SI TRATTA DI NOI

Il Csoa La Strada

vi invita

SI TRATTA DI NOIlocandina tratta3

Il sistema di accoglienza e la mancanza di strumenti di protezione per le vittime di sfruttamento della prostituzione nell’ordinamento giuridico italiano.

Lo sfruttamento della prostituzione di donne migranti è un fenomeno dilagante nei nostri territori. Pur essendo visibile sulle strade, poche istituzioni delineano le strategie per intervenire e la società civile rimane miope e impassibile. Le operatrici, gli operatori sociali e gli avvocati sono spesso gli unici a far fronte a questa drammatica realtà.

Intervengono

Intervento scritto di Isokè Aikpitanyi , Scrittrice

Rosa Paolella, Operatrice sociale

Francesca De Masi e Carla Quinto, Cooperativa Be Free

Salvatore Fachile, Avvocato ASGI

A seguire

Aperitivo a sostegno di

Le ragazze di Benin City”

L’associazione che da voce alle vittime di tratta

Venerdì 17 maggio ore 17:30

Csoa La Strada, Via Passino 24 – Garbatella

http://www.csoalastrada.info 

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Ho già provato due o tre volte a scrivere un messaggio per il vostro incontro.

Niente, mi attorciglio sulle stesse cose di sempre.

Ma che io ti scriva e ti descriva i problemi non serve, tu e le tue amiche li conoscete.

Allora ti racconto.

Io faccio avanti e indietro tra Genova, dove ora vivo, Torino e provincia, Aosta, Milano/Pavia dove ci sono le mie ragazze, nigeriane vittime della tratta che accolgo in case.

Pago affitto, vitto, ecc.

E’ così da anni.

Claudio ha investito tutti i suoi risparmi di dipendente regionale.

Tutta la liquidazione!

Andiamo avanti ora con la sua pensione.

Il suo impegno mi ha permesso per lungo tempo di dedicarmi solo alle ragazze, anche se questo non è un lavoro, non mi da uno stipendio.

Da gennaio ho ripreso a lavorare “normalmente”: devo avere un reddito per le case e per la quotidianità: ricevo piccolissime donazioni, 4 mila euro in  dieci anni!

Non posso considerare questo il mio lavoro, perchè non sono diplomata, non solo laureata e anche per scriverti questa mi faccio aiutare da una amica che mi regala le sue ore per aiutarmi a scrivere, a correggere, ecc.

Quando sono arrivata n Italia ero quasi analfabeta…ora mi chiamano a incontri ed eventi e mi definiscono “scrittrice…”

Il fatto è che nel sociale non posso lavorare perchè, secondo chi gestisce servizi che potrebbero avvalersi delle mie capacità, non sono professionale ed ho una modalità operativa talmente diversa da quella di servizi vari, da non essere compatibile con loro.

Modalita? Io avvicino, accolgo, sostengo ragazze nigeriane, mie sorelle nel dramma della tratta e non ho bisogno di nessuna formazione per farlo.

Certo quando le mie ragazze sono serene e davvero determinate, quando sono riequilibrate e fiduciose, posso anche affidarle a questo o quel servizio, ma prima no; quei servizi la respingerebbero come respingono 9 su dieci.

Questo faccio.

Ma non questo volevo raccontarti.

Torno a ieri.

Lavoro, poi corro da Genova a Torino (più o meno due ore di Treno), Aosta o Milano, magari parto il pomeriggio, rientro la sera tardi…ogni giorno.

Ieri stavo rientrando da Torino a Genova dove ero andata il giorno prima.

Avevo lasciato il cellulare a Genova, ma non era un problema perchè inizialmente dovevo solo fare una corsa velocissima e rientrare immediatamente.

Benchè abbia fatto una corsa ho perso il treno che Claudio, il mio compagno, mi aveva prenotato: un Intercity che in una ora e mezza mi riporta a casa.

Mi accorgo che c’è un altro treno, devo cambiare il biglietto, ma c’è folla; così decido di salire al volo sul treno che sta partendo.

