Contraccezione gratuita! Perchè tutte le donne possano scegliere se avere figli, quando e quanti averne!

Nel corso del convegno “Per scelta, non per caso”, che si è svolto il 7 marzo presso la Protomoteca in Campidoglio, la Consulta dei Consultori di Roma ha lanciato una petizione per raccogliere firme e adesioni sul diritto alla contraccezione gratuita.

Sappiamo infatti che la normativa in vigore prevede la gratuità di tutte le prestazioni relative alla procreazione responsabile, compresa la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo, e che affida ai consultori il compito di operare affinché le coppie e i singoli possano essere davvero liberi di scegliere, fornendo tutti gli strumenti indispensabili allo scopo, dall’informazione alla consulenza, dalle eventuali analisi cliniche alle visite, dalla somministrazione ai controlli.

E’ utile ricordare che l’accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e alla contraccezione è fra gli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” definiti dalle Nazioni Unite e che

riconoscere e garantire il diritto alla contraccezione significa riconoscere il diritto delle donne a decidere della propria vita, promuovere le loro competenze, contrastare efficacemente la discriminazione e la violenza di genere, permettere a tutti di vivere una sessualità più felice e sicura.

Accanto a questa considerazione, che riafferma il diritto alla libertà di scelta  e alle pari opportunità, c’è anche da sottolineare che investire in contraccezione vuol dire risparmiare. Infatti un contraccettivo costa meno – in termini di sofferenza umana ed esborso economico- rispetto all’interruzione di una gravidanza che non è desiderata, ad una maternità non scelta, alla cura delle malattie sessualmente trasmesse.

Nel lavoro quotidiano nei nostri consultori si tocca con mano la difficoltà che hanno molte donne, soprattutto le più giovani e le donne straniere, a seguire le indicazioni per quanto riguarda le analisi per la pillola o per la sua assunzione regolare.

Per le analisi di base (assetto metabolico e funzione epatica) in media c’è un costo ticket tra 30 e 50 euro;  in presenza di rischi particolari (obesità, trombofilia, problemi di pressione, disfunzioni tiroidee….) aumentano gli accertamenti da effettuare e ovviamente aumentano i costi.

Per quanto riguarda la pillola, quelle mutuabili hanno un ticket di 4 euro, le altre costano tra i 5 e i  15 euro, ovviamente ogni scatola, che copre un mese di trattamento.

Questi costi rappresentano vere e proprie barriere economiche e sociali all’accesso alla contraccezione e alla pianificazione familiare per le fasce più fragili della popolazione, come le ragazze giovanissime, le donne economicamente e culturalmente svantaggiate, le donne straniere e quelle disoccupate.

Insieme al problema dei costi, c’è la difficoltà di accesso ai consultori a causa del numero esiguo e degli orari di apertura insufficienti. A Roma esistono 50 consultori a fronte dei 144 che dovrebbero esserci, in base al rapporto 1:20.000 abitanti previsto dalla normativa vigente. Di questi 50, ben 37 risultano incompleti per numero di operatori, tipologia delle figure professionali previste,  locali e orari inadeguati.

Ribadiamo che, soprattutto in tempi di crisi economica e occupazionale come quelli che stiamo vivendo, puntare sulla prevenzione e sulla promozione della salute sessuale e riproduttiva sarebbe un investimento saggio e obbligato, un uso virtuoso delle risorse e una forma di educazione alla salute permanente che determinerebbe risparmi di vario genere, compresa la diminuzione di comportamenti a rischio.

E’ quindi in questo contesto e attraverso tali considerazioni che è maturata la decisione di dare una svolta e una visibilità ulteriore al mandato istituzionale che abbiamo ricevuto come operatrici/operatori dei consultori, partendo da una raccolta di adesioni che rafforzi la nostra voce.

Raccogliere firme ha il doppio valore di creare consenso e aumentare la pressione per il raggiungimento dell’obiettivo, e al tempo stesso di sensibilizzare l’opinione pubblica, le amministrazioni e gli Enti Locali sull’importanza strategica di rafforzare i servizi che lavorano sulla prevenzione e sulla promozione della salute.

