stato realizzato dai ragazzi e le ragazze del centro giovanile lo striscione per il corteo cittadino, il primo striscione di questa neonata rete di Cinecittà, che speriamo si allarghi sempre più.
Sull’onda dell’entusiasmo stiamo già pensando di ripetere l’iniziativa nel mese di aprile.
Rimanete sintonizzat*

Chiara

Casa delle Donne Lucha Y Siesta

04.03.2014 – #IoDecido di chiedervi da che parte stare! #Verso l’8 Marzo! Occupazione simbolica all’Ordine dei Medici

Oggi, 4 marzo 2014, una centinaio di persone della rete #iodecido ha occupato la sede dell’Ordine dei Medici di via Cola di Rienzo a Roma, per rivendicare l’accesso libero e gratuito all’aborto, la reperibilità h24 in ogni territorio della pillola del giorno dopo, l’autonomia decisionale per tutto il percorso di nascita e la depatologizzazione delle condizioni dei soggetti trans, per opporsi alle decisioni arbitrarie dei medici su@ neonat@ intersex e alla violenza ostetrica . È stato chiesto un tavolo di discussione per riaprire il dibattito sull’obiezione di coscienza, che limita la libertà di scelta delle donne. In tutta risposta l’ordine dei medici si è rifiutato di aprire un confronto e di prendere posizione, di fatto appoggiando la cultura del controllo sui corpi. Come se non bastasse hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno preteso di identificare e denunciare i/le manifestanti, riducendo la questione a un mero problema di ordine pubblico. Vergognoso il comportamento della polizia che ci ha letteralmente scortat@, spintonandoci e insultandoci, fino alla metro, negandoci il diritto di manifestare pacificamente e impedendo la nostra libertà di movimento.
Ma noi non ci facciamo intimidire dalla gestione autoritaria di questo governo e sabato 8 marzo saremo tutt@ in piazza in un corteo-street parade che invaderà le strade della città.

Appuntamento ore 15:00 da Piazzale dei Condottieri, Roma
#retecittadina #iodecido #verso8marzo

Questo il volantino distribuito:

Dopo aver manifestato il primo febbraio a fianco delle donne spagnole contro l’attacco alla legge sull’aborto del ministro Gallardon, abbiamo deciso di ripartire ancora dall’Italia e da noi. Nel Bel Paese la situazione è altrettanto drammatica: il diritto alla salute e la libertà di scelta sono ogni giorno messi in discussione dentro gli ospedali pubblici e i consultori. Questo avviene a causa dei tagli sempre più indiscriminati alla sanità e per lo svuotamento della legge194, esautorata di ogni valore per l’altissimo numero di medici obiettori (nel Lazio sono circa il 90%). Non è un mistero che l’obiezione di coscienza sia il passepartout verso lo scatto di carriera e quei pochi medici che,invece, praticano ancora l’aborto rimangono spesso isolati dalle stesse istituzioni mediche. Nelle sale parto le donne sono sottoposte ad abusi e violenze ostetriche, fisiche e psicologiche, ad interventi medici non necessari e non acconsentiti, spesso in contrasto con le evidenze scientifiche e quindi dannosi per la loro salute. Altrettanto tragica è la situazione quando si decide di intraprendere un percorso di transizione, che diventa un calvario fatto di ostacoli e umiliazioni. altra violenza agita sui bambini intersex a cui viene brutalmente assegnato un sesso con il ricorso ad operazioni chirurgiche irreversibili: si tratta dell’ennesimo attacco all’autodeterminazione.

Siamo perfettamente consapevoli della cultura cattolica che sostiene tutte queste pratiche e della tendenza al controllo dei corpi delle politiche europee e nazionali.

Oggi siamo qui per denunciare tutto questo, ma siamo qui anche per chiedere a voi medici, operanti nel servizio pubblico, di prendere una posizione chiara in merito a questi punti:

• accesso libero e gratuito all’aborto. per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere.

• possibilita di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital

* reperibilità h 24 in ogni territori del Levonorgestrel

* prescrizione in pronto soccorso del Levonorgestrel senza ticket e senza l’autorizzazione dei genitori per la dimissione delle minorenni

• autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);

*rispetto delle evidenze scientifiche sul parto con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque orevio consenso libero e informato della donna ( taglio cesareo, episiotomia, manovra di kristeller, induzione farmacologica, rottura artificiale delle membrane, etc..)

