L’editoriale per Radio Action

“Ogni anno nel mondo si effettuano 53 milioni di aborti: ovvero ogni anno abbiamo annualmente un numero di vittime pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale…dietro ogni numero c’è un bambino, una bambina cui è stato impedito di nascere, una donna che porterà per sempre una tristezza nel cuore, una società che ha smarrito lo spirito di umanità e il senso della solidarietà verso i suoi figli più deboli e più fragili…”

In questo modo si è espressa nel marzo 2010 la consigliera regionale Olimpia Tarzia, prima firmataria della proposta di legge regionale per la riforma dei consultori familiari.
Questo è l’humus culturale da cui emerge la proposta della Tarzia , più manifesto politico che proposta legislativa nella forma e nei contenuti smaccatamente ideologici.

Si vuole riformare il rapporto tra Stato ed utenti, da una parte, e tra ente pubblico e operatori o associazioni private dall’altra. Con la legge vigente i servizi prestati dal consultorio sono nel pieno rispetto della libertà di scelta delle utenti, quindi lo Stato assicura un’assistenza non velata da paternalismo e men che mai d’autoritarismo.

Questa proposta trasforma i consultori familiari da enti socio-sanitari per la cura e l’assistenza di donne, coppie e famiglie in organi di rafforzamento, sostegno ma soprattutto di controllo dell’etica familiare a 360°: “in istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice” come si legge nell’introduzione alla proposta.

La famiglia tradizionale fondata sul matrimonio e “prioritariamente votata al servizio della vita” è considerata una società politica, portatrice appunto di nebulosi valori etici e valorizzata nelle sue fondamentali dimensioni dell’unità e della fecondità. Viene così stravolto il concetto di famiglia espresso nella costituzione come società in cui il singolo può sviluppare la propria personalità, per diventare agente di trasmissione dei valori morali della maggioranza di governo. La scarsa importanza data alla salute e al diritto di autodeterminazione dell’individuo emerge peraltro nell’assenza di qualunque riferimentoalla donna al di fuori della famiglia, dalla mancata distinzione tra sessualità e procreazione, distinzione che invece fu riconosciuta per la prima volta nel diritto dello stato proprio con la legge che ha istituito i consultori.

La proposta di legge delinea i vari strumenti che i consultori avranno a disposizione per tutelare la famiglia: consulenze e assistenza prematrimoniale, orientamento e assistenza alle situazioni famigliari nel corso del loro naturale svolgersi e nei momenti di crisi, tutela della vita e della maternità e prevenzione dell’aborto. Ogni consultorio dovrà quindi contare sulla presenza di consulenti e mediatori familiari e di esperti in materia di bioetica. Purtroppo non esistono principi di bioetica universalmente accettati, viene quindi spontaneo chiedersi a quali principi si appelleranno questi esperti. La mancanza di un mediatore culturale fra le figure indispensabili nei consultori sottolinea inoltre la lontananza della società immaginaria alla quale la legge si rivolge, dalla società reale in cui viviamo.

Tutti i compiti attualmente svolti nei consultori che non riguardano la tutela dell’unità familiare vengono eliminati: l’assistenza nello sviluppo di una sessualità responsabile, il lavoro di informazione riguardo i metodi contraccettivi e la prevenzione di malattie a trasmissione sessuale, che i consultori svolgono all’interno delle scuole oltre che nelle loro strutture, vengono sostituiti dalla prevenzione del disagio psichico giovanile e familiare e dall’accompagnamento nella maturazione psicoaffettiva e sessuale in collaborazione in particolar modo con gli oratori.

Cuore della riforma e necessaria conclusione dei presupposti etico-ideologici su cui si fonda, è la revisione delle modalità di accesso all’interruzione volontaria della gravidanza: viene infatti pensato un ulteriore procedimento obbligatorio di “accoglienza” rispetto a quello stabilito dalla 194.

Il compito fondamentale del nuovo consultorio di tutelare la famiglia e il valore primario della vita, si traduce in un’azione di prevenzione dell’aborto in cui il consultorio si trasforma in giudice delle ragioni che portano la donna a rifiutare la gravidanza, attraverso la socializzazione di queste ragioni, espropriandola di fatto del suo diritto di stabilire l’opportunità di essere madre, considerandola evidentemente incapace a svolgere questocompito. Gli operatori dei consultori e i membri di organizzazioni collaterali di difesa della vita coinvolti in questo procedimento avranno perciò il compito di esporre alla donna gli effetti negativi di un’eventuale interruzione della gravidanza e i possibili percorsi alternativi, esasperando i meccanismi già previsti in questo senso dalla 194.

In caso la donna decidesse ugualmente di abortire ne dovrà dare un “dissenso informato”, che verrà verbalizzato dal consultorio e se decidesse di non rivolgersi più a questa struttura, il consultorio avrà il diritto di essere comunque informato della scelta della donna e di ricontattarla per poter mettere in atto tutti gli strumenti di cui dispone per evitare l’interruzione della gravidanza. In questo procedimento il consultorio avrà il compito di ricordare alla donna il suo “dovere morale di collaborare nel tentativo di superare le difficoltà che l’hanno indotta a chiedere l’interruzione volontaria della gravidanza”.

 

…Sono alcuni mesi che le donne di associazioni, movimenti ed operatrici del settore socio-sanitario, ragionano attorno a questa proposta e la cosa su cui siamo tutte d’accordo è che questa proposta di legge non è emendabile, la rifiutiamo nella sua complessità poiché nulla ha di avanzamento sociale, nulla ha di tutela sanitaria, è esclusivamente un manifesto ideologico indirizzato verso un integralismo religioso e reazionario in totale antitesi con la pluralità esistente e reale. Molti aspetti sono stati oggetto di discussioni ma tre in particolare ci sentiamo di segnalare:

1) i consultori come strumento socio-saniatrio territoriale funzionano e se hanno avuto un calo di qualità è perché da 10 anni a questa parte hanno subito un disinvestimento ingente e costante di risorse umane ed economiche; 2) quale copertura finanziaria abbia questa proposta dato che nel frattempo la regione lazio sta facendo tagli indiscriminati nella sanità che colpiscono sia le strutture ospedaliere che centinaia di posti di lavoro; 3) la proposta è in contraddizione giuridica con la legge nazionale 194, per questo ci chiediamo: cosa si sta tentando di fare nel Lazio??prendere l’esempio lombardo estremizzandolo per farne un laboratorio da esportare a livello nazionale??

Noi non lo permetteremo.

Action-A _ Lucha y Siesta