L’obiettivo che ci siamo posti è di coinvolgere tutti i Municipi, le associazioni, i cittadini di ogni territorio nella raccolta delle firme e di organizzare una manifestazione pubblica il 26 settembre - data in cui si celebra la Giornata Mondiale per la Contraccezione -   per presentare al Presidente Zingaretti le firme a sostegno delle nostre richieste, perché la Regione si impegni al massimo per garantire a tutte le donne il diritto di scegliere se avere figli, quando e quanti averne.

Per info o per firmare contattare il consultorio di zona o scrivere a: 

consultoriroma@gmail.com

http://consultaconsultoriroma.blogspot.it/

deLiberiamo Roma

Quattro delibere per un altro modello di città

Quattro delibere di iniziativa popolare promosse da associazioni, comitati e spazi sociali per costruire un altro modello di città. Acqua bene comune, uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, scuola pubblica e finanza sociale per liberare Roma dalla crisi.

Quattro proposte, nate dal basso, frutto dell’attivazione e della partecipazione dei cittadini, indicano una riposta collettiva alla crisi. Quattro i temi affrontati: la ripubblicizzazione dell’acqua dando effettiva realizzazione al referendum da anni tradito, il recupero e l’utilizzo a fini sociali del patrimonio pubblico e privato abbandonato, la finanza sociale e la difesa e valorizzazione della scuola pubblica.

La connessione tra queste delibere disegna un diverso modello di città, che ha come priorità la drammaticità delle condizioni sociali provocate dalla gestione iniqua della crisi, e apre a una prospettiva politica alternativa a quella del Salva Roma, dell’austerità e della privatizzazione.

Puoi firmare presso la Casa delle donne Lucha y Siesta

Via Lucio Sestio, 10

tutti i martedì dalle 18.30 alle 23.00

Scopri tutti i posti in cui è possibile firmare!

deLiberiamo il patrimonio

deLiberiamo il patrimonio

Per l’uso sociale del patrimonio pubblico e privato in disuso, contro le speculazioni

Edifici sfitti e invenduti, ex aree militari, vecchi cinema e teatri, terre incolte, casali ed ex fabbriche sono oggi orfane delle loro antiche funzioni e hanno davanti due futuri possibili: rinascere migliorando la qualità della vita dei nostri quartieri e diventare “patrimonio comune” oppure essere svendute dal Campidoglio e diventare un affare solo per le lobby finanziarie e immobiliari.

Un bene di tutti è il bene di tutti.

Perchè firmare?

1) La delibera valorizza il patrimonio comune

  • Propone il riutilizzo del patrimonio immobiliare abbandonato per creare servizi, case, cultura, spazi di lavoro e verde nei quartieri e per risparmiare sugli affitti dell’amministrazione spostando uffici e/o servizi comunali in locali a zero canone
  • Blocca le svendite e le speculazioni edilizie già programmate dalla giunta comunale e impedisce la vendita di un patrimonio che è di tutti
  • Permette l’esproprio e la requisizione per uso sociale del patrimonio immobiliare privato sfitto e invenduto

2) Per dare voce ai cittadini su come utilizzare il patrimonio abbandonato

  • La delibera individua metodi di partecipazione e trasparenza per affidare gli stabili inutilizzati alle associazioni, alla cittadinanza attiva e ai comitati di quartiere.

Leggi la delibera!

deLiberiamo l’acqua

deLiberiamo l'acqua

Ripubblicizziamo Acea, difendiamo il referendum!

Nel 2011, 27 milioni di donne e uomini in Italia hanno votato per la gestione pubblica dell’acqua, tra questi oltre un milione di romani si sono pronunciati contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali e nella stessa direzione va anche la recente Legge approvata nella Regione Lazio.

La delibera cittadina d’iniziativa popolare spinge anche il Comune di Roma verso l’attuazione del voto referendario.

L’acqua è un bene comune.

Perchè firmare?

1) Per la ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 Spa, l’azienda che gestisce il servizio idrico nella Provincia di Roma

2) Per la gestione pubblica, che consente di:

  • Migliorare la qualità del servizio idrico, oggi drammaticamente peggiorata
  • Utilizzare gli utili per realizzare gli investimenti necessari e risanare il debito
  • Uscire dalla logica privatistica e aprirsi alla partecipazione delle comunità locali
  • Dare dignità a chi lavora: la gestione aziendale ha portato vantaggi solo agli azionisti e ai grandi manager, mentre è aumentata la precarizzazione dei lavoratori e staccare l’acqua alle famiglie per poche decine di euro di morosità è diventata una regola.

