CRISI, POLITICA, DESIDERIO

La pratica delle relazioni come paradigma dello spazio costituente

Presentato da

Lucha  y Siesta Action_a e Infosex_Esc

Federica Giardini e Anna Simone

Tre parole per pensare il presente, per mettere a fuoco il panorama di crisi irreversibile dell’economia mondiale, per qualificare lo sfacelo del neoliberismo e la sconfitta delle ipotesi riformiste. Spread a 500 punti, disoccupazione in aumento e precarietà dilagante sono gli effetti infausti delle politiche di Austerity che (quasi) tutta l’Europa sta subendo. I Governi attuali tra le banche e i cittadini, tra la finanza e la carne, ha continuato ad optare per le prime. Ma se la crisi apre scenari incontrollabili, segnati da forme di autoritarismo “democratico” e da nuove povertà, essa diventa anche una grande occasione per strappare nuovi spazi costituenti, fuori dalle logiche del capitalismo e della finanza, della corruzione e della costrizione. La posta in gioco più alta, oltre che sul terreno del lavoro, si combatte sulla questione dei diritti, dei servizi e delle garanzie in una parola sul welfare. Salute, vita, istruzione, cittadinanza sono i piani su cui le misure di austerità si stanno abbattendo più ferocemente.

Ed è proprio in tale fase che le donne – che si vorrebbero relegare alla categoria di “soggetti deboli”, “socialmente esposti”, “da tutelare”, laddove in realtà, tanto le politiche del lavoro quanto i tagli al welfare spingono per un “ritorno al focolare domestico” – si danno pratiche di resistenza e riappropriazione, che parlano il linguaggio della relazione e dell’autogoverno. Rifiutando categorizzazioni e false tutele che nascondono tentativi normalizzanti e retrogradi, aggrediscono la crisi non stando a casa ma occupando il posto di lavoro, l’ospedale, il territorio e reclamando servizi, reddito, tempo e spazi.

Vi proponiamo di partire da una prospettiva posizionata, sia essa femminista o queer, non solo per analizzare quanto i movimenti hanno già praticato dal punto di vista delle lotte (dall’occupazione del teatro Valle e di Macao all’occupazione degli ospedali in Grecia, dall’invenzione di nuove forme di mutualismo alle lotte sulle riforme Monti), ma per individuare quali possono essere i nuovi piani di resistenza e di attacco contro lo smantellamento del welfare. Il femminismo storico, attraverso delle pratiche politiche e relazionali, ha inventato l’istituzione del consultorio, come spazio di consulenza, di salute e di autodeterminazione della donna. Oggi questi, così come molti altri servizi (dai centri di antiviolenza agli ospedali pubblici) vengono progressivamente smantellati.

Come inventare degli strumenti di resistenza? Come aprire dei nuovi spazi di organizzazione, che definiscano gli ambiti del comune (e dei beni comuni)  contro quelli dell’appropriazione, tipici del capitalismo finanziario? Quale è il filo rosso di trasmissione che connette il femminismo storico alle nuove esperienze desideranti, di riappropriazione e di autogoverno, di donne e di uomini?

Ci dipingono con tratti vittimari, ci vorrebbero ingabbiate/i nei loro schemi della rappresentanza e delle quote, di una differenza addomesticata dal potere. Ma noi non ci stiamo.

Per questo vi invitiamo a prender parola e partecipare all’assemblea pubblica che si terrà domenica 17 alle ore 18.30 in Sala Biagetti, durante la DinamoFest (Città dell’Altra Economia, Ostiense).

Partecipano al dibattito:

Collegamento con Katerina Tsapopoulou, Avvocatessa, Grecia
Assemblea Costituente della Casa internazionale delle donne, Roma
Cristiana Albino, collettivo Medea, Torino
Davide Pirozzo, Queer Lab, Roma
Valeria Mercandino, Diversamente Occupate, Roma
Valerio Tursi, Social Pride, Roma
Anna Simone, Facoltà di Sociologia, Unisob, Napoli