• nessun* bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché “atipici”;

* depatologizzazione della condizione trans

• riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso;

Dalla parte dei diritti o dei profitti?

#rete cittadina #io decido #verso l’otto marzo

L’autodeterminazione produce libertà!

La convinzione di essere nel giusto ci ha spronato ad andare avanti nella costruzione del Corteo cittadino dell’8 Marzo #IODECIDO SUL MIO CORPO nonostante il divieto della questura, sapevamo che in ogni caso saremmo sces@ in piazza in tant* e divers* per rivendicare l’autodeterminazione sui nostri corpi e la connesione delle lotte contro la precarietà e per i beni comuni.
Ma la pressione prodotta dal comunicato in cui denunciavamo che la questura negava il corteo per motiivi futili e la determinazione della rete cittadina #IoDecido nel decidere di andare avanti senza mediazioni ha convinto la questura a fare un passo indietro, perciò questa mattina ci hanno contattat* per informarci che avevano autorizzato il corteo così come avevamo richiesto, senza alcuna modifica nel percorso.

Perciò inviatiamo tutte e tutti a partecipare con forza alla manifestazione #IoDecido dell’8M che partirà dal Consultorio di piazza dei Condottieri alle ore 15 e arriverà, passando per la Prenestina e San lorenzo, fino all’ospedale del Policlinico Umberto I per rivendicare diritto alla salute e libertà di scelta per tutte e tutti.

rete cittadina #IODECIDO sempre e comunque!

#IODECIDO DI MANIFESTARE!

L’8 marzo è la giornata che tradizionalmente ricorda e rivendica le battaglie e l’autodeterminazione delle donne. Quest’anno vogliamo far diventare quel giorno anche un momento di espressione e manifestazione di tutte e tutti: donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i cie.

Partendo dalla parola d’ordine “io decido” vogliamo opporci all’obiezione di coscienza che mina internamente la legge 194, vogliamo che ospedali pubblici e consultori vengano sostanzialmente rifinanziati. Siamo pront* a manifestare per avere pieno accesso alla ru486 e alla pillola del giorno dopo, per affermare la libertà di scelta sul parto, sull’aborto, sulla nostra sessualità e sulle nostre vite!

Ieri la Questura di Roma ha vietato il corteo fissato da piazza dei Condottieri e diretto verso il Policlinico Umberto I, adducendo problemi legati alla viabilità e al traffico.

E’ chiara la volontà politica di impedire una manifestazione determinata, cui hanno aderito moltissimi gruppi, collettivi e singoli/e. I temi del diritto alla salute, della libertà di scelta sul corpo e dell’obiezione di coscienza sono troppo spinosi per essere contestati!

Rivendichiamo il diritto di scendere in strada e manifestare per l’autodeterminazione e la libertà di scelta di donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex e migranti e invitiamo tutt* a partecipare e a sostenere questo corteo!

 

L’APPUNTAMENTO E’ PER TUTT* SABATO 8 MARZO

h. 15 a PIAZZA DEI CONDOTTIERI (Pigneto).

 

 

Rete cittadina #IoDecido

Verso l’#8M

EMOZIONIAMOCI: sesso, amore..relazioni –> verso l’8 Marzo #IoDecido

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TUTTO IN UNA PIAZZA !!!

GIOVEDì 6 MARZO

DALLE 17.00 ALLE 19.00

LARGO APPIO CLAUDIO (Roma)

Un pomeriggio tra workshop, box informativi, discussioni e confronti aperti su autodeterminazione, diritti e libertà di scelta con attivi i nostri infobox:

- a scuola di sesso (lezioni di sessualità libera e consapevole in piazza)
- informati che cresci libera/o

Saranno attivi stand informativi dove potrete trovare opuscoli, chiedere informazioni, togliervi dubbi e tabu’ oltre a numerose attivita’ di intrattenimento:

- dimmi cosa vuoi, ti dirò chi sei
- la salute sta nelle relazioni
- laboratori ludico-formativi
- laboratorio di creazione collettiva dello slogan e scrittura dello striscione per l’8 marzo#IoDecido

PROMOTORI DELL’EVENTO: 
Casa delle donne Lucha Y Siesta
Associazione NPS
Centro giovanile Batti il tuo tempo
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Spazio 136

“Patrimonio Comune”: i cittadini in difesa della città

A Roma una campagna cittadina per l’uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato

Il 15 febbraio scorso centinaia di persone si sono ritrovate nella platea settecentesca del Teatro Valle Occupato, a Roma, per la presentazione pubblica di una proposta che mira a disegnare, a partire dai cittadini, un altro profilo della città. L’occasione era il lancio della campagna cittadina per l’uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato“Patrimonio Comune”: un percorso di sensibilizzazione, azione e mobilitazione popolare sostenuto da decine di comitati cittadini, realtà associative, spazi autogestiti, forze politiche della capitale.