Leggi la delibera!

deLiberiamo la scuola

deLiberiamo la scuola

Potenziamo la scuola pubblica

Nella nostra città i bambini che non trovano posto nella scuola pubblica dell’infanzia comunale e statale sono oltre 4.600. È un numero in crescita, che evidenzia l’inadeguatezza delle istituzioni a rispondere alla domanda sociale e che costringe le famiglie a rivolgersi alle scuole private, caratterizzate da progetti educativi che non garantiscono il pluralismo e la laicità dell’istruzione, e sono a pagamento.

Vogliamo scuola pubblica e di qualità.

Perchè firmare?

1) L’istruzione è un diritto garantito dalla Costituzione

La delibera chiede che sia garantito il diritto allo studio, a partire dalla scuola dell’infanzia, nelle strutture pubbliche, fino ad esaurimento della domanda, affinché il diritto all’istruzione continui ad essere fondato sul pluralismo, la laicità e la gratuità.

2) Fermiamo i finanziamenti alla scuola privata

La delibera impegna il Comune di Roma a non finanziare più le scuole dell’infanzia private e a destinare a quelle comunali tutte le risorse necessarie alla tutela di un diritto fondamentale.

Leggi la delibera!

deLiberiamo la finanza

deLiberiamo la finanza

Per promuovere una nuova finanza sociale

La finanza speculativa, alleata delle politiche di austerità, spinge gli enti locali a tagliare servizi essenziali, privatizzare beni comuni ed erodere diritti. Così crescono solo povertà e disoccupazione. Ma non è questa l’unica finanza possibile.

Per la finanza sociale. Contro le politiche di austerità.

Perchè firmare?

1) Per un nuovo governo della città

La delibera chiede al Consiglio Comune di Roma Capitale di rispettare i bisogni delle persone e non solo quelli delle banche e di escludere dal Patto di Stabilità tutti gli investimenti in merito a beni comuni e welfare locale.

2) Per dare spazio alla finanza pubblica

La delibera chiede che il Consiglio Comunale di Roma Capitale faccia formale richiesta di modifica dello status giuridico e della funzione sociale di Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie i risparmi postali dei cittadini, perché sostenga a tassi agevolati gli investimenti degli enti locali.

Leggi la delibera!

per tutte le info: 

http://www.deliberiamoroma.org/

deLiberiamo Roma – Lancio della campagna cittadina

Comunicato Stampa

 22 aprile

Lancio della Campagna cittadina

deLiberiamo Roma

4 delibere per un altro modello di città

Quattro delibere di iniziativa popolare promosse da associazioni, comitati e spazi sociali per costruire una città migliore. Acqua bene comune, uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, scuola pubblica e finanza sociale per liberare Roma dalla crisi.

Martedì 22 aprile alle 15,30 in Campidoglio una nuova idea di città e di come amministrarla prende concretamente forma. Comitati, associazioni, spazi sociali e forze politiche si mettono in rete, costituendo il Comitato promotore per la presentazione di quattro delibere di iniziativa popolare.

Quattro proposte, nate dal basso, frutto dell’attivazione e della partecipazione dei cittadini, indicano una riposta collettiva alla crisi. Quattro i temi affrontati: la ripubblicizzazione dell’acqua dando effettiva realizzazione al referendum da anni contraddetto, il recupero e l’utilizzo a fini sociali del patrimonio pubblico e privato abbandonato, la finanzia sociale e la difesa e valorizzazione della scuola pubblica.

La connessione tra queste delibere disegna un diverso modello di città, che ha come priorità la drammaticità delle condizioni sociali provocate dalla gestione iniqua della crisi, e apre a una prospettiva politica alternativa a quella della Giunta Marino, del Salva Roma, dell’austerità e della privatizzazione.

La presentazione alla stampa della campagna cittadina che prende il nome di “DeLiberiamoRoma” avverrà martedì 22 aprile alle ore 11 durante la Conferenza Stampa che si terrà presso il Teatro Valle Occupato, Via del Teatro Valle 21, Roma.