Cerco il capotreno, lo trovo, gli spiego, dice che mi farà una multa salata perchè non si viaggia senza biglietto. Mi metto a discutere: guardi che il biglietto lo avevo fatto, ma ho perso il treno e per non perdere anche questo non ho fatto il biglietto alla stazione.

Mi insulta e mi deride davati alle persone che viaggiano nel mio stesso scompartimento. Io rispondo a tono e chiedo rispetto. Mi dice che devo scendere alla prossima stazione, gli rispondo che no, deve farmi il biglietto e io pagherò la multa. Ma non gli basta. Mi chiede i documenti.

Ho lasciato oltre al cellulare anche il borsetto con i documenti.

Non ci pensa su, non mi ascolta e chiama la Polizia. Arrivati ad Asti salgono due poliziotti che mi aggrediscono subito, mi sbattono contro la parete, vogliono mettermi le manette e mi insultano perchè tutte le negre fanno le furbe per vaggiare a sbafo.

Mi fanno male, mi divincolo, mi afferrano: l’ultima volte che un uomo mi ha afferrata cos’ è stato quando mi hanno aggredita e quasi uccisa.

Il mio flash è puro orrore.

Mi buttano giù dal treno, mi portano alla stazione di Polizia.

La mano mi sta sanguinando, mi hanno fatto male alle braccia dove mi hanno afferrata  e mi duole anche il collo, perchè ho sbattuto la testa…

Cerco ancora di spiegarmi e chiedo che mi facciano arrivare a Genova, dove posso esibire i documenti.

Mi chiedono le generalità: mi chiamo Rose Ovbokhan Isoke Aikpitanyi.

Cosa? come si scrive, quale e il nome quale il cognome…provo a spiegare ma non capiscono…scrivono che mi rifiuto di dare le mie generalità, che ho resistito a pubblici ufficiali e che ho interrotto un publico servizio.

Al terminale verificano un nome… purtroppo a Catania è sepolta una nigeriana uccisa con il mio nome e in zona loro stanno cercando una certa Izogie, fermata un sacco di volte per spaccio di droga.

Provo a dire qualcosa di me: se volete cercare provate a mettere il mio nome in Google, trovate foto e documenti…scrivono anche che sono clandestina.

Non voglio firmare il verbale, dicono che mi portano via e che poi mi deciderò a firmare.

Oppure firmo, vado a casa e poi vedrò di chiarire le cose nelle sedi opportune.

Dovrò presentarmi alla Questura di Genova, come clandestina e a Asti per gli altri….reati.

La mia prima reazione sarebbe di dire NON sono clandestina, ma io sono stata, sono e sarò sempre una ragazza di Benin City ed è normale che io sia trattata come una ragazza africana qualunque.

Per queste ragazze non c’è rispetto, non ci sono diritti e non ha senso che io mi metta a dire cose tipo lei non sa chi sono io…io sono a posto, io …..

IO NON SONO COME LORO.

E’ questo che mi stavano portando a dire.

Giuda tradì per 30 denari, io stavo per tradire per esser lasciata in pace da due poliziotti fascisti.

Ho firmato come avrei fatto 13 anni fa, come ho fatto 13 anni fa, pensando che dopo andiamo poi a vedere come si mettono le cose, ma intanto me ne vado.

Mi lasciano e mi dicono che adesso posso farmi il biglietto del treno e tornare a casa…

Ad Asti mi hanno dato un avvocato di ufficio, ma Claudio vuole che io ne prenda uno nostro; a Genova dovrò spiegare e so già che il funzioanrio mi rimprovererà come hanno fatto di recente perchè da sempre ho problemi per via di quella ragazza uccisa con il mio nome e perchè, mi dicono, devo smetterla, non devo più accogliere ragazze clandestine a casa mia, a mie spese … e chi ci crede poi, non è che zitta zitta fai la maman con le buone maniere?

E subito ho ripensato all’ultimo colloquio con la mia maman, quando le dissi che non le avrei più dato soldi e che me ne sarei andata. ..Ti rendi conto, lo sai cosa ti succede, non puoi andartene se non mi paghi.

Era appena morta mia madre, non mi importava più di nulla, nè di vivere, nè di morire…Io me ne vado, dissi,

Fui quasi uccisa.