L’obiettivo: assicurarsi che i beni demaniali che non svolgono più alcuna funzione pubblica tornino nell’immediata disponibilità dei cittadini. Un ragionamento che l’art. 42 della costituzione apre anche ai beni privati in abbandono, subordinando la tutela della proprietà privata allo svolgimento di una “funzione sociale” che nel caso di immobili abbandonati è evidentemente assente.

La partita sul demanio pubblico, grazie al federalismo demaniale, è passata oggi agli enti locali, che devono decidere come amministrarli. Non a caso tra gli strumenti della campagna c’è una delibera di iniziativa popolare sull’utilizzo a scopi sociali delle centinaia di caserme, depositi, scuole, ex cinema, fondi rustici abbandonati della città scongiurando il rischio, attualissimo, che il comune ne faccia un pacchetto da vendere – o meglio svendere – per far cassa, sottraendo ai cittadini un enorme ricchezza collettiva, un patrimonio (appunto) comune.

Roma è una città allo stremo ormai da anni: 900 milioni di buco di bilancio stimato non sono che la punta dell’iceberg di una crisi sociale molto più profonda. Ma è anche la città delle grandi contraddizioni: è la capitale dell’emergenza abitativa e assieme dellaspeculazione edilizia; taglia da un lato l’erogazione di servizi al cittadino senza valorizzare dall’altro la capillare rete di servizi autogestita dal basso.

L’emergenza abitativa romana interessa circa 30.000 nuclei familiari in attesa di un alloggio popolare.

Eppure in città sono 250.000 gli immobili vuoti, di cui 51.000 nuovi e invenduti. Ciò non impedisce che i piani regolatori prevedano ulteriori colate di cemento sull’agro romano, e che nessuna nuova costruzione riguardi l’housing sociale. Nel frattempo, circa 2.000 famiglie vivono nelle occupazioni abitative messe in piedi negli anni dai movimenti per il diritto all’abitare, attraverso un rigoroso sistema di sportelli per l’emergenza abitativa dislocate nei municipi. Un concetto di abitare che non è limitato alle quattro mura entro cui vivere, ma che parla di servizi, diritti, cittadinanza e di agibilità sociale degli spazi.

Chi conosce il tessuto sociale di Roma sa bene che dall’accoglienza alle attività culturali, ricreative e sportive, dai servizi sociali all’assistenza scolastica la rete di esperienze che dal basso offrono servizi sul territorio si è sostituita negli anni ad una carente offerta pubblica, radicandosi nei municipi e nei quartieri della città. Palestre, biblioteche e scuole popolari, centri culturali, consultori, centri di accoglienza per migranti o vittime di violenza, osterie sociali, case. Su questo la campagna Patrimonio Comune ha messo in piedi un dossier - in continuo aggiornamento – che raccoglie, racconta e mette a sistema l’esistente, valorizzando una rete di esperienze di vitale importanza per la città.

Dal Teatro Valle (il cui statuto, che avrebbe riconosciuto il teatro come “Fondazione Teatro Valle Bene Comune” è stato recentemente bocciato dal prefetto), ai Cinema America e Palazzo, al Casale Pachamama, a SCUP Sport e Cultura Popolare, a Lucha y Siesta, al Santa Maria della Pietà, alla Fabbrica dei Sogni di Torre Spaccata per citarne solo alcuni.

Il modello è lo stesso che la campagna propone di estendere alla gestione degli altri spazi pubblici in disuso: veri e propri consorzi di cittadinanza che nei vari municipi si incarichino di disegnare modelli alternativi di gestione del patrimonio immobiliare, capaci di erogare servizi e creare nuovo welfare, costruendo assieme occasioni di reddito, spazi di condivisione, partecipazione e socialità.