L’avvio dei banchetti e della raccolta delle firme per la presentazione delle delibere inizierà simbolicamente il 25 aprile, giorno della liberazione d’Italia dal regime fascista, in mattinata durante il corteo dell’Anpi e in altre iniziative.

 

Nello specifico le delibere chiedono:

- la ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 S.p.A., l’azienda che gestisce il servizio idrico nella Provincia di Roma;

- il riutilizzo a fini sociali del patrimonio abbandonato pubblico e privato, il blocco delle vendite immobiliari e delle speculazioni edilizie già programmate o in via di programmazione dall’amministrazione;

- la modifica del Patto di Stabilità interno e l’introduzione di altre misure di finanza pubblica e sociale che contristano gli effetti che la crisi economico-finanziaria provocano nella popolazione;

- il rispetto del diritto allo studio, il potenziamento delle risorse per le scuole pubbliche e la chiusura dei finanziamenti alle scuole private.

 

Maggiori info e testi integrali delle delibere sul sito www.deliberiamoroma.org

(online dal 22 aprile mattina).

 

Info e contatti:

http://luchaysiesta.wordpress.com/contatti-2/

https://www.facebook.com/lucha.ysiesta

 

CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA: IL COMPLEANNO, IL CORTEO E LA RETE TERRITORIALE.

da La salita del Quadraro

Ogni volta che entro nella casa delle donne Lucha y Siesta penso che sia uno spazio speciale, un’ isola inaspettata nel bel mezzo della Tuscolana, resa viva da donne dal cuore grande, coraggiose ribelli, fatte della stessa sostanza dei sogni.
E i nostri sogni, la nostra volontà di costruire giorno dopo giorno il mondo a cui aspiriamo,  ci hanno portato a vivere durante l’8 marzo un doppio appuntamento: il sesto compleanno di Lucha e il corteo cittadino della rete #IODECIDO.
Il compleanno.
In questi sei anni di occupazione l’ex deposito Atac di via Lucio Sestio si è trasformato in uno spazio di democrazia dal basso, in un luogo materiale che dà accoglienza a donne in difficoltà, dove si svolgono diverse attività culturali e produttive che rendono Lucha uno spazio di socialità, condivisione di esperienze e competenze. La casa delle donne presta servizi di supporto e accoglienza che il pubblico non vuole più offrire. In questi anni decine di esperienze di vita hanno attraversato la casa e l’hanno plasmata, rendendola un luogo che contribuisce a rimettere in moto le intelligenze femminili calpestate, a ridare loro forza e valore oltre che restituire alla cittadinanza un pezzo importante del patrimonio pubblico. Il sesto anno di occupazione è stato festeggiato con un dibattito che ha visto la partecipazione, tra le altre, di Ilaria Cucchi sorella di Stefano, da uno spettacolo teatrale e da un dj-set che ci ha fatto ballare fino a tarda notte.
Il corteo.
Lucha è stata una delle principali organizzatrici e promotrici della manifestazione cittadina della rete #IODECIDO. Il corteo è stato entusiasmante per ciò che è riuscito ad essere: un momento di espressione e manifestazione di donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, di chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i CIE. La dimostrazione che è possibile riconnettere il tessuto sociale disintegrato, che la pluralità può accettare la differenza come ricchezza e convergere in una medesima direzione. Migliaia di donne e uomini hanno colorato di gioia e determinazione le strade di Roma, dal consultorio del Pigneto al Policlinico Umberto I. Quest’anno l’8 marzo non è stata solo la giornata internazionale della donna ma è stata la giornata dei diritti e della libertà di scelta di tutt*.
Ci piace pensare che sia una vittoria e un primo passo di un percorso collettivo che potrebbe portare lontano. Il dato evidente che dal basso possono nascere reti capaci di rivendicare con forza il diritto all’autodeterminazione per tutt* e in tutte le sue forme.
Contemporaneamente al livello cittadino, in queste settimane è nata una rete anche a Cinecittà.
Come Lucha y Siesta insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, allo spazio sociale 136, al centro giovanile Batti il tuo Tempo e all’associazione NPS abbiamo organizzato il 6 marzo, l’evento “Emozioniamoci” in largo Appio Claudio, andando a costituire una rete territoriale. L’evento si è svolto nel pomeriggio e ha avuto come parole chiave l’autodeterminazione, il diritto e la libertà di scelta, la prevenzione e la cura di malattie sessualmente trasmissibili. Abbiamo scelto di parlare di tutto ciò in una piazza per poter comunicare con gli abitanti del quartiere e per diffondere il più possibile informazioni atte a favorire una sessualità e un’affettività consapevoli.
Per ogni tematica affrontata erano presenti banchetti con opuscoli informativi, sono stati distribuiti preservativi maschili e femminili, è stata realizzata una lezione di educazione sessuale grazie all’apporto della dottoressa Gabriella Pacini, dell’associazione Vita di Donna. Diversi interventi al microfono hanno animato la piazza ed è stato realizzato dai ragazzi e le ragazze del centro giovanile lo striscione per il corteo cittadino, il primo striscione di questa neonata rete di Cinecittà, che speriamo si allarghi sempre più.
Sull’onda dell’entusiasmo stiamo già pensando di ripetere l’iniziativa nel mese di aprile.
Rimanete sintonizzat*