E questi poliziotti fascisti a irridermi e a dirmi non fare la furba, siete tutte così…non è che fai la maman…ti fa comodo non avere il telefono, così non abbiamo il tuo numero, ma lo troviamo sai, e poi vediamo!

Ho preso il treno e sono arrivata a Genova. Dovevo partire alle 11 ma per pochi minuti avevo perso il treno…a casa ci sono arivata che erano arrivate le dieci di sera: Claudio era molto preoccupato, ero partita, non avevo il cellulare, sono arrivata distrutta.

Ecco il mio saluto.

Io sono stata, sono e sarà sempre una di loro, una ragazza di Benin City: non ditemi che la Bossi – Fini è una buona legge; non ditemi che le associazioni che lavorano per dare applicazione alle norme della Bossi Fini fanno bene. Anche quando operano bene e con professionalità, in realtà stanno al servizio di norme ingiuste: la clandestinità, la prostituzione, la tratta.

Sono dei servizi e allora perchè non operano al servizio di quelle che dovrebbero beneficiare del servizio?

Operare a sostegno delle vittime della tratta per me non può essere un lavoro, è un dovere di qualsiasi essere umano cittadino di un qualche paese del mondo che vede la schiavitù di altri.

Non ci sono orari, ferie, contratti, metodologia, studi sociologici che tengono o che contano davvero, conta ciò che si fa.

Il mio modo di essere e di cercare di fare qualcosa di bene, offende qualcuno, anche qualcuno che opera contro la tratta e che si offende se io opero in modo autofinanziato dimostrando che bisognerebbe fare di più anche senza finanziamenti, anche se tagliano i finanziamenti istituzionali.

Sono consapevole che bisogna lavorare per vivere e che il lavoro sociale è importantissimo.

Ma allora io che sono?

Se si accetta ciò che il sistema propone, lo si serve anche se il sistema adotta nome e modalità sbagliate.

Non è forse così che alla fine si servono anche i dittatori, i fascismi?

Che cosa è l’integrazione per quelle come me, entrare nel sistema o vedere che non va perchè tante mie sorelle soffrono a causa del sistema, oltre che – ovviamente – a causa dei trafficanti, questo non è neanche da precisare.

Per vivere faccio la baby sitter e vendo frutta e verdura.

Sono venuta in Europa per vendere frutta e verdura.

Non chiamatemi “scrittrice”.

Volevo rendere pubblico l’incidente, ma non reggo più le tensioni: ogni giorno, e ogni giorno di più, vedo un nuovo razzismo che avanza, una violenza che si sovrappone al buon senso, il sospetto che si sostituisce alla solidarietà.

E non sono una eroina. Non voglio essere un caso, nè come vittima della tratta che ha sofferto e si è liberata, nè come persona maltrattata dalla Forze dell’Ordine.

Sono solo Isoke, una ragazza di Benin City,

Un bacio a tutte e a tutti voi.

Per la Libertà di scelta, la Laicità delle Istituzioni e per la Democrazia.

Domenica 12 maggio la Marcia per la Vita vuole attraversare le strade di Roma dal Colosseo al Vaticano, per dire no “alla legge 194” e agli “strumenti della morte” come la RU486 e la pillola del giorno dopo, “in difesa della sacralità della vita”.

Gli organizzatori dell’evento, considerato dalla Questura al pari di una manifestazione sportiva, non sono tenuti né a rispettare il protocollo che il Comune di Roma ha stilato e reso obbligatorio per ogni corteo né a chiedere una autorizzazione, devono solamente comunicarne il percorso affinché la santa passeggiata possa agevolmente raggiungere il soglio pontificio. Nella marcia del 2012 abbiamo visto sfilare “medici fedeli al giuramento di Ippocrate”, militanti di Militia Christi, componenti dell’ordine dei Cavalieri di Malta, i più disparati ordini religiosi, le forze dell’ordine e fra i meno inquietanti, i boyscout. A protezione dell’allegra brigata c’erano i “Nuovi Crociati” stretti in saluto legionario, pronti a punire e castigare i peccatori con il patrocinio del Sindaco.