La questione non è solo romana. Percorsi di riappropriazione di spazi in disuso da parte della cittadinanza più o meno organizzata sono ormai diffusi in tutto il paese, da nord a sud alle isole. Un esempio emblematico è quello di Pisa, dove decine di associazioni cittadine hanno occupato più di un anno e mezzo fa lo stabilimento di un ex colorificio, abbandonato da 20 anni, mettendo su un polo culturale e di servizi che ha coagulato attorno a sé un ampissimo consenso popolare. Ampio ma non sufficiente a evitare lo sgombero dell’edificio, avvenuto nell’ottobre scorso, cui è seguita l’occupazione di un distretto militare abbandonato, il distretto 42, oggi nuovamente sotto sgombero.

Una delegazione dell’esperienza pisana, assieme alle realtà che promuovono la campagna Patrimonio Comune si sono ritrovati sotto alla direzione generale dell’Agenzia del Demanio per un presidio di denuncia del ruolo che questo ente ormai riveste: la cessione a privati di beni collettivi. Un processo reso ancor più rapace dalle politiche di austerity e dal patto di stabilità che ha fatto carta straccia della sovranità nazionale prima e dell’autonomia gestionale degli enti locali poi.

Il tema, peraltro, è di stringente attualità politica. Proprio in questi giorni era in discussione alla Camera, per l’iter di conversione in legge, il decreto Enti Locali, già approvato mercoledì scorso dall’aula del Senato e il cui termine di conversione scadeva il prossimo venerdì, 28 febbraio. Il decreto, che ricalcava con qualche aggiustamento i contenuti del Salva Roma, tramontato tra Natale e Capodanno, è stato nuovamente ritirato in zona Cesarini, forse per evitarne la decadenza resa probabile dall’ostruzionismo dei Cinque Stelle, forse per evitare al nuovissimo esecutivo di esordire con un voto di fiducia. Tutto da rifare dunque, ma è chiaro che a Roma si sta giocando una partita tutt’altro che cittadina. Resta da sottolineare, come dato politico, che le diverse stesure del decreto contenevano tra le misure previste per il rientro dal buco di bilancio del Campidoglio, accanto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali (che nell’ultima versione veniva non imposta ma caldeggiata, lasciandone discrezionalità all’amministrazione locale seppur preservando, o almeno così pare, il servizio idrico, già privatizzato per il 49%) anche la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. 

Non è un caso, neppure qui, che la campagna in difesa del patrimonio abbandonato voglia saldarsi, nelle prossime settimane, ad altri due percorsi deliberativi dal basso, quello per la ripubblicizzazione del servizio idrico (cioè del ramo idrico dell’ex municipalizzata Acea), portata avanti dal CRAP – Comitato Romano Acqua Pubblica, e quella sulla scuola che, sulla scia del referendum di Bologna, intende evitare che l’istruzione privata venga finanziata a discapito di quella pubblica, ridotta al collasso.

Un modo per ragionare assieme di una idea complessiva della città, molto distante dal modello attuale improntato ad una visione sempre più privatistica ed atomizzata delle relazioni sociali ed economiche, rafforzato dagli anni dell’amministrazione Alemanno e di certo non stravolto nella sostanza in questi primi, tiepidi mesi di giunta Marino.

Tratto da Huffing Post

L’ 8 MARZO PARLANO I NOSTRI CORPI #IO DECIDO

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Appuntamento ore 15.00 a Piazza de Condottieri 34, consultorio del Pigneto.

NO ALLA VIOLENZA perchè #IO DECIDO

NO ALL’OBIEZIONE perchè #IO DECIDO

SI ALLA PILLOLA perchè #IO DECIDO

Abbiamo deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia dopo aver appreso cosa sta accadendo in Spagna. Il Ministro Gallardòn ha proposto una modifica della legge sull’aborto, limitando la possibilità di abortire a due soli casi: la violenza sessuale e il comprovato rischio per la salute psichica e fisica della donna. Al di fuori di questi casi scegliere di abortire sarà un reato. Anche in Grecia tra i durissimi tagli alla sanità e il controllo sempre più feroce sui corpi (su parto, aborto, malattie sessualmente trasmissibili) l’autonomia delle donne viene soffocata.