Chiara

Casa delle Donne Lucha Y Siesta

04.03.2014 – #IoDecido di chiedervi da che parte stare! #Verso l’8 Marzo! Occupazione simbolica all’Ordine dei Medici

Oggi, 4 marzo 2014, una centinaio di persone della rete #iodecido ha occupato la sede dell’Ordine dei Medici di via Cola di Rienzo a Roma, per rivendicare l’accesso libero e gratuito all’aborto, la reperibilità h24 in ogni territorio della pillola del giorno dopo, l’autonomia decisionale per tutto il percorso di nascita e la depatologizzazione delle condizioni dei soggetti trans, per opporsi alle decisioni arbitrarie dei medici su@ neonat@ intersex e alla violenza ostetrica . È stato chiesto un tavolo di discussione per riaprire il dibattito sull’obiezione di coscienza, che limita la libertà di scelta delle donne. In tutta risposta l’ordine dei medici si è rifiutato di aprire un confronto e di prendere posizione, di fatto appoggiando la cultura del controllo sui corpi. Come se non bastasse hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno preteso di identificare e denunciare i/le manifestanti, riducendo la questione a un mero problema di ordine pubblico. Vergognoso il comportamento della polizia che ci ha letteralmente scortat@, spintonandoci e insultandoci, fino alla metro, negandoci il diritto di manifestare pacificamente e impedendo la nostra libertà di movimento.
Ma noi non ci facciamo intimidire dalla gestione autoritaria di questo governo e sabato 8 marzo saremo tutt@ in piazza in un corteo-street parade che invaderà le strade della città.

Appuntamento ore 15:00 da Piazzale dei Condottieri, Roma
#retecittadina #iodecido #verso8marzo

Questo il volantino distribuito:

Dopo aver manifestato il primo febbraio a fianco delle donne spagnole contro l’attacco alla legge sull’aborto del ministro Gallardon, abbiamo deciso di ripartire ancora dall’Italia e da noi. Nel Bel Paese la situazione è altrettanto drammatica: il diritto alla salute e la libertà di scelta sono ogni giorno messi in discussione dentro gli ospedali pubblici e i consultori. Questo avviene a causa dei tagli sempre più indiscriminati alla sanità e per lo svuotamento della legge194, esautorata di ogni valore per l’altissimo numero di medici obiettori (nel Lazio sono circa il 90%). Non è un mistero che l’obiezione di coscienza sia il passepartout verso lo scatto di carriera e quei pochi medici che,invece, praticano ancora l’aborto rimangono spesso isolati dalle stesse istituzioni mediche. Nelle sale parto le donne sono sottoposte ad abusi e violenze ostetriche, fisiche e psicologiche, ad interventi medici non necessari e non acconsentiti, spesso in contrasto con le evidenze scientifiche e quindi dannosi per la loro salute. Altrettanto tragica è la situazione quando si decide di intraprendere un percorso di transizione, che diventa un calvario fatto di ostacoli e umiliazioni. altra violenza agita sui bambini intersex a cui viene brutalmente assegnato un sesso con il ricorso ad operazioni chirurgiche irreversibili: si tratta dell’ennesimo attacco all’autodeterminazione.