A questa allegra brigata facciamo presente che la legge 194 intera, l’istituzione dei consultori, l’educazione sessuale nelle scuole, la diffusione degli anticoncezionali, la libertà di scelta, sono conquiste ferme che il pensiero bigotto, il fondamentalismo religioso e la gretta ignoranza non possono e non devono intaccare. Questi signori dovrebbero piuttosto, una volta varcato il colonnato e risolti gli scandali interni, interrogarsi sull’enorme numero di donne che muoiono ammazzate fra le mura domestiche per mano del loro rispettabilissimo marito, fidanzato o ex compagno. Riteniamo che il femminicidio sia il prodotto di una società ciecamente religiosa, chiusa, repressa e non abituata a gestire le relazioni fra i generi in maniera paritaria. Alle Istituzioni laiche come il Comune di Roma facciamo presente che sono tenute a promuovere misure di sostegno per la libertà e l’ autonomia delle donne piuttosto che a patrocinare la marcia degli orrori e qualsiasi altra iniziativa di stampo religioso.

Siamo noi che lottiamo e pratichiamo la difesa della vita tutti i giorni quando pretendiamo diritti e welfare per tutt*, quando lottiamo per una scuola pubblica che sostenga l’educazione alle relazioni in un’ottica di genere e promuova un’affettività equilibrata e non violenta, quando ci battiamo perché i consultori non vengano chiusi e quando affermiamo che la famiglia è quella anagrafica – scelta e non subìta.

Chiediamo che questa marcia lesiva della democrazia e delle libertà di tutt* non debba attraversare la nostra città. Vogliamo che nessuna cittadina o cittadino di Roma subisca di nuovo questa violenza.

 

CORTEO CITTADINO DOMENICA 12 MAGGIO

CAMPO DE’ FIORI ORE 9.00

** NESSUNA MARCIA SUI NOSTRI CORPI **

Casa delle Donne Lucha y Siesta, Cinecittà, Roma.

 

Nessuna marcia sui nostri corpi

Il 12 maggio Roma ricorda l’assassinio di Giorgiana Masi.

 Giorgiana fu assassinata nel 1977 a 19 anni, dalle squadre speciali dell’allora ministro dell’Interno Francesco Kossiga durante il corteo che, sfidando il divieto a manifestare, celebrava il terzo anno dalla vittoria referendaria sul divorzio.

Quest’anno, nello stesso giorno, associazioni e realtà cattoliche, antiabortiste, di estrema destra e integraliste si incontreranno a Roma per la Marcia per la vita.

Non accettiamo che questo giorno di lotta venga trasformato nell’apologia di valori cattolici e revisionisti.

Non accettiamo la provocazione di chi usa i bambini e la retorica della famiglia per legittimare politiche, azioni e discorsi che attaccano le nostre libertà e le nostre vite.

Rifiutiamo l’ideologia familista, un modello che impone ruoli e genera sopraffazione e violenze.

Ogni giorno scegliamo le nostre relazioni e determiniamo le nostre vite.

La storia non si riscrive.

 

Giorgiana vive

APPUNTAMENTO DOMENICA A P.ZZA CAMPO DE’ FIORI ALLE ORE 9.00

antifascist* e antisessist*

APPELLO CONTRO LA MARCIA PER LA VITA PER LA LIBERTA’ DI SCELTA PER LA MEMORIA DI GIORGIANA MASI

Domenica 12 maggio varie associazioni e realtà cattoliche, antiabortiste, di estrema destra e integraliste si incontreranno a Roma per la Marcia per la Vita”.

Tra le adesioni spiccano quelle di organizzazioni non propriamente democratiche come Forza Nuova, Opus Dei, Militia Christi, Movimento per la Vita, Centro Culturale Lepanto, Legionari di Cristo, Scienza e Vita, Unione Cattolica Farmacisti Italiani, Unitalsi.

La “Marcia per la vita” è la dimostrazione che in questo Paese la retorica costruita intorno all’aborto è pericolosa, nonché lesiva dei diritti fondamentali delle donne.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Salute, nel mondo gli aborti clandestini sono la causa di morte di circa 68.000 donne l’anno. Le leggi proibitive in materia di I.V.G. non eliminano, in realtà, il fenomeno dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma alimentano soltanto il mercato degli aborti clandestini, con tutti i rischi che questi comportano per la salute e la vita delle donne interessate.