In tutta l’Europa dei PIGS, nei paesi che più visibilmente stanno subendo gli effetti delle politiche di austerity i tagli alla sanità fanno il paio con il controllo sempre più feroce sui corpi delle donne. In alcuni casi (soprattutto Italia e Spagna) è evidente l’influenza della cultura cattolica e misogina sulle scelte politiche dei governi.

In Italia esiste una legge -frutto delle lotte- che garantisce la possibilità per le donne di abortire liberamente e gratuitamente: la legge 194, che viene però quotidianamente resa inefficace dalla presenza enorme di medici obiettori (il 90% solo nel Lazio). L’obiezione di coscienza sull’aborto garantisce la carriera di molti medici, diventa la pratica più diffusa in tutti gli ospedali e di fatto impedisce a migliaia di donne di poter scegliere per sé. Di fronte agli ostacoli e alle umiliazioni che ogni donna deve subire, non è un caso che in Italia stia crescendo il numero degli aborti clandestini e “fai-da-te”, fatti in casa con mezzi impropri, che portano a seri rischi per la vita delle donne.

Se legislativamente la possibilità dell’aborto farmacologico (RU486) è già garantita da anni di fatto essa non viene contemplata negli ospedali italiani, così come è impossibile nelle città nostrane trovare in tempi rapidi la pillola contraccettiva di emergenza.

Vogliamo ripartire dalla libertà di scelta, dalla capacità di decidere sui nostri corpi, dall’autodeterminazione, per opporci a questa situazione in cui ci vogliono spingere all’angolo.

Vogliamo ripartire dalle parole d’ordine della Spagna: #iodecido, per dare vita a una campagna che rivendichi la possibilità concreta di un aborto libero, gratuito e garantito; una campagna che garantisca la possibilità dell’aborto farmacologico, la completa accessibilità alla pillola del giorno dopo e la sicurezza che ci siano luoghi come i consultori che realmente ne assicurino la prescrizione.

Vogliamo sostenere la laicità dello Stato e respingere le politiche europee sui nostri corpi.

Vogliamo che consultori e ospedali vengano rifinanziati e che sia garantito il supporto e l’assistenza a tutte le donne migranti.

Vogliamo autodeterminarci, come donne, lesbiche, trans e queer!

Estendiamo questo appello a tutte e tutti, per dare corpo alla campagna #iodecido, per immaginare insieme un 8 marzo fuori dai soliti riti, invadendo con manifestazioni, cortei e azioni tutte le città.

Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, il lavoro, la sanità e le grandi opere.

Rete cittadina #iodecido

Patrimonio comune – Assemblea cittadina al Teatro Valle Occupato

Sabato 15 Febbraio

Teatro Valle Occupato

(Via del Teatro Valle 21)

Ore 10.30

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In ogni quartiere di Roma ci sono edifici pubblici e privati in stato di abbandono e quindi privi di qualsiasi utilità sociale. Aree militari, vecchi cinema e teatri, scuole chiuse, ex depositi, terre incolte, fondi rustici, casali e vecchie fabbriche sono oggi orfane delle loro antiche funzioni e hanno davanti due futuri possibili: rinascere attraverso processi partecipati oppure essere messi in vendita e diventare affare per le lobby della finanza e dei costruttori.

Vogliamo mettere a sistema le nostre forze affinché veri e propri consorzi di cittadinanza possano prendersi cura degli spazi inutilizzati e delineare un modello alternativo di gestione del patrimonio immobiliare. Invece che alienato, il patrimonio pubblico e privato in disuso deve essere dato in affidamento al tessuto associativo cittadino per la creazione di attività e servizi per tutt*, creando welfare, lavoro e sviluppo locale ed è la cittadinanza a stabilire le sue funzioni d’uso.

L’obiettivo è garantire che i beni demaniali, vere e proprie forme di proprietà collettiva, e tutti gli edifici pubblici che non perseguono più i loro fini istituzionali tornino nella piena disponibilità del popolo cittadino, che deciderà i nuovi utilizzi. Inoltre, secondo le letture più recenti dell’Articolo 42 della Costituzione, la cittadinanza ha diritto di disporre anche degli immobili privati in stato di abbandono, visto che l’incuria compromette la funzione sociale, vincolo a cui la proprietà privata è sottoposta per mantenere i propri beni.