Siamo perfettamente consapevoli della cultura cattolica che sostiene tutte queste pratiche e della tendenza al controllo dei corpi delle politiche europee e nazionali.

Oggi siamo qui per denunciare tutto questo, ma siamo qui anche per chiedere a voi medici, operanti nel servizio pubblico, di prendere una posizione chiara in merito a questi punti:

• accesso libero e gratuito all’aborto. per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere.

• possibilita di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital

* reperibilità h 24 in ogni territori del Levonorgestrel

* prescrizione in pronto soccorso del Levonorgestrel senza ticket e senza l’autorizzazione dei genitori per la dimissione delle minorenni

• autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);

*rispetto delle evidenze scientifiche sul parto con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque orevio consenso libero e informato della donna ( taglio cesareo, episiotomia, manovra di kristeller, induzione farmacologica, rottura artificiale delle membrane, etc..)

• nessun* bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché “atipici”;

* depatologizzazione della condizione trans

• riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso;

Dalla parte dei diritti o dei profitti?

#rete cittadina #io decido #verso l’otto marzo

L’autodeterminazione produce libertà!

La convinzione di essere nel giusto ci ha spronato ad andare avanti nella costruzione del Corteo cittadino dell’8 Marzo #IODECIDO SUL MIO CORPO nonostante il divieto della questura, sapevamo che in ogni caso saremmo sces@ in piazza in tant* e divers* per rivendicare l’autodeterminazione sui nostri corpi e la connesione delle lotte contro la precarietà e per i beni comuni.
Ma la pressione prodotta dal comunicato in cui denunciavamo che la questura negava il corteo per motiivi futili e la determinazione della rete cittadina #IoDecido nel decidere di andare avanti senza mediazioni ha convinto la questura a fare un passo indietro, perciò questa mattina ci hanno contattat* per informarci che avevano autorizzato il corteo così come avevamo richiesto, senza alcuna modifica nel percorso.

Perciò inviatiamo tutte e tutti a partecipare con forza alla manifestazione #IoDecido dell’8M che partirà dal Consultorio di piazza dei Condottieri alle ore 15 e arriverà, passando per la Prenestina e San lorenzo, fino all’ospedale del Policlinico Umberto I per rivendicare diritto alla salute e libertà di scelta per tutte e tutti.

rete cittadina #IODECIDO sempre e comunque!

#IODECIDO DI MANIFESTARE!

L’8 marzo è la giornata che tradizionalmente ricorda e rivendica le battaglie e l’autodeterminazione delle donne. Quest’anno vogliamo far diventare quel giorno anche un momento di espressione e manifestazione di tutte e tutti: donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i cie.

Partendo dalla parola d’ordine “io decido” vogliamo opporci all’obiezione di coscienza che mina internamente la legge 194, vogliamo che ospedali pubblici e consultori vengano sostanzialmente rifinanziati. Siamo pront* a manifestare per avere pieno accesso alla ru486 e alla pillola del giorno dopo, per affermare la libertà di scelta sul parto, sull’aborto, sulla nostra sessualità e sulle nostre vite!

Ieri la Questura di Roma ha vietato il corteo fissato da piazza dei Condottieri e diretto verso il Policlinico Umberto I, adducendo problemi legati alla viabilità e al traffico.

E’ chiara la volontà politica di impedire una manifestazione determinata, cui hanno aderito moltissimi gruppi, collettivi e singoli/e. I temi del diritto alla salute, della libertà di scelta sul corpo e dell’obiezione di coscienza sono troppo spinosi per essere contestati!

Rivendichiamo il diritto di scendere in strada e manifestare per l’autodeterminazione e la libertà di scelta di donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex e migranti e invitiamo tutt* a partecipare e a sostenere questo corteo!

 

L’APPUNTAMENTO E’ PER TUTT* SABATO 8 MARZO

h. 15 a PIAZZA DEI CONDOTTIERI (Pigneto).

 

 

Rete cittadina #IoDecido

Verso l’#8M

EMOZIONIAMOCI: sesso, amore..relazioni –> verso l’8 Marzo #IoDecido

Immagine

TUTTO IN UNA PIAZZA !!!