Essere a favore di una salute riproduttiva laica e pubblica significa essere a favore della vita e della libertà di scelta delle donne. I movimenti pro-life sono l’avamposto di ideologie misogine e a dimostrarcelo è la totale assenza, nei loro discorsi e nei loro proclami, dell’educazione sessuale, dell’utilizzo della contraccezione responsabile e a prezzi accessibili. Tutto questo si aggiunge alla difficoltà delle donne di vedere tutelati i propri diritti grazie alla presenza di obiettori di coscienza.

La Legge 194/78 infatti tra i suoi pregi annovera anche alcuni difetti. Soprattutto il vizio si colloca in quell’articolo 9 che non mette limiti al numero complessivo di obiettori presenti nella sanità pubblica, con il risultato odierno che il 91,3% dei ginecologi e delle ginecologhe in Italia fa obiezione (dati rilevati da Laiga e riportati nel Comunicato stampa a seguito della Conferenza del 14 giugno 2012).

Ci si trova quindi in certi casi con una vera e propria obiezione di struttura, perché di fatto in Italia molti ospedali, specialmente al Sud, sono interamente obiettanti o comunque non garantiscono l’applicazione della legge, con una presenza di non obiettori risibile e al limite dell’implosione della legge stessa, quando non è già completamente scoppiata, oltre a provocare un danno alla salute delle donne, creando un problema di salute pubblica gravissimo, con pazienti destinate ad attendere lungamente un I.V.G.

Le campagne antiabortiste sono violenza sul corpo delle donne!

L’attaccoche questi movimenti fanno alla nostra libertà di scelta passa attraverso la recrudescenza dei toni e delle argomentazioni.

Dare legittimità a questi movimenti significherebbe ribadire che l’Italia non è un Paese per donne.

Di fatto le parole chiave e i valori che vengono messi “in piazza” da questo tipo di manifestazione sono le stesse che uccidono le donne. L’esasperazione retorica con cui i pro-life inneggiano alla famiglia rischia di offuscare quello che i movimenti delle donne dicono da tempo. La famiglia può essere anche luogo di violenze fisiche e psicologiche, teatro di orribili scenari. Le notizie sui femminicidi di questi ultimi giorni spiegano da sole una triste realtà.

Per tutti questi motivi, che impediscono la libertà di scelta e autodeterminazione delle donne in materia di aborto, ci opponiamo fermamente alla “Marcia per la vita”.

Inoltre la data scelta appartiene alla Città di Roma e cara a molte generazioni: il 12 maggio 1977 venne uccisa Giorgiana Masi, 19 anni, durante un corteo che celebrava il terzo anno dalla vittoria nel referendum sul divorzio.

A maggior ragione rifiutiamo con forza che la memoria di Giorgiana venga infangata e calpestata con la presenza di un simile corteo.

Chiediamo che tutte le forze di sinistra, civili, laiche, democratiche di Roma e non solo aderiscano a questo appello, dando forza alla nostra opposizione e alla volontà di portare, domenica 12 maggio, un unico corteo per le strade di Roma: quello per Giorgiana Masi.

Invitiamo tutt* a partecipare e condividere.

Aderisci all’appello!!

ROMA E’ FERMA, IMMOBILE, NOI LA VOGLIAMO RIMETTERE IN MOVIMENTO!

Incontro /Confronto

 Tra CinecittàBeneComune, Ciclofficine Popolari, Salva I Ciclisti, Legambiente

e

 SANDRO MEDICI e ALFIO MARCHINI

Candidati a Sindaco di Roma

E

Presentazione del Libro

 “20 anni di Bike Revolution – Critical Mass Noi siamo il Traffico”

Edizioni Memori

Dalle ore 16.30 Biciclettata partenza dal Parco degli Acquedotti – zona giochi bimbi accanto alla chiesa – “Riprendiamoci le strade”

Roma è ferma, immobile, arretrata, non solo amministrativamente e politicamente, ma ferma nella sua vita di tutti i giorni.