L’assemblea del 15 febbraio vuole realizzare una grande campagna su questi contenuti, realizzare iniziative di mobilitazione sul territorio e proporre una delibera di iniziativa popolare che difenda il patrimonio comune, valorizzi le progettualità già presenti nel territorio e preveda la gestione partecipata degli spazi inutilizzati. 

Primi promotori:
A Sud, Action diritti in Movimento, Alba Roma, Angelo Mai, Casale PachaMama, Cinecittà bene comune, Cinema America Occupato, Comitato cittadino per l’uso pubblico delle caserme, Comitato Sviluppo Locale Piscine di Torre Spaccata, CSA La Strada, Lucha Ysiesta, Progetto Macine, Repubblica Romana, Rifondazione comunista Roma, Scuola pubblica bene comune, Sinistra anticapitalista Roma, Sinistra per Roma, Teatro Valle Occupato, Scup.

#IoDecido

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Abbiamo deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia dopo aver appreso cosa sta accadendo in Spagna. Il Ministro Gallardòn ha proposto una modifica della legge sull’aborto, limitando la possibilità di abortire a due soli casi: la violenza sessuale e il comprovato rischio per la salute psichica e fisica della donna. Al di fuori di questi casi scegliere di abortire sarà un reato. Anche in Grecia tra i durissimi tagli alla sanità e il controllo sempre più feroce sui corpi (su parto, aborto, malattie sessualmente trasmissibili) l’autonomia delle donne viene soffocata. 

In tutta l’Europa dei PIGS, nei paesi che più visibilmente stanno subendo gli effetti delle politiche di austerity i tagli alla sanità fanno il paio con il controllo sempre più feroce sui corpi delle donne. In alcuni casi (soprattutto Italia e Spagna) è evidente l’influenza della cultura cattolica e misogina sulle scelte politiche dei governi.
In Italia esiste una legge -frutto delle lotte- che garantisce la possibilità per le donne di abortire liberamente e gratuitamente: la legge 194, che viene però quotidianamente resa inefficace dalla presenza enorme di medici obiettori (il 90% solo nel Lazio). L’obiezione di coscienza sull’aborto garantisce la carriera di molti medici, diventa la pratica più diffusa in tutti gli ospedali e di fatto impedisce a migliaia di donne di poter scegliere per sé. Di fronte agli ostacoli e alle umiliazioni che ogni donna deve subire, non è un caso che in Italia stia crescendo il numero degli aborti clandestini e “fai-da-te”, fatti in casa con mezzi impropri, che portano a seri rischi per la vita delle donne.

Se legislativamente la possibilità dell’aborto farmacologico (RU486) è già garantita da anni di fatto essa non viene contemplata negli ospedali italiani, così come è impossibile nelle città nostrane trovare in tempi rapidi la pillola contraccettiva di emergenza.
Vogliamo ripartire dalla libertà di scelta, dalla capacità di decidere sui nostri corpi, dall’autodeterminazione, per opporci a questa situazione in cui ci vogliono spingere all’angolo.
Vogliamo ripartire dalle parole d’ordine della Spagna: #iodecido, per dare vita a una campagna che rivendichi la possibilità concreta di un aborto libero, gratuito e garantito; una campagna che garantisca la possibilità dell’aborto farmacologico, la completa accessibilità alla pillola del giorno dopo e la sicurezza che ci siano luoghi come i consultori che realmente ne assicurino la prescrizione.

Vogliamo sostenere la laicità dello Stato e respingere le politiche europee sui nostri corpi. 
Vogliamo che consultori e ospedali vengano rifinanziati e che sia garantito il supporto e l’assistenza a tutte le donne migranti.
Vogliamo autodeterminarci, come donne, lesbiche, trans e queer! 

Estendiamo questo appello a tutte e tutti, per dare corpo alla campagna #iodecido, per immaginare insieme un 8 marzo fuori dai soliti riti, invadendo con manifestazioni, cortei e azioni tutte le città.
Immaginiamo un 8 marzo di lotta e di festa, insieme ai movimenti antirazzisti, antisessisti e antifascisti, con i migranti e le migranti che si mobilitano dentro e fuori i Cie, con chi lotta per i beni comuni, il lavoro, il reddito, il lavoro, la sanità e le grandi opere. 

Invitiamo tutte e tutti ad un’Assemblea pubblica il 13 febbraio ore 19.00 a Communia, via dello Scalo San Lorenzo, 33. 

Rete cittadina #iodecido 

verso #8marzo