GIOVEDì 6 MARZO

DALLE 17.00 ALLE 19.00

LARGO APPIO CLAUDIO (Roma)

Un pomeriggio tra workshop, box informativi, discussioni e confronti aperti su autodeterminazione, diritti e libertà di scelta con attivi i nostri infobox:

- a scuola di sesso (lezioni di sessualità libera e consapevole in piazza)
- informati che cresci libera/o

Saranno attivi stand informativi dove potrete trovare opuscoli, chiedere informazioni, togliervi dubbi e tabu’ oltre a numerose attivita’ di intrattenimento:

- dimmi cosa vuoi, ti dirò chi sei
- la salute sta nelle relazioni
- laboratori ludico-formativi
- laboratorio di creazione collettiva dello slogan e scrittura dello striscione per l’8 marzo#IoDecido

PROMOTORI DELL’EVENTO: 
Casa delle donne Lucha Y Siesta
Associazione NPS
Centro giovanile Batti il tuo tempo
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Spazio 136

“Patrimonio Comune”: i cittadini in difesa della città

A Roma una campagna cittadina per l’uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato

Il 15 febbraio scorso centinaia di persone si sono ritrovate nella platea settecentesca del Teatro Valle Occupato, a Roma, per la presentazione pubblica di una proposta che mira a disegnare, a partire dai cittadini, un altro profilo della città. L’occasione era il lancio della campagna cittadina per l’uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato“Patrimonio Comune”: un percorso di sensibilizzazione, azione e mobilitazione popolare sostenuto da decine di comitati cittadini, realtà associative, spazi autogestiti, forze politiche della capitale.

L’obiettivo: assicurarsi che i beni demaniali che non svolgono più alcuna funzione pubblica tornino nell’immediata disponibilità dei cittadini. Un ragionamento che l’art. 42 della costituzione apre anche ai beni privati in abbandono, subordinando la tutela della proprietà privata allo svolgimento di una “funzione sociale” che nel caso di immobili abbandonati è evidentemente assente.

La partita sul demanio pubblico, grazie al federalismo demaniale, è passata oggi agli enti locali, che devono decidere come amministrarli. Non a caso tra gli strumenti della campagna c’è una delibera di iniziativa popolare sull’utilizzo a scopi sociali delle centinaia di caserme, depositi, scuole, ex cinema, fondi rustici abbandonati della città scongiurando il rischio, attualissimo, che il comune ne faccia un pacchetto da vendere – o meglio svendere – per far cassa, sottraendo ai cittadini un enorme ricchezza collettiva, un patrimonio (appunto) comune.

Roma è una città allo stremo ormai da anni: 900 milioni di buco di bilancio stimato non sono che la punta dell’iceberg di una crisi sociale molto più profonda. Ma è anche la città delle grandi contraddizioni: è la capitale dell’emergenza abitativa e assieme dellaspeculazione edilizia; taglia da un lato l’erogazione di servizi al cittadino senza valorizzare dall’altro la capillare rete di servizi autogestita dal basso.

L’emergenza abitativa romana interessa circa 30.000 nuclei familiari in attesa di un alloggio popolare.

Eppure in città sono 250.000 gli immobili vuoti, di cui 51.000 nuovi e invenduti. Ciò non impedisce che i piani regolatori prevedano ulteriori colate di cemento sull’agro romano, e che nessuna nuova costruzione riguardi l’housing sociale. Nel frattempo, circa 2.000 famiglie vivono nelle occupazioni abitative messe in piedi negli anni dai movimenti per il diritto all’abitare, attraverso un rigoroso sistema di sportelli per l’emergenza abitativa dislocate nei municipi. Un concetto di abitare che non è limitato alle quattro mura entro cui vivere, ma che parla di servizi, diritti, cittadinanza e di agibilità sociale degli spazi.

Chi conosce il tessuto sociale di Roma sa bene che dall’accoglienza alle attività culturali, ricreative e sportive, dai servizi sociali all’assistenza scolastica la rete di esperienze che dal basso offrono servizi sul territorio si è sostituita negli anni ad una carente offerta pubblica, radicandosi nei municipi e nei quartieri della città. Palestre, biblioteche e scuole popolari, centri culturali, consultori, centri di accoglienza per migranti o vittime di violenza, osterie sociali, case. Su questo la campagna Patrimonio Comune ha messo in piedi un dossier - in continuo aggiornamento – che raccoglie, racconta e mette a sistema l’esistente, valorizzando una rete di esperienze di vitale importanza per la città.