Le automobili stanno strangolando la città, causano quasi 200 morti l’anno nelle nostre strade. In fila, parcheggiate, di corsa appena possono, i mezzi personali a motore oggi sono diventati una sciagura, dopo essere stati un aiuto all’inizio degli anni ’60. Una colpevole legittimazione della motorizzazione, la fascinazione che abbiamo subito ha portato Roma all’eccesso di 72 vetture ogni 100 abitanti: lo spazio è finito, e le strade sono intasate. Roma è ferma per ipertrofia.

 Partendo dalla presentazione del libro Critical Mass – 20 anni di Bike Revolution, che racconta una delle esperienze più significative di ribellione alla “immobilità” nelle città dell’Occidente cosiddetto civile, abbiamo deciso di un incontro pubblico che centri l’attenzione sulla mobilità romana, sui suoi guasti e su come ripararli: sentiamo la necessità di cambiare radicalmente il modo di intendere e praticare lo spostamento personale, di immaginare una mobilità per noi radicalmente nuova. L’unione tra spostamenti personali non motorizzati (a piedi e in bici) e il trasporto pubblico da noi è ancora un miraggio, in paesi civili realtà. Viviamo in una città in cui l’inefficienza e inadeguatezza del trasporto pubblico sono fortemente connessi a un’idea delle aziende pubbliche come ufficio di collocamento di parenti, politici trombati e amministratori super pagati quanto incapaci. Vogliamo riagganciare la modernità.  

La mobilità deve essere fortemente connessa con la progettazione urbanistica della città, sono anni che si pensa solo a nuove colate di cemento, case senza servizi, infrastrutture costose, inutili e mai concluse. Anche qui abbiamo bisogno di una radicale inversione di tendenza, una progettazione lungimirante, sganciata dalle logiche di profitto e speculazione che disegni una città per i cittadini e non per il mattone, abbiamo bisogno della riqualificazione e non della cementificazione!

Mentre in Campidoglio pensavano ai loro affari e a saccheggiare la città, dal basso si costruiva una densa rete di realtà associative, comitati e cittadini che attraverso la pratica della relazione e della determinazione impediva che venissero approvate in extremis ulteriori cementificazioni, che bloccava e contestava opere inutili e dannose, che costruiva nuovi modelli di sviluppo della città. È ora che queste realtà assumano un ruolo determinante nel ridisegno della nostra città, perché è in basso, guardando con attenzione alle reti dei cittadini, a cui è necessario consegnare un ruolo deliberante, che troviamo le risposte a una città strozzata dal cemento, dallo smog e dalla crisi.

Proprio a partire dalle nostre esperienze di cittadinanza attiva, consapevole e ribelle vogliamo incalzare su questi temi la “strana coppia” di candidati alle prossime elezioni per il Campidoglio, Sandro Medici e Alfio Marchini (sono stati invitati e saremmo felici di ospitare anche altri candidati a sindaco di Roma).

martedì 23 aprile 2013

ore 18.00

Casa delle Donne Lucha y Siesta

Via Lucio Sestio 10

 

Promuove Repubblica Romana VII Municipio (ex X e IX mun.)

http://www.repubblicaromanaviimun.altervista.org/

http://luchaysiesta.wordpress.com/

Contro l’inettitudine e la prepotenza delle Istituzioni – La Casa delle Donne Lucha y Siesta non si tocca!!

Roma, 10 Aprile 2013

Oggi due poliziotti in borghese si sono presentati alla Casa delle Donne Lucha y Siesta con fare intimidatorio e inquisitorio per fare quello che loro chiamano “normali controlli”, e cioè sapere quante persone vivono lì e perché .

Questa anomala indagine, in un posto attivo da 5 anni ben conosciuto da tutte le istituzioni locali, arriva nella giornata in cui il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto e il Prefetto minacciano sgomberi, arresti e il ripristino della legalità ad ogni costo contro le risposte trovate a un’emergenza abitativa sempre più pressante dall’autorganizzazione dei cittadini.