Dal Teatro Valle (il cui statuto, che avrebbe riconosciuto il teatro come “Fondazione Teatro Valle Bene Comune” è stato recentemente bocciato dal prefetto), ai Cinema America e Palazzo, al Casale Pachamama, a SCUP Sport e Cultura Popolare, a Lucha y Siesta, al Santa Maria della Pietà, alla Fabbrica dei Sogni di Torre Spaccata per citarne solo alcuni.

Il modello è lo stesso che la campagna propone di estendere alla gestione degli altri spazi pubblici in disuso: veri e propri consorzi di cittadinanza che nei vari municipi si incarichino di disegnare modelli alternativi di gestione del patrimonio immobiliare, capaci di erogare servizi e creare nuovo welfare, costruendo assieme occasioni di reddito, spazi di condivisione, partecipazione e socialità.

La questione non è solo romana. Percorsi di riappropriazione di spazi in disuso da parte della cittadinanza più o meno organizzata sono ormai diffusi in tutto il paese, da nord a sud alle isole. Un esempio emblematico è quello di Pisa, dove decine di associazioni cittadine hanno occupato più di un anno e mezzo fa lo stabilimento di un ex colorificio, abbandonato da 20 anni, mettendo su un polo culturale e di servizi che ha coagulato attorno a sé un ampissimo consenso popolare. Ampio ma non sufficiente a evitare lo sgombero dell’edificio, avvenuto nell’ottobre scorso, cui è seguita l’occupazione di un distretto militare abbandonato, il distretto 42, oggi nuovamente sotto sgombero.

Una delegazione dell’esperienza pisana, assieme alle realtà che promuovono la campagna Patrimonio Comune si sono ritrovati sotto alla direzione generale dell’Agenzia del Demanio per un presidio di denuncia del ruolo che questo ente ormai riveste: la cessione a privati di beni collettivi. Un processo reso ancor più rapace dalle politiche di austerity e dal patto di stabilità che ha fatto carta straccia della sovranità nazionale prima e dell’autonomia gestionale degli enti locali poi.

Il tema, peraltro, è di stringente attualità politica. Proprio in questi giorni era in discussione alla Camera, per l’iter di conversione in legge, il decreto Enti Locali, già approvato mercoledì scorso dall’aula del Senato e il cui termine di conversione scadeva il prossimo venerdì, 28 febbraio. Il decreto, che ricalcava con qualche aggiustamento i contenuti del Salva Roma, tramontato tra Natale e Capodanno, è stato nuovamente ritirato in zona Cesarini, forse per evitarne la decadenza resa probabile dall’ostruzionismo dei Cinque Stelle, forse per evitare al nuovissimo esecutivo di esordire con un voto di fiducia. Tutto da rifare dunque, ma è chiaro che a Roma si sta giocando una partita tutt’altro che cittadina. Resta da sottolineare, come dato politico, che le diverse stesure del decreto contenevano tra le misure previste per il rientro dal buco di bilancio del Campidoglio, accanto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali (che nell’ultima versione veniva non imposta ma caldeggiata, lasciandone discrezionalità all’amministrazione locale seppur preservando, o almeno così pare, il servizio idrico, già privatizzato per il 49%) anche la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. 

Non è un caso, neppure qui, che la campagna in difesa del patrimonio abbandonato voglia saldarsi, nelle prossime settimane, ad altri due percorsi deliberativi dal basso, quello per la ripubblicizzazione del servizio idrico (cioè del ramo idrico dell’ex municipalizzata Acea), portata avanti dal CRAP – Comitato Romano Acqua Pubblica, e quella sulla scuola che, sulla scia del referendum di Bologna, intende evitare che l’istruzione privata venga finanziata a discapito di quella pubblica, ridotta al collasso.

Un modo per ragionare assieme di una idea complessiva della città, molto distante dal modello attuale improntato ad una visione sempre più privatistica ed atomizzata delle relazioni sociali ed economiche, rafforzato dagli anni dell’amministrazione Alemanno e di certo non stravolto nella sostanza in questi primi, tiepidi mesi di giunta Marino.

Tratto da Huffing Post