Ancora una volta preferiscono il testosterone alla testa e al cuore, ma l’inadeguatezza della carica che svolgono non ci sorprende perché l’abbiamo vista spesso negli ultimi anni: in una città che ha conosciuto solo campagne razziste sulla sicurezza continuano a crescere il numero di donne uccise, maltrattate e violentate (materia sulla quale abbiamo avuto un richiamo dell’Onu e della Commissione Europea).

Negli ultimi tre anni nei Centri Antiviolenza e nelle Case di Accoglienza si è creato il paradosso di liste di attesa, chi oggi è vittima di violenza domestica non può aspettare! In questi anni non solo non sono stati aperti nuovi centri ma sono anche stati definanziati quelli esistenti che continuano a rimanere aperti spesso solo grazie al lavoro volontario delle donne.

Lucha y Siesta in questo panorama è un esperimento innovativo, e possiamo dire anche riuscito: non è una casa di accoglienza né un centro antiviolenza, sebbene il suo sportello di accoglienza faccia parte del circuito municipale antiviolenza; è un progetto di semi-autonomia nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne, un luogo che in poco tempo è divenuto un punto di riferimento nel panorama cittadino, che lavora in sinergia con servizi sociali, centri antiviolenza, sportelli per il disagio sociale, con realtà e associazioni delle donne, in un ottica di autonomia e non di assistenza.

Qui sta tutta l’inettitudine di questa amministrazione che non si accontenta di non riconoscere e valorizzare un lavoro prezioso come questo (che per altro non gli costa un centesimo vista la crisi e la maledizione della spending review), ma continua ad osteggiarlo. E questo avviene non soltanto perché i profitti vincono sul benessere di cittadine e cittadini ma anche perché un esempio di autogestione ed autonomia come la casa delle donne Lucha y Siesta spaventa perché dimostra che il loro modello di governo fa acqua da tutte le parti, mentre l’autogoverno è l’unica alternativa funzionante in questa città.

In questi 5 anni di attività la casa delle donne di Cinecittà ha offerto accoglienza, orientamento, percorsi di autonomia, di reddito e formazione a centinaia di donne; ha costruito laboratori di lavoro e formazione, ha creato uno spazio sociale e culturale di cui usufruiscono tutte/i le/i cittadine del quartiere.

Questa è Lucha y Siesta: un patrimonio insostituibile per la città, un modello che andrebbe replicato in tutti i municipi, non un problema di ordine pubblico da gestire con polizia, sgomberi e minacce.

Per questo diciamo a Prefetto, Sindaco e Governatore che non si azzardino a toccarci, la loro prepotenza armata non ci fa paura, le cittadine e i cittadini sanno bene da che parte stare!!

Casa delle Donne Lucha y Siesta

via lucio sestio 10

 

Mercato Ecocycle LyS

“in questo momento in cui gli spazi sociali sono in difficoltà per una assenza di politica da parte delle istituzioni che sanno solo far vedere i muscoli ma senza mai usare la testa, invitiamo tutte e tutti a sostenere tutti gli spazi sociali-culturali-abitativi e sportivi che a Roma hanno  ascoltato le esigenze dei cittadin* e hanno costruito esperienze di democrazia, partecipazione e protagonismo della cittadinanza”

La Casa delle donne Lucha y Siesta vi invita a 

Mercato Ecocycle LyS

mercatino-stampa

da questo mese ci arricchiamo di una collaborazione preziosa

in una ottica di rete municipale e valorizzazione delle esperienze territoriali

Mercatino dell’artigianato Lucha y Siesta & Mercatino contadino Semi Urbani

 sabato 13 aprile dalle 10 alle 19 

nel giardino della casa delle donne “LUCHA Y SIESTA”

artigianato artistico

riuso creativo (riciclo)

mercatino contadino a km 0 a cura di “semi urbani”

scambi e baratti a cura di DROPIS

animazione per bambini

laboratori del riuso a cura di LYS ECOCYCLE made in cinecitta

sfizi culinari a cura delle donne della casa “LUCHA Y SIESTA”

musica danza e socialità

biblioteca e aula studio Biblys in arrivo!

vi aspettiamo

https://www.facebook.com/events/437486406329912/

http://www.facebook.com/semi.urbani

http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/pages/LYS-ecoricycle-made-in-cinecittà/232662403457361

www.dropis.com